Viola, con il cuore si può tuttoPareggio solido, punto meritato, capriola in avanti verso il recupero di fiducia, l’ingrediente che finora più è mancato insieme al gioco, che però non è un ingrediente ma una conseguenza. Il terzo risultato utile consecutivo arriva sul campo della squadra più lanciata del campionato (tre pere pochi giorni fa alla Juventus) e il modo in cui la Fiorentina fa sparire Cavani e Lavezzi è la conseguenza di una partita attenta e spregiudicata in tutti i settori, con particolarissima attenzione al controllo delle fasce.
L’atteggiamento autorevole della Fiorentina è la notizia migliore e supera addirittura quella del pareggio a casa della seconda in classifica, il lanciatissimo Napoli di Mazzarri che a un certo punto si toglie la giacca e resta in camicia — Mazzarri e non il Napoli — per dare il segnale in codice ai suoi: è l’ora di spingere. Ma la Fiorentina non molla, anzi, sbanda un po’ ma si riprende e torna solida fino al 93’. E dopo il buon primo tempo resta in partita — grande prova della difesa, soprattutto di Kroldrup — e a centrocampo sfrutta il buonsenso di D’Agostino, finalmente nel ruolo più congeniale di regista arretrato. Bisogna a questo punto parlare anche del modulo: il 4-3-3 è una scelta che porta ordine, distanze più sicure, evita dispersioni, fa sentire la squadra compatta. D’Agostino arretrato è come già detto una buona soluzione, forse la migliore per un giocatore che ha esperienza ma spunto ancora ridotto laddove le gambe devono avere frequenze e continuità maggiori.
Anche nel primo tempo il Napoli resta frenato e non innesca i suoi acceleratori fra le linee, la Fiorentina invece è tosta e vince la partita del possesso palla. Lavezzi e Sosa si vedono poco, D’Agostino chiude bene, Montolivo e Donadel fanno le mezz’ali e si applicano anche in chiusura. In realtà c’è da chiudere il giusto e anche il Napoli — quando capisce che è dura trovare spazi — resta più coperto, limita le dimostrazioni di potenza. Perché la Fiorentina riparte sempre, non sarà micidiale in avanti ma ha sostanza e continuità. Soprattutto ha coraggio, un bel passo in avanti rispetto al passato. Spinge De Silvestri a destra, Pasqual è sicuro sull’altra fascia e offre fra l’altro un grande assist a Santana (30’), occasione sprecata per assenza di deviazione dell’argentino a un metro dal portiere. Nel conto dei rimpianti c’è anche un destro che Ljajic scocca con la mira sbilenca dal limite dell’area. Pochi pericoli per Boruc, se si esclude una deviazione nell’area piccola di Cannavaro. Il primo tempo viola lascia una buona impressione, la squadra è più solida e il passo in avanti si trasferisce anche nelle giocate individuali.
Ripresa più sofferta all’inizio, ma il Napoli resta sempre abbastanza lontano da Boruc. Spalletti aveva paragonato il Napoli al Barcellona, ma ieri avrà dovuto ridimensionare il concetto. Più tosta la Fiorentina, pochi spiragli per gli incursori. Fuori gioco anche la fantasia arretrata di Gargano, bloccato da Montolivo. Entra Yebda per Sosa, il tentativo è quello di trovare nuove idee fra le linee, ma non si passa. Montolivo corre tanto e si capisce che non ce la fa (dentro Marchionni), poi esce Gilardino per Babacar. L’occasione più netta capita a Donadel, bel destro fuori di poco. Alla fine Mihajlovic si rammarica soprattutto per il passaggio sbagliato di Bolatti a Babacar: «Avrei voluto vedere come sarebbe andata a finire…». Ma bisogna sapersi accontentare, non solo perché il passaggio era di Bolatti.
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