Antognoni: ''Questo premio è per Firenze''Poche cose si possono aggiungere a Firenze sul conto di Antognoni, che ieri ha esportato a Montecarlo il profilo dei suoi formidabili piedi, un marchio ricamato sulla strada dei divi, la Champions Promenade. Accanto ai suoi, i profili cementati di altre estremità nobili e portate in giro da gente esattamente opposta al concetto dello scarpone. Fra gli altri sono passati di lì Maradona, Di Stefano, Platini, Eusebio, Baggio, Rivera, Ronaldinho, Muller, Best, Gento, più altri che potrebbero giocare titolari con una stampella (in questo momento anche due). Ventun anni dopo il ritiro dal calcio, l’«unico dieci viola» ha lasciato la forma dei suoi piedi in eredità al Principato e al calcio. Anche lui è nella lista dei golden foot, inutile tradurre. Emozionato?«Effettivamente un poco sì», dice Antonio dall’albergo dove è stato eseguito il calco. Più tardi c’è stata la posa della mattonella sulla strada: se c’è un numero civico, sarà sicuramente il 10. La motivazione del premio parla di «attaccamento alla stessa maglia e rifiuto di altre opportunità lontano da Firenze», concetti fuorimoda ai tempi di internet e del calcio con i giocatori-bandiera di tutte le bandiere. Antonio però sembra orgoglioso e non aggiunge rimpianti postdatati. «Mi hanno premiato perché sono stato il simbolo della Fiorentina e di Firenze. Questo anche a distanza di anni mi ha fatto sentire ancora una volta orgoglioso». Anche se non lo sa, o in questo momento per motivi che ci sfuggono finge di non saperlo, Antognoni è sempre il simbolo della Fiorentina. «Beh, quando esco di casa me ne rendo conto. L’affetto è sempre lo stesso, il calore anche, anche se vivo il calcio da un’altra prospettiva». Come esattamente? «Ho un contratto con la federazione, sono dirigente accompagnatore delle Nazionali giovanili». Dopo qualche anno il ritorno allo stadio per una partita della Fiorentina: ci sono prospettive per un rientro in società? Se ne parla da anni, con qualche alto e molti bassi. «C’è stato un riavvicinamento per la vicenda di Galdiolo, come ex viola siamo in contatto con la Fiorentina per alcune iniziative». Ma forse c’è stato qualcosa di più, a livello personale. «Solo una chiacchierata con Mencucci». Sia sincero: la vicenda per lei è chiusa o no? «Nel calcio non si sa mai, io però non vado a elemosinare i posti, né i ruoli». Entriamo nello specifico... «Proviamoci». Cosa le piacerebbe fare nella Fiorentina? «Non ha senso entrare in questi particolari, non sta certo a me dire cosa saprei o vorrei fare, posso solo ricordare che sono nal calcio da tanti anni e un po’ so di cosa si parla... Certamente mi piacerebbe un ruolo in linea con le mie capacità professionali». Giancarlo è un destino, anche a Montecarlo si parla di Fiorentina. «Per me è un piacere, è una cosa che è dentro di me. Anche qui a Montecarlo è come un secondo cognome, Antognoni-Fiorentina». La prima immagine che le è venuta in mente quando il calco le ha disegnato i piedi? «L’esordio a Verona con la maglia della Fiorentina. E poi la partita di addio». Dediche particolari? «Questo premio è anche per Firenze e la Fiorentina. Sono un po’ monotono, eh?».
http://www.violanews.com/news.asp?idnew=65206