Mutu è a Firenze da cinque anni e ancora non si è capito se è un genio incompleto, oppure è un genio perché è incompleto. Continua a sfuggire il confine fra la sua forza in campo e la debolezza fuori. Benedetto di giorno, maledetto di notte: ci sono sistemi peggiori per costruire un mito, ma chi conosce Adrian sa che il calcolo non fa parte del personaggio. Dopo nove mesi di squalifica per uso “inconsapevole” di sibutramina — quasi peggio che averla presa di proposito — il nome di Mutu è tornato nel cuore dei tifosi come prima. A quasi trentadue anni il Fenomeno resta il giocatore più forte della Fiorentina. Lo dicono i numeri, lo pensa la gente. E in questa intervista esclusiva a «La Nazione» c’è il racconto della realtà. Almeno di quella vista con gli occhi di Mutu.Cinque anni, sessantasei gol viola, un imprecisato numero di casini. Genio in campo, immaturo fuori. Si riconosce?«Beh, certe volte anche genio fuori».
Complimenti per la modestia.«Era una battuta. Ho sempre detto che non sono un santo, ma certe storie sono state strumentalizzate perché faccio il calciatore. So che dovrei essere un modello per i ragazzi e non sono mai stato bravo a mantenere questo tipo di promesse, ma proverò a migliorare come uomo. Ci sono regole da rispettare, soprattutto quelle sugli orari, cercherò di non sbagliare più».
Nove mesi di squalifica, più i problemi con il Chelsea. E’ vero che ha pensato di smettere?«Mai, neanche per un secondo. Ogni giorno il calcio mi mancava sempre di più. E’ stata durissima, pensavo solo a quando sarei tornato a giocare. Io so fare questo nella vita, mi piace ancora da matti».
A proposito del Chelsea...«Preferirei non parlarne, ci sono gli avvocati che se ne stanno occupando».
Ma una cosa può dirla: ha sempre paura di dover smettere di giocare a calcio per la maximulta di 17 milioni?«No, credo che non succederà».
E la rissa con il cameriere?«No comment anche su quella, c’è un procedimento in corso».
Anche in Romania seguono molto le sue storie extracalcistiche.
«Lo so, e anche male. Per esempio hanno pubblicato i nomi e le foto delle mie case a Miami. Solo che hanno messo le foto e i riferimenti di abitazioni che non sono mie. Laggiù il giornalismo è solo gossip, non ci sono notizie. Da questo punto di vista la Romania è come la Turchia, tutto sensazionalismo, quasi sempre senza verifiche».
Sembra quasi che non stia simpatico a qualcuno nel suo Paese.«Può darsi, chissà quanta gente non sopporta Mutu. Ma io vado per la mia strada».
Anche per la Nazionale?«E’ chiaro che spero di tornarci, ma parliamone fra un po’, sono appena rientrato in campionato».
Ha segnato 51 gol in serie A con la Fiorentina, è a 4 reti da Virgili e a 10 di Antognoni. Praticamente sono nel mirino.«Credo che siano tutti e due alla mia portata, Mihajlovic fra l’altro mi farà anche battere i rigori. A proposito di Antognoni: è un mio amico e so che mai nessuno potrà mai prendere il suo posto a Firenze».
Però potrebbe superarlo nella classifica dei marcatori viola.«Ci proverò. Più su chi c’è?».
Montuori a 72, Hamrin e Batistuta sono a 151 e 168...«Beh, per raggiungere i primi due dovrei giocare a Firenze per altri cinque anni».
Ipotesi da escludere?«Assolutamente no. Anzi, la società mi ha proposto un rinnovo di cinque anni, ma io ho detto che vorrei giocare a calcio solo per altri tre».
Questa non è male.«Infatti è da scrivere».
Lei un contratto lo ha già fino al 2012, faccia un pronostico per quello che succederà dopo.«Vorrei restare e chiudere la carriera qui. Lo spero davvero. Fare altre previsioni ora non ha senso, ma non credo che il mio futuro sia legato a quanti gol farò nella seconda parte della stagione. La Fiorentina sa quanto valgo quando sto bene, e ora eccomi qui, pronto per giocare alla grande».
E’ mai stato vicino ad altre squadre in questi anni?«Alla Roma, ma lo sanno tutti. Poi non ci sono state altre trattative».
Prandelli era informato?«No, glielo dissi io per telefono».
Lei ha investito risorse in un ristorante, il «Nove», e in altre attività: è un modo per legarsi ancora di più a Firenze?«Certo, e se avessi la certezza di poterci restare ancora qualche anno farei molte altre cose, potrei anche comprare casa. Firenze è la città in cui vivrei a fine carriera, se dovessi restare in Europa. Ma ho anche un’altra idea, vedremo (Miami, ndr) ».
Qual è stato il miglior Mutu di sempre?«Quello visto a Firenze. E magari non è finita qui, ho ancora qualche anno davanti per fare il calciatore».
