Forse adesso c’è davvero bisogno di un «portiere santo». In Scozia, Artur Boruc era soprannominato proprio così: The Holy Goalie. Il motivo è da ricercarsi in una maglietta in onore del suo connazionale Papa Woityla («Dio benedica il Papa») indossata cinque anni fa in un derby tra il suo Celtic e i Rangers Glasgow. Senza confondere il sacro col profano, per una Fiorentina bersagliata dagli infortuni, non fa certo male poter contare su un portiere che si porta dietro una definzione del genere. Per il polacco è arrivata la grande occasione. L’infortunio di Frey gli offre la possibilità di diventare il titolare viola almeno per quattro-cinque mesi, dopo esser rimasto in panchina senza far polemiche ma pur sempre con l’ambizione di diventare presto il numero uno. Non a caso spesso ha ripetuto che se non avesse trovato spazio se ne sarebbe andato («non sono il tipo che sta in panchina»).
Pogon, Legia Varsavia e poi dal 2005 il trasferimento al Celtic Glasgow dove diventa progressivamente un beniamino del pubblico per la sua personalità e la capacità di parare rigori. Nella Coppa di Lega scozzese l’anno scorso segnò anche un gol dal dischetto (si era arrivati ai calci di rigore) nella semifinale vinta 11-10 contro il Dundee. Chi conosce bene Boruc sottolinea un’alt rasua specialità: « Non ho mai visto un portiere così bravo nelle uscite basse», ha detto ieri Comotto.
Boruc dunque è pronto. Arrivato alla Fiorentina in estate, è costato un milione e duecentomila euro. In questi mesi ha scoperto Firenze, rimanendo incantato dal centro. All’inizio di agosto è diventato padre di Amelia (avuta dalla compagna Sara) la secondogenita dopo il figlio Aleks, nato dalla relazione con l’ex moglie Kasia. Pare che il tatuaggio che ha deciso di farsi l’anno scorso in verticale sulla parte destra del collo sia proprio in onore della sua compagna Sara: «Addicted to» e poi una strana «S» ornata. Ora Boruc sta imparando l’italiano e si è ambientato velocemente in città: ha preso casa nella zona di San Niccolò, a cinquanta metri dal Ponte alle Grazie. Per adesso ha incontrato...un solo problema. Riuscire a parcheggiare vicino a casa la macchina, una Bmw X6 nera con targa inglese (ma col volante sulla sinistra come in Italia), è un bel rompicapo. E a volte posteggia senza guardare i cartelli di divieto, col risultato spesso di non ritrovarla a causa della solerzia della polizia municipale. A Firenze conduce comunque una vita tranquilla e riservata, senza eccessi. In Scozia invece a volte era finito nel mirino di qualche rivista di gossip. Adesso è il suo momento. La Fiorentina è nelle sue mani.
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