Una cosa è certa, a Firenze si respira qualcosa che se non è crisi sicuramente le somiglia molto. Martedì notte in una Parma gelata, dopo la doppietta di Crespo, i trecento tifosi viola che appartengono al gruppo del No alla tessera, gli ultrà giovani e vecchi che indiscutibilmente meglio rappresentano gli ultimi indiani di una tifoseria progressivamente consumata da restrizioni politiche e da delusioni calcistiche, sono esplosi in una contestazione civile ma velenosa. Se in partenza gli slogan si sono accaniti contro la squadra («andate a lavorare» eccetera) progressivamente (considerati che i destinatari delle accuse erano in gran parte ragazzi appena sbocciati o giocatori periferici come Avramov o vecchi viola con con tratto scaduto) si sono indirizzati verso i Della Valle, i loro funzionari e lo stesso Corvino. Quasi all’alba, poi, davanti al Franchi fiorentino è stato attaccato pure uno striscione che recita: «25 milioni Colosseo, Firenze dov’è».
Oggi Diego e Andrea Della Valle dovrebbero arrivare per partecipare alla festa del settore giovanile viola. Tempismo perfetto per vedere quello che sta accadendo in città dopo un 2010 che recita: 47 partite e 22 sconfitte. Una debacle.
Vedere e cercare di capire quello che sta accadendo. Perché niente di drammatico è successo, questo è vero, in questi ultimi cinque anni la squadra viola ha fatto cose importanti, ma è altresì indiscutibile che in questo 2010 qualcosa si è rotto. Certo, c’è stata la difficoltà endemica della politica nel dare risposte rapide e certe, forse è oramai inutile andare a cercar di capire nella rottura fra Diego Della Valle e Prandelli quali siano i diversi pesi di responsabilità, così come è endemico che dopo anni fortunati ne possa arrivare uno nel quale piove spesso. Vero che mai si era assistito, almeno a Firenze, a una grandinata così fitta di eventi sfortunati, però non si può risolvere tutto rivolgendosi alla casualità avversa.
I Della Valle questo devono cercare di capire sapendo benissimo che non si tratta di un processo ma solo di quel la verifica che lo stesso Diego aveva annunciato per le feste natalizie. Perché la stagione ha preso una strada storta ma non è compromessa. Perché bisogna comunque ave re rispetto per se stessi e per la gente. Perché c’è, se vogliono, il tempo per dare il via a un nuovo progetto. Però il primo passo è capire quello è successo per anticipare gli eventi. Poi proprio nelle prossime ore si apre il mercato di riparazione invernale, ci vuole un guizzo per dare una ma no a Corvino e a Mihajlovic.
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