Quali sono state le maggiori gioie calcistiche?«La qualificazione all’Europeo con la Romania, il primo scudetto... E con la Fiorentina la vittoria a Eindhoven con il PSV».
Doppietta. Può darsi?«Come no: il primo su punizione da 25 metri, il secondo ancora più bello».
E’ vero che la chiamano «Il freddo»?(ride) «Da dove viene questa storia? Io sono freddo solo quando batto i rigori. Però è vero che non perdo mezza puntata di Romazo Criminale, dove c’è il Freddo...».
Si è mai chiesto dove avrebbe potuto giocare dal 2003 in poi? C’è un po’ di rammarico per gli errori che hanno cambiato una carriera»?«Non ho mai pensato alla mia vita calcistica in questo senso, non ho rimpianti. Ho scelto Firenze perché c’era un allenatore che conoscevo, ho voluto partecipare a un grande progetto. Sono contento della mia scelta».
Si sente in debito con i tifosi?«Debito calcistico? Non lo so. Umanamente sì, sono passati sopra a tanti casini, mi hanno sempre sostenuto, appena sono tornato mi hanno fatto i cori. Ho segnato e mi sono venuti i brividi per quello che è successo, per l’affetto sincero. Quella persona si sbagliava...».
Quale persona?«Un giorno mi disse che la riconoscenza nel mondo del calcio non esiste. Io invece l’ho ritrovata nei cori dei tifosi, nella stima dei compagni, nella solidarietà di un allenatore che ho conosciuto solo a luglio, almeno in questo ruolo».
Come sono stati i nove mesi senza calcio?«Faticosi, sia mentalmente che fisicamente».
Ha ritrovato una Fiorentina più giovane.«Anche per il coraggio di Mihajlovic, che ha fatto giocare elementi della Primavera in fasi non semplici delle partite. E penso anche a quella contro il Cagliari. Mi piace soprattutto Camporese, ha dimostrato di avere personalità in campo».
Certo che quella della sibutramina è stata una grande sciocchezza.«Una follia. Ma chi mi conosce sa che ero in buona fede, per questo in questi nove mesi mi sono potuto guardare allo specchio con serenità. Ne abbiamo parlato poco anche in casa, tutti sapevano com’era andata».
Sta pensando di far causa all’azienda che ha prodotto le pillole vendute in erboristeria?«I miei avvocati in Romania stanno valutando i documenti. Sulla confezione non c’era scritto nulla, le pillole erano contraffatte. La sibutramina fa anche male al cuore, solo un pazzo potrebbe prenderla volontariamente».
E lei non lo è.«Direi di no. E comunque quando ho sbagliato ho sempre pagato il conto».
http://www.violanews.com/news.asp?idnew=68795Mutu su Miha: ''Ora vinco io le sfide su punizione''Questo lo stralcio dell'intervista di Mutu a La Nazione in cui il romeno parla del rapporto con Mihajlovic:Si sente più controllato dalla società?«No».
E da Mihajlovic?«No. Fra noi c’è un grande rapporto».
Fra l’altro l’ha difesa in pubblico anche dopo la rissa con il cameriere, anche se la società aveva preso una posizione molto dura. Si è stupito?«Mai visto un allenatore che difende così un giocatore, soprattutto dopo una storia del genere. Mi ha stupito davvero. Mi ha fatto anche emozionare, non credevo quasi a quello che sentivo, ho dimostrato quanto gli devo abbracciandolo dopo il mio gol».
Mihajlovic dice che l’intesa fra voi è nata perché siete due «zingari». Usa spesso questa parola, la sdrammatizza, ci gioca.«Anche a me non dà fastidio, se il senso è positivo e non viene usata in senso razzista. Con Mihajlovic ci siamo chiariti il primo giorno in ritiro, gli ho chiesto se quello che era successo in campo a Roma, quando eravamo calciatori, per lui era un problema. Mi ha risposto di no, mi ha detto che aveva fiducia in me e per lui ero un giocatore importante. E me lo ha dimostrato».
Dopo sette anni ci può raccontare che cosa successe in quel Lazio-Chelsea...«Meglio di no».
Magari è divertente.«Vabbè. Comunque di cose così ne succedono in ogni partita: noi stavamo vincendo alla grande, non ricordo se due o tre a zero, e Mihajlovic mi diceva che se mi prendeva mi avrebbe fatto male. Io gli risposi che allora non c’erano problemi, tanto non mi prendeva mai».
E lui s’arrabbiò.«Anche parecchio. Se la prende anche ora, quando lo batto nella gare di punizioni».
Con tutto il rispetto sembra un po’ difficile.«A Cortina vinceva lui, ora vinco io. Ma ora se lo legge si arrabbia un’altra volta».
Cosa le piace di lui?«E’ diretto, ti dice quello che pensa in faccia, è coerente».
http://www.violanews.com/news.asp?idnew=68796