Mihajlovic al Corriere Fiorentino: l'intervista integrale
La prima volta il 10 luglio scorso, eravamo a Porto Cervo. Sinisa Mihajlovic aprì la porta della sua «Villa Serbia» in calzoncini e a torso nudo, vestito solo delle sue certezze, della sua grinta, del suo entusiasmo. Cinque mesi dopo, venerdì 17 dicembre, Sinisa ci apre la porta del suo ufficio nella pancia del Franchi, sempre in calzoncini, con una maglietta a maniche corte e un cappellino in testa. Ma sempre coperto, nonostante rovesci, infortuni e sconfitte, di certezze, grinta ed entusiasmo. Solo che fuori c’è il sole ma la neve e la temperatura rispetto a luglio è scesa di 30 gradi. «Sinisa ma che ci fa in calzoncini, è pazzo?» . «Perché che c’è?» . «C’è che fa freddo boia, nevica!» . «Embé? Al paese la neve la mangiamo a colazione...» . Ah, ecco... L’uomo è così, prendere o lasciare. Ha il foco dentro anche se fuori gela e il dubbio resta bandito dai suoi occhi: dategli undici carneadi e lui comunque vi dirà che vuole arrivare in zona Champions, che la gioca faccia a faccia, che saranno cazzi loro...» . Mentalità vincente certo, ma rischiosa. L’effetto boomerang è sempre dietro l’angolo. Quest’anno le parole da guerriero sono «tornate indietro» almeno otto volte, il numero sconfitte tra campionato e coppa. Certo di giustificazioni ne ha avute tante. E per la prima volta le snocciola pure lui, tornando un centrale di difesa: Non ho mai avuto la squadra al completo, infortuni in continuazione e episodi negativi» . Poi quasi si pente: «Mi raccomando però, non cerco alibi, non presentarmi come uno che accampa scuse. Mi prendo le mie responsabilità. scappo» .
Difende Sinisa il suo gruppo o meglio la sua squadra, quella ha in testa e che non ha ancora mai messo in campo: «Se verranno nuovi acquisti li accetterò, ma se rimaniamo così non è un dramma, prima di dire cosa non va e di essere giudicato, criticato o crocefisso, vorrei far vedere la squadra che ho in testa. E che secondo me vale l’alta classifica. Da gennaio dovrei riuscirci» . Poi accarezza Firenze «la città dove mi sono trovato meglio finora» per una volta abbassa metaforicamente la testa: «Sono in debito, verso la città, società, i tifosi, tutti...» , prima di rigonfiare subito il petto, perché l’orgoglio è come il coraggio manzoniano, non c’è l’ha non se lo può dare, ma invece ne possiede in quantità industriale non riesce a trattenerlo. «Ma io i debiti li ho sempre pagati e alla fine ho sempre raggiunto gli obiettivi. Lo farò anche qui a Firenze» .
E in quasi due di parole, pugni chiusi e sorrisi, prova a spiegarci come. Sinisa si aspettava così tanti problemi? «No, siceramente no. Ma tutte le difficoltà sono nate dal fatto che dal 13 luglio ad oggi non ho mai allenato la squadra al completo. Ho dovuto cambiare formazione ogni volta (27 giocatori utilizzati in sedici gare, ndr). E con infortuni siamo andati di male in peggio» .
Ci sono annate che nascono male e... «Il problema è che era finita male quella passata. Tutte le squadre che avevano finito bene, hanno ricominciato col passo giusto. Non ho mai potuto schierare tre attaccanti insieme. Jovetic è rotto subito, Gila e Mutu hanno giocato in coppia una partita. Montolivo a mezzo servizio si è dovuto operare, D’Agostino si è fatto male subito ed è rientrato quando è uscito Riccardo. E Vargas non ha fatto quasi nulla rispetto alle aspettative. Contali, sono sei giocatori titolari. Toglili all’Inter e hai visto che è successo. Idem la Roma. Al Milan invece basta che gli togli il solo e ne riparliamo. E Lazio e Napoli pure meritano di essere lassù, non hanno avuto un infortunio, Lavezzi a parte. Il gioco è importante ma lo fai i giocatori. Quando mancano non semplice. I ragazzi giovanissimi che hanno giocato sono stati bravi, ma l’assenza dei titolari si è sentita. Ecco perché sia io che i giocatori abbiamo fatto massimo. Ma sono convinto che dal gennaio, anche senza Jovetic e Frey, abbiamo ancora la possibilità di risalire. acquisti li accetterò, ma se rimaniamo così non è un dramma, prima di dire cosa non va e di essere giudicato, criticato o crocefisso, vorrei far vedere la squadra che ho in testa. E che secondo me vale l’alta classifica. Da gennaio dovrei riuscirci» . Poi accarezza Firenze «la città dove mi sono trovato meglio finora» per una volta abbassa metaforicamente la testa: «Sono in debito, verso la città, società, i tifosi, tutti...» , prima di rigonfiare subito il petto, perché l’orgoglio è come il coraggio manzoniano, non c’è l’ha non se lo può dare, ma invece ne possiede in quantità industriale non riesce a trattenerlo. «Ma io i debiti li ho sempre pagati e alla fine ho sempre raggiunto gli obiettivi. Lo farò anche qui a Firenze» .
