«Tornare a Firenze per vincere il terzo scudetto della storia? Mai dire mai...». E poi giù, scendendo le antiche scale di Palazzo Vecchio, come Cenerentola. Cesare Prandelli ha chiuso così il suo breve intervento dalla Salone de’ Cinquecento, durante la presentazione del libro: «Caro mister...la sciati raccontare» di Michela Lanza, edita dalla Sassoscritto, un lungo racconto su tutti gli allenatori della Fiorentina.
«Mai dire mai...». Il ct azzurro per una sera è tornato a farsi viola. Già prima, seduto a metà dello stupendo salone, dove c’erano anche altri pezzi di Fiorentina, da Hamrin ad Antognoni, da Buso a Roggi, da Guerini a Desolati, dalla voce storica Narciso Parigi a Esposito e altri ancora confusi fra la gente aveva mormorato del suo amore per questa strana squadra e la sua altrettanto strana città.
DUE NO ALLA JUVE - Prandelli non ha ancora digerito la fine del suo rapporto con i Della Valle. Ha dentro una ferita che continua a sanguinare. La sua verità è molto diversa da quella raccontata dai patron del club. Due i no che Cesare avrebbe detto alla Juve, due no a una squadra ambiziosa e a ingaggi superiori. Comunque qual cosa che si è rotto e che si è rotto male. Prima della breve e affettuosa performance, Prandelli aveva annuito a chi gli chiedeva la sua opinione su una Fiorentina che scelga la strada dei giovani rafforzati da un gruppo di campioni e che accetti di posizionarsi fra il quarto e il settimo posto ad ogni stagione. Il nuovo progetto dei Della Valle. A Prandelli piacerebbe a condizione che la gente sia informata. La chiarezza prima di tutto.
MAI DIRE MAI - Poi le poche parole dal palco e la gran corsa. Ha scherzato con la collega-scrittrice che aveva indicato in Claudio Ranieri il suo allenatore preferito, ha riso e ha regalato tre o quattro battute che hanno acceso la platea: «E’ vero che non ho vinto nulla a Firenze però ho vinto la cosa più bella, farsi amare dai tifosi viola. La partita che ho vissuto con maggiore tensione? Tutte le vigilie prima del match con la Juventus. Il mio ricordo del marzo del 2008, la vittoria dopo vent’anni dopo l’ultimo successo della squadra viola a Torino? La gioia di tornare poi in una città in festa. Sabato scorso ho visto una bella Fiorentina contro il Milan e se gioca così può fare risultato a Torino. Mi auguro di vedere una bella partita. Il cuore? Quello lo sapete sapete dove sta. Se ho un rammarico? Non aver vinto il terzo scudetto a Firenze. Potrei tornare? Mai dire mai».
MAI ANDATO VIA - Poi dopo la corsa: «Io non sono mai andato via da Firenze, l’affetto dei tifosi è molto importante e io voglio conservarlo. D’Agostino? Un giocatore che ho sempre stimato. Il 2010? La voglia di mettermi in discussione. Il 2011? Un anno per i figli, le amicizie e per chi ti vuole bene. Se tornerò al Franchi? All’inizio del nuovo anno. Il rapporto con i Della Valle? Voglio molto bene ad Andrea e soprattutto mi piace ricordare le tante cose fatte bene in questi anni perché ultimamente vedo sminuire quello che di buono abbiamo fatto tutti insieme. La Nazionale? Se sentiremo cori razzisti io con i giocatori entreremo in campo ad abbracciare chi è stato insultato. Benitez? E’ un grande allenatore che saprà riprendersi. Buffon? Lo aspetto a braccia aperte». E poi via.
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