4 novembre, Luigi Delneri: «Sono molto preoccupato per la situazione infortuni». 8 novembre, Massimo Moratti: «In questo momento non possiamo essere al livello delle altre perché abbiamo troppi infortuni». Due frasi estratte a caso dal frullatore, un ritornello che si sente spesso, sempre più spesso. L’ecatombe all’Inter è sotto gli occhi di tutti, ma l’anno scorso era la Juve a versare lacrime amare. Che cosa vuol dire? Che è da un bel po’ di tempo che ci si fa male troppo frequentemente sui campi di calcio. Non solo italiani. Non a caso l’Uefa dal 2001 porta avanti un progetto, affidato al professor Jan Ekstrand, che attraverso continui monitoraggi degli infortuni in Europa cerca di offrire spunti preziosi sul fronte della prevenzione. Analizzando un campione di 70 club del Vecchio Continente, per esempio, si è stabilito che in una squadra di 25 giocatori c’è una media di 45 infortuni a stagione, con valori che calano se si gioca in un clima caldo. «È come se in una fabbrica di 25 operai, tra sei e nove si facessero male ogni mese», il commento di Ekstrand.
SituazioneSe la media è, appunto, di 45 infortuni in un’intera annata, i dati della nostra Serie A sono allarmanti. Quando è trascorso solo un terzo della stagione, l’Inter ha già dovuto fronteggiare 37 infortuni (comprese le ricadute), il Milan 26, il Bologna 24, la Fiorentina 23. E l’Inter è, suo malgrado, in testa anche nella classifica delle giornate di assenza in campionato, che somma le indisponibilità fisiche di tutti i giocatori della rosa: 68, due in più della Juventus (Fiorentina terza con 58, ndr). Non è un caso che, eccezioni a parte, se la passino molto meglio le cosiddette medio-piccole, o comunque quelle che non giocano la Champions. La Lazio fuori dalle coppe è l’italiana col minor numero di infortuni (5), e non sfugga il fatto che la snobbata Europa League, affrontata spesso con le riserve, incida poco o nulla (Napoli docet). Su un totale di 265 infortuni nelle 20 squadre di A, ben 166, cioè il 63%, sono di natura muscolare, non dovuti quindi a traumi o ad altre cause. E questo, di sicuro, è l’elemento su cui riflettere maggiormente.
FattoriLe cause sono molteplici. Troppe partite, troppo stress, poco tempo per recuperare, il benessere fisico degli atleti piegato alle esigenze del business che, beninteso, alimenta anche le loro tasche. Facile, quindi, lamentarsi per le tournée dall’altra parte del mondo, per le vacanze compresse, per le gare serali giocate nel gelo in nome della munifica mamma tv. È il calcio moderno, bellezza. Ma tutto ciò non basta. E lo spiega Roberto Sassi, preparatore atletico della Dinamo Mosca, un’esperienza trentennale e un vivace sito Internet (
www.robertosassi.it). «Sento parlare di numerosi fattori, ma nessuno che faccia autocritica. Chi? Gli staff tecnici. Non si può sempre dire che è colpa del fatto che si gioca ogni tre giorni o prendersela con i medici che, semmai, avranno colpe solo per la fase di riabilitazione e recupero». Di fronte all’incredibile aumento degli infortuni muscolari, Sassi punta il dito contro gli allenamenti. «Prima cosa: bisogna dare molta più attenzione al riscaldamento, che a quanto vedo non è adeguato all’intensità dello sforzo. E qui i responsabili sono pure i calciatori, che si annoiano in fretta a riscaldarsi. Seconda cosa: la metodologia di allenamento deve essere modulata, con periodi di lavoro e recupero adeguati. Terza cosa: negli ultimi anni si è lavorato sulla forza con carichi massimali, bisogna invece che questa sia funzionale al calciatore. Le "vecchie" macchine da palestra non sono più adeguate al calcio moderno. Funziona, invece, la modalità isoinerziale, che riduce gli infortuni muscolari perché evita che l’atleta raggiunga picchi di forza negli esercizi».
ConfrontiQualcosa da cambiare c’è. Altrimenti sarà proprio difficile invertire il trend degli ultimi anni. Grazie al database dello stesso Sassi, scopriamo infatti che dal 2006-07 al 2009-10, in Serie A, le assenze per infortuni sono aumentate del 32%, con una progressione costante: da 1999 a 2633. Se prendiamo il dato raccolto da noi fino alla 13a giornata di questo campionato (824 giornate di indisponibilità complessive) e lo proiettiamo alla 38a, arriviamo a quota 2461. Sarebbe più basso rispetto alla scorsa stagione, ma le statistiche ci dicono che i picchi di infortuni si hanno tra la fine del girone d’andata e l’inizio del ritorno, cioè nei mesi più freddi. Il peggio, quindi, deve ancora arrivare.
http://www.violanews.com/news.asp?idnew=67697