E in quasi due di parole, pugni chiusi e sorrisi, prova a spiegarci come. Sinisa si aspettava così tanti problemi? «No, siceramente no. Ma tutte le difficoltà sono nate dal fatto che dal 13 luglio ad oggi non ho mai allenato la squadra al completo. Ho dovuto cambiare formazione ogni volta (27 giocatori utilizzati in sedici gare, ndr). E con infortuni siamo andati di male in peggio» .
Ci sono annate che nascono male e... «Il problema è che era finita male quella passata. Tutte le squadre che avevano finito bene, hanno ricominciato col passo giusto. Non ho mai potuto schierare tre attaccanti insieme. Jovetic è rotto subito, Gila e Mutu hanno giocato in coppia una partita. Montolivo a mezzo servizio si è dovuto operare, D’Agostino si è fatto male subito ed è rientrato quando è uscito Riccardo. E Vargas non ha fatto quasi nulla rispetto alle aspettative. Contali, sono sei giocatori titolari. Toglili all’Inter e hai visto che è successo. Idem la Roma. Al Milan invece basta che gli togli il solo e ne riparliamo. E Lazio e Napoli pure meritano di essere lassù, non hanno avuto un infortunio, Lavezzi a parte. Il gioco è importante ma lo fai i giocatori. Quando mancano non semplice. I ragazzi giovanissimi che hanno giocato sono stati bravi, ma l’assenza dei titolari si è sentita. Ecco perché sia io che i giocatori abbiamo fatto massimo. Ma sono convinto che dal gennaio, anche senza Jovetic e Frey, abbiamo ancora la possibilità di risalire. Siamo a 4-5 punti dalla zona retrocessione ma anche dall’Europa. La classifica per fortuna è corta. Basta fare 3-4 vittorie di fila e...» .
È una parola, vista la vostra annata. «Lo so i numeri sono negativi. Ma delle prestazioni ci hanno condannato gli episodi: il gol fantasma col Napoli, il gol annullato a Lecce. Bastavano 3-4 punti in più ed eravamo insieme all’Inter, nonostante le difficoltà ho già detto. Ecco perché resto fiducioso e non vedo l’ora di ricominciare. Detto questo, non voglio accampare scuse, mi prendo le responsabilità. Se un colpevole, sono io» .
Questo lo ripete spesso. Ma ci dice qualcosa che pensa davvero aver sbagliato? «Se guardo al campionato, dico che abbiamo sempre perso di misura (anche quelle vinte però... ndr), tutte partite equilibrate: col Palermo abbiamo perso 2-1 fallendo un rigore, a Roma 2 con uno svarione incredibile di Boruc...» . Ma fuori casa non ne avete vinta una. «Ma in certe gare meritavamo di» .
Eppure l’abbiamo sentita spesso ammettere: abbiamo giocato male... «Tre volte di sicuro: a Lecce, a Udine a Roma» . Nel post partita è tra i più bravi onesti nell’analisi della partita. nelle conferenze pre-partita si lascia andare a qualche ottimismo di troppo. Insomma, sbruffoneggia... «Io ho questa mentalità. Parto sempre per vincere e cerco di trasmetterlo anche attraverso i giornali miei giocatori. Conosco i rischi, posso passare per fanfarone, ma non importa. Non riesco neanche a pensare di poter perdere in partenza una partita» .
