Socrates, il Dottore che non curò la Fiorentina e neanche se stessoViolanews vi propone una nuova rubrica in cui ogni settimana vi racconteremo sotto vari punti di vista un personaggio della storia viola. Oggi è la volta di Socrates
LA STORIASe la Fiorentina ha avuto tantissimi grandi giocatori nella propria storia, ce n’è stato qualcuno che si è posto sopra gli altri, magari non in campo, ma nella memoria comune, poiché, alle volte non serve segnare trenta gol a campionato per diventare indimenticabili. Uno di questi è, senza dubbio alcuno, Sócrates Brasileiro Sampaio de Souza Vieira de Oliveira, meglio noto come Sócrates, uno dei personaggi più controversi e singolari della storia del calcio mondiale, non solo viola. Che fosse un laureato in medicina è cosa nota a tutti, per questo fu soprannominato “il Dottore”, ma che abbia creato la prima rivoluzione sociale all’intero di uno spogliatoio, forse, è molto meno diffusa. “Democratia Corinthiana”, ovvero la democrazia prima di tutto, nello spogliatoio del Corinthias di cui Socrates era capitano, in un Brasile che si stava togliendo il pesante giogo della dittatura, e che userà il centrocampista di Belèm come portavoce della libertà e della democrazia. Arrivati alle elezioni del 1984, Socrates capì che la strada che avrebbe portato il Brasile alla fine della dittatura militare era ormai spianata, e decise di provare a vivere l’esperienza italiana, approdando per 5.3 miliardi di lire alla Fiorentina.
Era entusiasta di giocare in Italia, anche se la Serie A non fu affatto ospitale per lui, che segnò 9 gol in 33 presenze in viola, ma deluse ampiamente le aspettative, poiché non riuscì a far cambiare volto a quella squadra che arrivò nona in campionato e fu eliminata in semifinale di Coppa Italia, oltre alla pesante sconfitta contro l’Anderlecht ai sedicesimi di Coppa Uefa. Leggendola così potrebbe sembrare la classica storia del sudamericano svogliato, che decide di giocare in Italia più per moda, che per altro, ma Socrates era tutto fuor che quel tipo di giocatore, rivelò poi di aver scelto Firenze per l’ eccellente scuola di Scienze Politiche, e di aver studiato tanto in riva all’ Arno, ma che il personaggio fosse dei più controversi della storia del calcio lo si era già capito.
Ai mondiali ’82, quelli di Bearzot e Pablito Rossi, segnò alla nazionale azzurra il gol dell’ 1-1 nel memorabile Italia-Brasile 3-2, mostrandosi realmente immarcabile. Si potrebbe parlare per ore di questo strepitoso centrocampista dai folti capelli riccioli ed una profonda passione per la filosofia, che si auto definiva “uomo di sinistra e anticapitalista”, e che, come tanti brasiliani, aveva il brutto vizio di accompagnare i suoi studi a qualche bicchierino di troppo. Fu proprio la bottiglia a portarselo via, il 4 dicembre 2011, domenica 4 dicembre 2011, uno forte shock settico, ma lui fu fenomenale anche nel giorno più brutto. Nel 1983 aveva detto “Voglio morire di domenica, nel giorno in cui il Corinthias vince il titolo”, e se il giorno era quello della messa, vi lascio indovinare cosa successe al Corinthias, grazie ad un sofferto pareggio per 0-0 contro il Palmeiras…l’ultima diagnosi del Dottore.
ANEDDOTI E RACCONTIPer raccontarvi questo personaggio così controverso, però, è meglio affidarsi alle parole di chi lo ha vissuto in prima persona, come
Giovanni Galli, che ha recentemente raccontato un aneddoto sul Dottore:Ero molto legato a lui, eravamo sempre insieme in camera quella stagione. Avevamo un rapporto di amicizia molto forte, una volta mia moglie mentre era incinta della nostra seconda figlia aveva la febbre, e lui mi chiamò dicendo che sarebbe venuto a visitarla. Passavano le ore, e alle 23.30 mia moglie voleva andare a letto, quindi io lo chiamai al telefono e lui mi disse di aspettare un attimo che sarebbe arrivato… mi suonò il campanello alle 2 di notte. La parte più bella però ancora non è arrivata, lui doveva ancora cenare, facemmo le 4 di mattina. Altra storia è nel sottopassaggio prima di Italia-Brasile del Mondiale ’82, Falcao andò da Socrates dicendo che ci avrebbero dovuto lasciar giocare, tanto non eravamo capaci di attaccare e lui rispose “Noi siamo il Brasile” e chiuse il discorso, menomale perchè facemmo tre gol in contropiede.
Anche Giorgio Porrà, giornalista di Sky Sport, ha raccontato al Festival del calcio una sua storia su Socrates:Ho avuto la fortuna di girare un reportage con lui in Brasile. Mi raccontava che a Firenze soffriva veramente tanto la nostalgia di casa, andava sempre a piangere al Piazzale Michelangelo. Aveva legato molto con Antognoni, ma con il resto della squadra non mi sembra ci fosse un grande feeling, poi lui ci ha messo del suo. Il Socrates verò però a Firenze non l’abbiamo mai visto.
Per finire abbiamo fatto anche una chiacchierata con Eraldo Pecci, che con Socrates ha condiviso lo spogliatoio della Fiorentina.Quella stagione sportiva non fu bellissima, Magrao (soprannome di Socrates, il magro) arrivò che era già in età avanzata, noi vecchi abbiamo giocato un campionato non eccezionale e questo non l’ha aiutato, ma lui non ha aiutato noi. Dal punto di vista umano ho trovato una persona estremamente intelligente, sensibile ed un buon amico. Con lui giocavo a scacchi, a carte e parlavamo spesso, poi alcune cose di spogliatoio è meglio lasciarle lì. Il nostro era uno spogliatoio spaccato? Beh, lo avremmo dovuto chiedere ai muratori. Diciamo che in assoluto argentini e brasiliani non si amano, ma io non notai nulla.

Iacopo Nathan