Da Bologna: ''Caro Sinisa, resterai un rimpianto''Bologna-Fiorentina ha un revival in serbo. Sinisa Mihajlovic torna domani al Dall´Ara per la seconda volta da avversario: a maggio passò di qui col Catania, ma solo per brindare alla salvezza matematica insieme ai padroni di casa, in una partita buona per gli almanacchi e terminata col solito pari di fine stagione. Stavolta sarà una sfida vera: è un derby, è uno scontro diretto in classifica, è soprattutto la prima gara della presidenza Zanetti.
Mihajlovic a Bologna è un portone malchiuso. Fu il primo allenatore scelto dalla famiglia Menarini, doveva aprire un ciclo, inaugurò solo la processione di precari della panca. Arrivò a inizio novembre 2008, salutò a Pasqua, lasciando il timone a Papadopulo e la convinzione che lui avrebbe fatto strada comunque, altrove. «Credo che Sinisa sia il più grande rimpianto di quella stagione», racconta oggi Pier Giovanni Ricci, direttore gestionale, all´epoca dg e poi team manager del Bologna, passato dalla scrivania al campo proprio col tecnico serbo, di cui diventò subito amico. «La sua candidatura era sul tavolo da giorni - ricorda oggi Ricci -, sembrava una provocazione, divenne presto quella principale. Dall´esterno qualcuno fece facili ironie e ricordò i pericoli di scommettere su un esordiente, che aveva fatto solo il vice di Mancini all´Inter. Non aveva un curriculum lungo, vero, ma nel cda ognuno prese proprie informazioni: risultò che Mihajlovic non era un ‘secondo´ tradizionale ed anzi era già pronto per una panchina di A. La scelta fu sull´uomo più che sull´allenatore: aveva il profilo caratteriale che serviva per gestire il gruppo e dare la scossa. Con lui pensavamo di progettare il futuro, poi non tutto funzionò, ma non avevamo visto male: presto allenerà una grande d´Europa».
Il primo a incontrare Sinisa fu proprio Ricci. Il Bologna aveva perso con la Juve e si avvicinava alla trasferta di Cagliari (poi fatale ad Arrigoni), il club già preparava il ribaltone. Il dg pranzò col serbo a Roma, nei pressi della stazione Termini: «Gli chiesi se conosceva la nostra situazione e se era disponibile ad accettare l´incarico. Mi rispose: sono pronto. Mi colpì la sua caparbietà, sapeva già tutto, era determinato ad avviare la carriera. Capii che era l´uomo che cercavamo. La scelta definitiva fu della proprietà, ma rivendico con orgoglio di aver avuto un ruolo determinante».
Amante del bollito e del buon vino, a cena una volta alla settimana alla Braseria con lo staff, Sinisa fu subito raggiunto in città dalla famiglia, prendendo casa fuori porta Santo Stefano. «Mi hanno colpito due cose di lui - prosegue Ricci -: la preparazione della fase difensiva e l´attenzione alla tecnica nel colpire la palla. Avere Mihajlovic che ti insegna le punizioni è un vantaggio non da poco. Forse sta diventando tatticamente più saggio, a Bologna giocava sempre all´attacco, anche contro le grandi, faceva proclami che poi rispettava sempre». E a proposito di punizioni: «Una volta, che errore, feci una scommessa contro di lui in allenamento: doveva fare almeno sei gol su dieci. Ne infilò nove di fila, sbagliò la decima perché, disse, non voleva umiliarmi». E il Sinisa furioso? «Nello spogliatoio era pacato e distaccato, voleva il rispetto dei ruoli, i giocatori gli davano il ‘lei´, l´ho visto di rado uscire dai gangheri. Come quella volta col Toro, all´intervallo: perdevamo in casa, la lavagnetta cominciò a volare da una parete all´altra. Al rientro vincemmo 5-2». Toccò proprio a Ricci esonerare Mihajlovic, sostituito da Papadopulo: «La scelta fu presa la sera di Pasquetta, il giorno dopo chiamai Sinisa mentre tornava in auto a Bologna. Non fece una piega». Il serbo nutre da allora due convinzioni: che avrebbe salvato comunque il Bologna e che l´esonero fu consigliato al Geometra da Moggi.
Il presente, però, si chiama Malesani: «Bravissimo con i giovani - dice Ricci -, ha saputo fare 21 punti sul campo tra mille difficoltà. Oggi è l´uomo giusto per noi».
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