Queste le parole di Riccardo Montolivo trasmesse da Radio Blu: "Siamo orgogliosi di sostenere Save the Children e speriamo che il mondo del calcio segua il nostro esempio. Appena ho saputo di questa iniziativa sono stato molto contento di poter aiutare un'associazione così importante. I sogni da bambino? Arrivare in serie A e in nazionale. Sono felice di essere qui oggi, è un onore essere il capitano della Fiorentina".
Sulla crisi di risultati e prestazioni: "Ognugno di noi deve tirare fuori il meglio di se stesso, non ci siamo riusciti finora ma dobbiamo dare tutti qualcosa in più - dice Montolivo -. Vogliamo fare di più perchè sappiamo che è nelle nostre potenzialità. La città è con noi e siamo tutti con il mister. La caviglia? Ho un'infiammazione molto fastidiosa e dolorosa, sto facendo le cure del caso ma in questo momento non posso essere al 100%. Il contratto? Sono più preoccupato della caviglia...".
http://www.violanews.com/news.asp?idnew=64876Eglantyne Jebb, infermiera inglese, aveva 43 anni quando nel 1919 visitò Firenze, ancora sconvolta dalla PrimaGuerra mondiale e dalle sofferenze patite dai bambini. Fu in una strada di Firenze che vide la raffigurazione di un Gesù Bambino in fasce: quell’immagine divenne il simbolo di Save the Children, l’organizzazione non governativa presente oggi in 27 Paesi che si occupa della tutela dei minori. Novantuno anni dopo, il logo è finito sulle maglie della Fiorentina, prima squadra italiana a rinunciare ad uno sponsor ufficiale per sostenere un’associazione umanitaria. Il capitano della Fiorentina, Riccardo Montolivo, è orgoglioso di questa scelta. Problemi fisici lo hanno costretto a saltare il doppio impegno della Nazionale con Irlanda del Nord e Serbia, Save the Children gli fa battere forte il cuore.
Contento di essere il primo capitano italiano a pubblicizzare Save the Children?«Credo che sia motivo di orgoglio per tutta Firenze questa scelta. La Fiorentina deve esserne fiera: sostenere Save the Children nobilita il nostro lavoro».
Che cosa l’ha impressionata di più di Save the Children?«Le statistiche. Pensare che nei novanta minuti di una partita possano morire millecinquecento bambini sotto i cinque anni mi fa venire la pelle d’oca. Provate ad immaginare quale sia la cifra annuale».
Avete parlato tra voi giocatori di quest’iniziativa?«Sì e posso garantire che siamo tutti felicissimi di essere i testimonial di Save the Children. Ci fa sentire più utili».
Da capitano della Fiorentina e giocatore della Nazionale quale messaggio lancia al mondo del calcio?«La straordinaria forza comunicativa del calcio può essere usata a fin di bene. Veniteci dietro. Save the Children può essere il primo mattone».
Ha parlato di Save the Children in Nazionale?«Alcuni compagni mi hanno chiesto informazioni. Chiellini, ad esempio».
C’è però anche un lato oscuro che chiama in causa il calcio: la tratta dei bambini africani.«Vero ed è una piaga da affrontare con decisione. In Sudafrica, nel trasferimento dall’aeroporto a Città del Capo ho visto una bidonville e ho capito perché i ragazzi vogliano scappare e possano finire nelle mani di gente senza scrupoli»
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