Author Topic: Mihajlovic: «Sarà il nostro anno, Firenze merita tanto»  (Read 297 times)

Offline Chiesa

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Un buffet organizzato nel la sala stampa del Franchi, quella con la coreografia della Curva Fiesole vestita come Firenze di notte. «Perché il 2011 sarà nostro» , spiega Mihajlovic. Pasticcini e tre bottiglie di Dom Pérignon, lo champagne preferito del l'agente segreto James Bond. Sinisa, il tecnico e pure l'uomo, ha voluto salutare così il 2010. Di fronte ai giornalisti fiorentini, a quelli che ha desiderato ringraziare per «la correttezza dimostrata» nonostante le tante difficoltà incontrate, Mihajlovic ha brindato al nuovo anno: «Che peggiore del 2010, di sicuro, non potrà essere».

RECUPERI - «Recupereremo tutti fin da subito- ha detto -eccezion fatta ovviamente per Jovetic e Frey. E vedrete che riusciremo a risalire la china. Ho voglia, oltre che il desiderio, di restituire a Firenze quello che Firenze merita: stare lassù, sempre più su». Sguardo sincero, sguardo di uomo che prima di tutto non vuole tradire la fiducia di chi in lui ha avuto fin da subito fiducia. Mihajlovic,quello che ci ha sempre messo la faccia, quello che prima di tutti si è trasformato in un parafulmine per la sua squadra, ci crede.

FINALMENTE LA FINE - Sa che il tunnel è finito, che la luce, la stessa che ancora una volta dopo i due ko consecutivi tra coppa e campionato, sembrava essersi nuovamente spenta, è già stata riaccesa. Per questo, prima di partire per una toccata e fuga veloce in quel di Cortina per brindare con la famiglia al nuovo anno, il tecnico serbo ha fatto allestire un tavolo con pasticceria finissima e calici.

RICORDI VIVI - Lui, di questi sei mesi trascorsi a Firenze non ha dimenticato niente. Né l'amarezza per la prima contestazione alla squadra, nonostante la tifoseria si fosse schierata apertamente in difesa del tecnico, contro la Lazio - il 18 settembre scorso - né la gioia della prima vittoria, alla quinta giornata di campionato, contro il Parma (gol di Ljajic, il ragazzino tutto capelli e cioccolato, come lo dipinse lo stesso Sinisa, e De Silvestri). Mihajlovic delle 19 panchine messe insieme fino ad oggi, tra campionato e coppa Italia, non ha scordato niente.

GUERRA CHE INSEGNA - A non dimenticare nulla glielo ha insegnato la vita. Come quando, nell'aprile del 1999 andò fino a Palazzo Chigi per parlare con il sottosegretario Minniti e raccontare della sofferenza e della paura per la guerra nei Balcani e chiedere l'aiuto dell'Italia per porre fine al conflitto. Fece tutto da solo, senza coinvolgere nessuno. Mihajlovic, del resto, le situazioni le ha sempre affrontate di petto. Fin da bambino, quando papà Bogdan e mamma Victoria gli hanno insegnato ad apprezzare la vita.

DETERMINAZIONE - Questa determinazione la sta insegnando ai suoi ragazzi, oltre che ai suoi figli. «Devo trasmettere il mio carattere alla squadradisse nel post partita di Lecce, al suo primo ko sulla panchina viola -anche a costo di prendere tutti a calci nel sedere (ma è solo un eufemismo, ndr)». Lo ha fatto, salvo poi imparare che forse qualcuno non era pronto e aveva bisogno di qualche coccola in più. Si è assunto le proprie responsabilità, a volte anche andando oltre, catalizzando tutte le attenzioni su di sé, proprio per sollevare la squadra dalle critiche e dal peso delle situazioni.

INFORTUNI E SFORTUNA - Gli infortuni, però, hanno sempre finito per giocargli bruttissimi scherzi. Ha fatto del l'ironia la sua arma migliore -«se si fa male qualcun altro, li porto tutti a Medjugorje e li faccio benedire. Ho già parlato con il presidente, prendiamo l'aereo e andiamo. Là conosco un po' di persone. Vediamo se va meglio, ogni settimana perdiamo qualche pezzo»- ma adesso non si accontenta più. Lui, che con il Catania è entrato di diritto nella storia, con un campionato straordinario, adesso vuole ricominciare a vincere.

ASSALTO AL 2011 - Il 2011, l'anno a cui ha brindato nella sala stampa del Franchi, di fronte ad una città intera, vuo le farlo suo. O meglio, vuole restituirlo a Firenze. Tra vittorie e nuovi sogni da cullare. Perché Mihajlovic all'Europa non ha mai smesso di pensare. Lui, l'uomo che ha sfidato la guerra, che ha imparato ad avere paura quanto a vincerla la paura, ora vuole rovesciare tutto: prospettive e pronostici. Non per sé, ma per Firenze, la città che del suo condottiero si è subito fidata. Questione di feeling, o se preferite di sintonia.

http://www.violanews.com/news.asp?idnew=69985
- AMORE MIO - LA LUCE DEL MATTINO

 

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