Diciamocelo, spesso funziona così: se uno è un fuoriclasse coi piedi e non va a giocare dove i campioni sono più ricchi e più famosi allora forse qualche difettuccio di fabbricazione potrebbe averlo. Mica tutti si chiamano Giancarlo Antognoni. Per dire di un rarissimo esempio di fenomeno affidabile e perfino fedele alla maglia. Ma il calcio è pieno di tipi strani. E anche a Firenze non sono mancati. Grandi in campo e pessimi fuori. Mutu, va detto, è uno di questi. Poi ci sono anche quelli pessimi di qua e di là, nonostante una laurea.Socrates, per esempio. Un uomo oltre le righe che citava poeti e filosofi e in ritiro spariva nel bosco mentre i compagni correvano e sudavano. Troppo, per uno come lui, che con la Selecao faceva meraviglie e, arrivato in Italia (´84), riuscì a trasformarsi nel più pigro degli ectoplasmi. La saudade, un pacchetto di Marlboro al giorno e litri di birra a go go: dura correre. Già. A volte lo ritrovavano addormentato sotto i tavoli di un locale. Lui sulle notti bianche fiorentine era arrivato in anticipo di vent´anni. Eppure non era uno stupido, Brasileiro Sampaio de Souza Vieira de Oliveira cioè Socrates o "il dottore" (la laurea era in medicina) o anche "il tacco di Dio", che qui resse solo una stagione piena zeppa di pessime figure, compreso un colpo di tacco con inciampo e caduta in mezzo al campo. Roba da comiche. Certo, lui non fu amato. La delusione era stata troppa.
Per Edmundo, invece, le cose andarono diversamente. Anche perchè i fiorentini già sapevano di aver a che fare con un soggetto strambo, arrivato in Italia con la fama di attaccante dai colpi magici ma anche con un processone in corso per omicidio (3 persone morte in un incidente stradale causato dallo stesso giocatore). E allora forse sarebbe bastato coccolarlo perché potesse dare il meglio di sé. Però cattivo Edmundo "O´ animal" non lo era. Altimenti non si sarebbe messo a piangere come un bambino quando andò a sbattere contro l´Ape di un imbianchino dalle parti di via Gioberti. Il ragazzo fu accolto come una divinità nella comunità brasileira (quella che si agitava in pista al Maracanà) ma non dallo spogliatoio, allora guidato dal mitico Gabriel. Indimenticabile, purtroppo, la sua partenza per Rio con la Fiorentina in testa alla classifica e Batistuta rotto. Diciamo che anche chi aveva accettato di inserire la clausola "Carnevale" sul contratto non era degno della candidatura al Nobel.
Qualche anno prima era passato da qui anche Stefan Effenberg, raro esempio di giocatore tedesco ingestibile. Il fatto che si facesse di birra non poteva sorprendere. Ma il suo contributo in campo fu fondamentale per la retrocessione della Fiorentina. Solo un possessore di neuroni a edizione limitata poteva organizzare una notte brava in hotel (a Bergamo) alla vigilia di una partita decisiva per la salvezza. Dopo la B e l´addio "Effe" proseguì la sua carriera tra imprese (una Champions e una intercontinentale col Bayern) e colpi di testa, come il vaffa ai tifosi tedeschi che gli costò la nazionale. Questa la vita dei fenomeni borderline. Quelli che non sai mai se abbracciarli con amore o (ri)mandarli direttamente a quel paese. Il loro. Se non altro Adrian il terribile in campo ha fatto tanto, sicuramente più dei suoi predecessori dotati di piedi preziosi e testa bollente.
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