Author Topic: Mihajlovic: ''Firenze la miglior città in cui sia mai stato''  (Read 232 times)

Offline Chiesa

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Sinisa Mihajlovic, Italia-Serbia è il suo derby?
«Un po’ lo è. Sono quasi più italiano che serbo. Italiana è mia moglie Arianna e lo sono i miei figli. Quasi metà della mia vita l’ho passata qui, ma non dimentico le radici. Con la Stella Rossa ho vinto una Coppa Campioni e un giorno penso che potrei allenare la nazionale del mio Paese. È un desiderio, ma lo sento anche come un dovere».

Domani dove guarderà la partita?
«Andrò a Marassi. L’Italia è sempre l’Italia: sarà in difficoltà, ma ha tradizione, fascino, grinta. La Serbia è tosta, ricca di talento. Voi pensate a Krasic e a Stankovic, io aggiungo Ivanovic del Chelsea e Jovanovic del Liverpool. Siamo in crescita, lo è tutto il calcio slavo». Come finirà? « Molto dipenderà da noi, perché siamo lunatici. Possiamo vincere contro chiunque, ma anche perdere, come è successo venerdì con l’Estonia. Una squadra matta, più o meno come la mia Fiorentina...».

In Italia c’è crisi di talenti, in Serbia sfornate giovani in continuazione. Ljajic è solo l’ultimo...
«Un giovane per maturare deve avere la possibilità di giocare e di sbagliare. Qui non c’è pazienza, siete schiavi del risultato: alla seconda sconfitta un allenatore è costretto a mandare in campo i vecchi, altrimenti rischia la panchina. È anche un problema economico. Da noi non ci sono soldi e le società si mantengono attraverso la cessione dei giocatori migliori. Aiutarli a crescere in fretta è una questione di sopravvivenza».

Corvino, il suo direttore sportivo, dice che dove c’è più fame ci sono più giocatori da pescare.
«In Serbia i ragazzi maturano alla svelta perché non hanno un padre che li mantiene. Vivono sul filo: o giocano a calcio o rischiano di non mettere insieme il pranzo con la cena...».

Il calcio italiano è in una crisi depressiva spaventosa. Eppure lei ha scelto di ricominciare da qui.
«In Inghilterra gli stadi sono accoglienti e nessuno ti rompe le scatole. Ma l’Italia è l’Italia. Rispetto al ’92, quando sono arrivato, la qualità della vita è molto peggiorata, ma escluso la Serbia non immagino un posto migliore. Questo non è il campionato più bello del mondo, ma il più difficile. E quando ci saranno gli stadi di proprietà, la situazione migliorerà. Nessun esame è più selettivo: chi sopravvive qui, giocatore o allenatore, può andare ovunque. Il contrario non è vero».

Dopo sei giornate, la Lazio è prima in classifica.
«Ne sono felice, ha qualità e determinazione. Contro di noi ha vinto meritatamente. Ma è un campionato strano, molto livellato. L’Inter è ancora la squadra da battere, però Milan e Juve hanno ridotto il gap. Alla fine i nerazzurri porteranno a casa lo scudetto, ma dovranno faticare».

Magari Moratti non doveva privarsi di Balotelli.
«Mario mi piace, l’abbiamo fatto esordire noi all’Inter. Si vedeva subito che aveva qualità: in allenamento tentava i tunnel a quelli famosi e se gli mollavano una pedata, lui provava subito a restituirla. Una volta in Coppa Italia con la Juve, Mancini voleva lasciarlo in panchina. Io l’ho convinto a rischiarlo titolare. Negli spogliatoi di Torino l’ho guardato e gli ho detto: hai 20 minuti per far vedere quello che vali, altrimenti vai fuori. Dopo 10’ ha fatto gol e prima della fine ha firmato una doppietta. Un campione. Io li preferisco matti e talentuosi... Un bravo ragazzo può sposare mia figlia, per giocare a pallone serve altro».

A proposito di Inter: Mancini l’ha dovuta creare, modellare, formare . Mourinho ha trovato il lavoro fatto...
«Quello sporco, di sicuro. Noi abbiamo messo paletti e dato una mentalità alla squadra. E non è stato facile. Mourinho però ha alzato ancora l’asticella. Noi la Champions non l’abbiamo vinta. Forse lo avremmo fatto se non ci avessero mandato via. Però non lo sappiamo. Mou ce l’ha fatta. Non solo: è riuscito a coinvolgere tutti i giocatori nel suo progetto, Eto’o e Pandev qualche volta hanno fatto i terzini senza lamentarsi. E chi conosce i giocatori come li conosco io, sa quanto sia difficile...».

Ora lei ha altre preoccupazioni: la Fiorentina è penultima.
«È un problema di testa, non più di gambe. Contro il Palermo abbiamo sbagliato il primo tempo e siamo rientrati in partita nel secondo. Lo confesso: mi aspettavo un inizio migliore, ma non ho perso fiducia. Ai tifosi dico: siamo in debito con voi. Loro sono eccezionali e la Fiorentina, per adesso, non è alla loro altezza».

Come si trova a Firenze?
«Nella mia vita ho girato tante città, ma questa è la migliore. Perfetta per me e la mia famiglia. Spero di restare a lungo».

Andrea Della Valle si è sfogato: niente Cittadella, ma nessun disimpegno dalla Fiorentina...
«Andrea è una persona appassionata, seria, non invadente. Dà consigli, resta vicino alla squadra, non fa pressioni di alcun tipo. La proprietà, in assoluto, è perfetta. Speriamo di vincere anche per
Diego e Andrea».

Mihajlovic non rischia. Ma nel calcio se non arrivano i risultati paga sempre l’allenatore...
«So come il gira il mondo. È più facile sostituire una persona che 11. Ho la coscienza pulita, lavoro con passione e in allenamento metto il massimo impegno. Intorno a me avverto fiducia. Ma se dovessero mandarmi via, dovrei accettarlo. Il Trap lo diceva sempre: ci sono allenatori esonerati e altri che lo saranno. Di sicuro non darò mai le dimissioni».

http://www.violanews.com/news.asp?idnew=65111
- AMORE MIO - LA LUCE DEL MATTINO

 

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