Beh se si presenta coi cerotti... «Neanche. A Parma avevamo sei ragazzi e loro erano al completo, ma io pensavo di vincere. E lo meritavamo pure. Anche quando dico che dipende solo da noi, non è per snobbare gli avversari: se siamo capaci di fermarli, loro non segnano. Prima delle partite voglio dare fiducia, poi in campo si possono trovare difficoltà e spesso non va come vorrei. Ma resto ottimista, non mi abbatto, credo nel lavoro, lo faccio col massimo impegno. I ragazzi si sono sempre allenati bene, non c’è squadra ci ha davvero messo in difficoltà tatticamente o ci ha surclassato. A volte però abbiamo creduto poco nelle nostre possibilità. Ecco, se devo trovarmi colpa, è questa: non sempre sono riuscito a dare la giusta carica» .
Ma la carica e la grinta sono qualità innate o si possono trasmettere? Ha ereditato una Fiorentina elegante, prandelliana, non da battaglia. «Ma Cesare i suoi lottatori e leader ottenere risultati li ha avuti: Melo, Ujfalusi, Liverani, Jorgensen, Dainelli. la squadra ha molti bravi ragazzi, qualità diverse. Se fossi stato ancora giocatore, magari avrei attaccato qualche compagno al muro, ma da allenatore posso arrivare fino a un certo punto, perché nello spogliatoio la squadra deve trovare da sola i suoi equilibri in questo gruppo, che ha un suo Dna, giocatori non si scontrano tra loro. Io provando a cambiare mentalità a infondere il mio spirito, ma ci vuole tempo» .
A giugno ha accettato la squadra così com’era senza chiedere nulla. Oggi che la conosce, interverrà sul mercato di gennaio per segnalare nomi o caratteristiche chi le serve? «È difficile. Perché la squadra non è vero che la conosco bene. Conosco individualmente i miei giocatori, ma la squadra al completo all’opera non l’ho vista mai. E vorrei vederla prima di modificarla. E comunque la mia linea non cambia: alleno quelli che la società mi mette a disposizione e sono contento della rosa che ho. Quando è sana...» .
Gli interpreti sono importanti certo, ma il gioco che ha in testa non s’è mai visto. «Al completo, lo vedrete. E comunque in Italia non c’è una squadra che gioca bene. Tutti pensano quasi solo a non perdere. Pochi rischiano. Noi, lo giuro, lo faremo» .
Il suo rapporto con la squadra? «Ottimo, mi ascoltano, mi seguono. e ricevo rispetto» . Con la società? «Difficile pretendere di più dal club. lasciano lavorare tranquillo. Non hanno cercato il capro espiatorio. Sono stati bravissimi» .
Con città e tifosi? «Si sono comportati in maniera straordinaria. Ho raccolto un’eredità pesante, quella di Prandelli, ma ho subito ricevuto stima e appoggio. Io mi sento debito con tutti: società, giocatori, città, tifosi. Ma non sono uno che lascia debiti in giro e alla fine pareggerò conti» .
La brusca fine del rapporto tra Della Valle e Prandelli può averla favorita? E’ il suo sostituto, una loro scommessa da difendere a tutti i costi... «Ogni società deve difendere finché possibile il suo tecnico. Se poi le cose non vanno, è giusto separarsi. Non entro nel discorso che riguarda Prandelli. io ho la coscienza pulita, non ho nascosto nulla, quello che faccio lo vedono tutti...» .
La città pare disamorata, il Franchi è sempre mezzo vuoto. «Se avessimo fatto meglio avremmo avuto più pubblico, ma a influenzare il calo degli spettatori c’è anche la crisi economica, la tessera del tifoso, l’offerta televisiva. Proveremo con le prestazioni a riportare la gente al Franchi, ma stadi pieni come 7-8 anni fa non torneranno più finché non faremo nuovi impianti. Comunque sono soddisfatto tifosi, sono sempre stati vicini contestandoci solo quando era giusto» . Forse pure poco... C’è quasi un’aria di rassegnazione. Magari anche una protesta, se civile, può spronare la squadra. «A me piacciano le piazze calde e detesto quelle abuliche.
Firenze non fa Il suo rapporto con la squadra? «Ottimo, mi ascoltano, mi seguono. e ricevo rispetto» .
Con la società? «Difficile pretendere di più dal club. lasciano lavorare tranquillo. Non hanno cercato il capro espiatorio. Sono stati bravissimi» .
