Osmannoro 2000 non piace, la vera scommessa restano i terreni di LigrestiChe sia il «de profundis» per la Cittadella viola? Il sindaco Renzi non ne è ancora convinto. O almeno non intende mollare, anche se incassare la pista parallela sarebbe già una vittoria storica. Ma il rischio vero adesso è il «collo di bottiglia». E´ quello di finire in un vicolo cieco. Se anche i Della Valle dovessero ripensarci e rendersi disponibili ad un investimento fin qui stimato in 1 miliardo di euro, dove si farà il nuovo stadio? A Osmannoro 2000, terreno di proprietà dei Fratini che ricade nel Comune di Sesto? Ai Della Valle la soluzione proprio non piace: «Mai fuori da Firenze», dissero a suo tempo. Su Castello però adesso si gioca il braccio di ferro.
L´addio dichiarato dei Della Valle ha per il momento reso manifesto uno scontro Comune-Regione che fino ad oggi appariva come una diversità d´opinioni. Ed è come se sulla Cittadella si fossero riunite tutte le incomprensioni, le differenze di stile e di credo politico tra i due amministratori Pd.
Il governatore Rossi ha delle buoni ragioni di merito: una Cittadella da 80 ettari, comprensiva del nuovo stadio, di alberghi, ristoranti e negozi, com´era quella presentata due anni fa dai Della Valle, nei circa 160 ettari totali di Castello ancora sotto sequestro dalla magistratura non ci sta. C´è già la Scuola dei carabinieri (prima o poi verrà conclusa), c´è il parco di 80 ettari che si distende nella striscia confinante con l´aeroporto, là dove i vincoli aeroportuali rendono impossibile ogni intervento edilizio. E ci sono gli insediamenti di Salvatore Ligresti, patron di Fondiaria-Sai, che per quanto possano essere ridotti non potranno essere cancellati.
Dicendo no alla Cittadella, venerdì scorso, Rossi ha però forse bruciato i tempi. Dire di no davanti alle nuove carte di Castello, della variante del Piano integrato territoriale (Pit), sarebbe stato diverso: avrebbe potuto mostrare pubblicamente come, una volta scelta la sistemazione dell´aeroporto come priorità, gli spazi sui terreni al di là del viale XI Agosto sono quelli che sono. E senza le carte del Pit che Rossi intende approvare entro Natale il rischio è ora quello di una contrapposizione di principio. Di fronte alla quale i Della Valle possono ricavare una sensazione di approssimazione e inconcludenza.
Il sindaco Renzi rilancia annunciando che lo stadio (non la Cittadella) resta una priorità per l´amministrazione. E che se non saranno i Della Valle a realizzarlo (uno stadio senza la Cittadella commerciale attorno certo non interessa ai patron viola), sarà il Comune a pensarci. Con quali soldi? Renzi non lo spiega, non può: in una fase di ristrettezze di risorse pubbliche è una «mission impossible». Ma non è questo che interessa al sindaco: dire che lo stadio lo fa il Comune significa dire adesso che il Comune non rinuncia alla scelta di Castello. Neanche se la Cittadella viola fosse effettivamente definitivamente cancellata. E´ un dardo polemico lanciato all´indirizzo della Regione. E del governatore Rossi.
«Siamo pronti a discutere di quanto è grande Castello nelle sedi opportune», sono state ieri le parole del sindaco. Che rimane fermo alla sua idea: se la nuova pista dell´aeroporto si farà parallela all´autostrada, a sinistra cioè del grande rettangolo di Castello visto dal viale XI Agosto, stadio e Cittadella potranno trovare posto dall´altra parte, a destra, a fianco della ferrovia. Nel caso invece la pista sia obliqua (ipotesi improbabile sia per l´opposizione di Campi sia per l´inefficacia tecnica), secondo i piani del sindaco, la Cittadella finirebbe vicino all´attuale ingresso dell´aeroporto, nell´angolo di sinistra. Un «risiko» che Rossi ritiene comunque impraticabile, perché al di là delle dislocazioni urbanistiche, secondo il governatore, si rischia un «default» da traffico.
Come se ne esce? Il sindaco aveva già scartato ipotesi alternative sul territorio del Comune, come la zona di Ugnano-Mantignano. E al momento, se si esclude per ipotesi la scelta di Castello, non si vedono altre possibilità «interne» a Firenze. Se ne vedono alcune invece in quella parte di territorio che potremmo chiamare la «grande Firenze», visto che tra Sesto, Campi e il capoluogo non esistono soluzioni di continuità. Dal punto di vista urbanistico, una soluzione di buon senso. Dal punto di vista politico, in assenza di una «governance» unitaria di un territorio che la realtà ha già reso compatto, un po´ meno. Senza contare che i proprietari della Fiorentina, complici anche i delicati rapporti con i Fratini, hanno sempre escluso la possibilità di una Cittadella al di fuori dei confini comunali. Per Renzi al momento non ci sono alternative: il sindaco è obbligato a giocare l´intera partita sui terreni di Ligresti. Quella urbanistica e anche quella commerciale, stante il no della Regione a nuovi templi del consumismo. E Renzi lo fa scommettendo l´intera posta, quasi abbandonandosi ad un sottile brivido: o la va o la spacca.
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