Per sfruttare le sue qualità, Sinisa ha addirittura cambiato modulo, tornando al vecchio 4-2-3-1. E lui, a soli 18 anni, ha risposto nel modo migliore, prendendosi sulle spalle il peso dell’attacco viola. Adem Ljajic, due gol (entrambi su rigore) in 199 minuti giocati, è la nota più intonata della prima vittoria viola in campionato. E non solo per la rete che ha sbloccato il risultato contro il Parma.
Lo dimostrano i numeri, quelli relativi alla gara di domenica e che lo vedono al primo posto nei tiri effettuati (5) verso la porta di Mirante e al quarto per palloni giocati, ben 48 di cui solo 16 persi. Lo dimostra l’atteggiamento in campo, quello sbarazzino e sicuro di chi, nonostante gli avversari «ringhiassero» sulle sue caviglie (Morrone non è uno che fa complimenti), ha continuato a chiedere il pallone, a tentare (riuscendoci) giocate e dribbling anche al limite dell’irriverenza. Ma Ljajic con il pallone si diverte e sa divertire. E la Fiesole al momento della sua sostituzione lo ha salutato intonando un coro («Il ragazzo gioca bene») familiare a un altro (ex) fantasista, Francesco Flachi: «Glielo cedo volentieri, mi fa piacere che al Franchi si senta ancora».
Dopo le strigliate delle scorse settimane arrivate da Mihajlovic («deve mangiare meno cioccolata e staccarsi dal computer») per Adem, dunque, è adesso il tempo degli elogi e delle pacche sulle spalle. E di festeggiamenti, visto che domani ricorre il suo diciannovesimo compleanno. Le candeline le spegnerà insieme agli amici e alla famiglia al gran completo. «Ci saremo tutti — conferma il suo procuratore Giorgio Parretti —, gli ho già preparato un bellissimo regalo. Sarà super tecnologico anche se magari non farà piacere a Mihajlovic (ride, ndr). Però niente cioccolata».
Già, la mania del pc che si porta pure negli spogliatoi e che condivide con Jovetic, non è soltanto legata alla passione per il mondo virtuale. «Per Adem — continua Parretti tornando serio — il computer è come il cordone ombellicale con la propria terra. È il modo per restare in contatto con le persone care, come suo fratello Vahid che vive e studia in Serbia». A Firenze infatti si sono trasferiti soltanto i genitori (papà Sahmir e mamma Bimasa), che vivono con lui dietro lo stadio dove hanno comprato casa (era quella di Osvaldo). In famiglia si parla rigorosamente solo il serbo, tanto che hanno a disposizione un «factotum» in grado di risolvere qualsiasi problema legato al quotidiano. Intanto Adem però continua a studiare l’italiano. Da lunedì prossimo riprenderà le lezioni con un insegnante privato. Il programma è serrato: tre incontri a settimana con l’obiettivo di arrivare a gennaio con una buona padronanza della lingua. «Altrimenti non può nemmeno parlare con la stampa», sorride Parretti. E in effetti, nella sua unica intervista da quando è in Italia, rilasciata al Corriere Fiorentino, Ljajic aveva avuto un interprete speciale: Stevan Jovetic. Con il montenegrino si è visto anche domenica sera dopo la partita. Un’uscita insieme per festeggiare la prima vittoria della loro Fiorentina. E il secondo gol con la maglia della Fiorentina in attesa del primo su azione. Domenica ci era andato vicinissimo, con una «palombella» che Mirante aveva deviato in angolo con la punta delle dita. Ma la gioia arriverà presto. Merito anche di Mihajlovic che lo ha spostato in posizione di trequartista. L’analisi dei numeri, a confronto con la scorsa stagione (nella tabella a sinistra, ndr) dimostrano la sua maggiore incisività offensiva. La media dei tiri in porta a partita è praticamente raddoppiata, così come i traversoni al centro. Ljajic è più nel vivo del gioco (51 palloni giocati in media a partita contro i 43 della scorsa stagione) e anche i dribbling sono ormai una costante (4 a gara). Come gli applausi.
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