Con città e tifosi? «Si sono comportati in maniera straordinaria. Ho raccolto un’eredità pesante, quella di Prandelli, ma ho subito ricevuto stima e appoggio. Io mi sento debito con tutti: società, giocatori, città, tifosi. Ma non sono uno che lascia debiti in giro e alla fine pareggerò conti» .
La brusca fine del rapporto tra Della Valle e Prandelli può averla favorita? E’ il suo sostituto, una loro scommessa da difendere a tutti i costi... «Ogni società deve difendere finché possibile il suo tecnico. Se poi le cose non vanno, è giusto separarsi. Non entro nel discorso che riguarda Prandelli. io ho la coscienza pulita, non ho nascosto nulla, quello che faccio lo vedono tutti...» . La città pare disamorata, il Franchi è sempre mezzo vuoto. «Se avessimo fatto meglio avremmo avuto più pubblico, ma a influenzare il calo degli spettatori c’è anche la crisi economica, la tessera del tifoso, l’offerta televisiva. Proveremo con le prestazioni a riportare la gente al Franchi, ma stadi pieni come 7-8 anni fa non torneranno più finché non faremo nuovi impianti. Comunque sono soddisfatto tifosi, sono sempre stati vicini contestandoci solo quando era giusto» . Forse pure poco... C’è quasi un’aria di rassegnazione. Magari anche una protesta, se civile, può spronare la squadra. «A me piacciano le piazze calde e detesto quelle abuliche. Firenze non fa parte delle seconde. La battaglia nel bene e nel male mi stimola. Però per del nostro gruppo forse è meglio lasciarlo tranquillo» .
Insisto sul mercato: davvero non si aspetta nulla? «Se dobbiamo comprare tanto farlo, meglio lasciar perdere. Il mercato di gennaio storicamente non ha mai cambiato la storia di una squadra o di un campionato» . Si fanno spesso nomi in «ic»
Non pensa che la serbizzazione della Fiorentina a lungo andare possa stancare i tifosi? «Io non ero qui quando i giocatori slavi sono stati presi. Sono l’ultimo del gruppo. Non li ho presi io. L’Inter era piena di argentini, a Catania ne avevo addirittura 10. La nazionalità non conta, a me basta siano bravi» . A proposito di serbi, il punto Ljajic... «E’ giovane, normale sia discontinuo, ma deve dare di più. Non parla ancora l’italiano e questo lo penalizza» . Un po’ ci marcia, dai, un po’ lo parlerà dopo un anno... «Mica tanto. Avendo tanti compagni serbi è chiaro che con loro non si sforza. Io quando venni in Italia ero solo e ho imparato la lingua in tre mesi. Io ci provo a parlarci in italiano ma vedo che non capisce un cazzo e allora sono costretto anch’io a parlarci in serbo... Per Natale gli regalerò un vocabolario» .
E a Mutu cosa regalerebbe? «Niente, è lui che deve fare un regalo a noi... Gol, prestazioni, giocate che sono nel suo repertoprio. Proprio come Vargas. Finora è il giocatore che più mi ha deluso. Ai suoi livelli non l’ho ancora mai visto» .
E cosa invece l’ha soddisfatta? «La difesa, guidata da un ottimo Gamberini» . Torniamo ai regali: cosa ai Della Valle? «Una classifica migliore. Se la meritano» . E a Corvino? «Lo stesso, più qualcosa da mangiare...» .
Ai fiorentini? «La squadra che ho in testa» . E alla sua Serbia? «Più lavoro e un posto nella Unione Europea.» Dopo la guerriglia in Italia-Serbia, preferì non commentare. Sono passati mesi. Lo fa ora? «Quello che avrei detto non sarebbe stato costruttivo e non sarebbe piaciuto. Non c’è stato nulla da salvare quella sera. Ma quando accadono cose simili le responsabilità sono di chi commette reati e di non li ferma prima e li fa arrivare. Ma sono cose più grandi di me. tengo le mie idee ma non voglio scatenare polemiche» .
La prima a luglio, la seconda a dicembre. Appuntamento per la terza intervista a giugno. Dove saremo in classifica quel giorno? «In alto dove ti ho detto» .
In Europa League? «Come minimo...» . Ma che fa ricomincia? Non penserà ancora alla Champions? «Sì ci penso... Sono fatto così» .