Il ’93 e la retrocessione del Palazzo. Da seconda la Fiorentina va in B
Batistuta e co. retrocedono al termine di un’annata iniziata bene e finita in modo drammatico per la Fiorentina. Riviviamo quella stagione
Il 3 gennaio del 1993, all’immediata vigilia della partita contro l’Atalanta, la Fiorentina di Gigi Radice è seconda in classifica. Quel giorno la storia di quel campionato virò verso il baratro e nel giro di qualche mese accadde l’imponderabile, culminato con la retrocessione a fine stagione. Ma facciamo un passo indietro. Nell’estate precedente arrivano a Firenze giocatori di prim’ordine come Stefan Effenberg e Brian Laudrup, pagati rispettivamente 5,5 e 8 miliardi al Bayern Monaco ma anche Ciccio Baiano, Carnasciali, Luppi e Di Mauro. Quella squadra aveva tutte le carte in regola per divertire e divertirsi, e così va fino alla lunga sosta invernale. In mezzo ci sono scivoloni con Milan e Napoli (3-7 al Franchi e 4-1 al San Paolo), ma soprattutto pareggi e vittorie prestigiose come quelle casalinghe contro Roma e Juve (2-1 ai giallorossi e 2-0 ai bianconeri).
Dopo i patemi dell’anno prima – via Lazaroni e dentro Radice che si guadagna salvezza e conferma – i tifosi viola vivono una prima parte di stagione brillante, con una squadra sfacciatamente offensiva che si inceppa sul più bello. Nella lunga sosta invernale infatti la squadra si allena poco e male e così una Fiorentina imballata e non certo favorita dal campo semi-ghiacciato non riesce a reagire al gol di Perrone. 0-1 Atalanta, sconfitta e rottura definitiva tra Vittorio Cecchi Gori e Radice, che viene esonerato in diretta tv dopo una lite al Processo di Biscardi. Le malelingue azzardarono che il gelo tra i due fosse a monte, che le antipatie di Vittorio derivavano da una presunta relazione tra sua moglie Rita Rusic e il figlio di Radice, Ruggero, ma anche che il padre, il vecchio Mario, avesse un rapporto privilegiato con l’allenatore e che la separazione fu soprattutto una ripicca extracalcistica.
In panchina fu chiamato Aldo Agroppi, fermo da due anni e reduce dalla disastrosa esperienza di Ascoli ma anche inviso al Palazzo per le sue dichiarazioni veraci e fin troppo sopra le righe. Come se non bastasse, durante Italia-Messico del 20 gennaio, i fischi alla nazionale e al presidente Matarrese si ritorsero contro la Fiorentina. Con il tecnico di Piombino la squadra inanella una striscia di otto partite senza vittorie ed soprattutto è vittima di una congiura arbitrale e di alcuni risultati pilotati per mandare nel baratro i viola. Un disastro annunciato, che però ha dell’incredibile: Mareggini, Carnasciali, Pioli, Luppi, Carobbi, Di Mauro, Effenberg, Orlando, Laudrup, Baiano, Batistuta l’undici tipo dei viola – una squadra da zona Europa – che tornarono in B dopo cinquantotto anni. Dopo la cacciata di Agroppi la panchina venne affidata a due glorie come Antognoni e Chiarugi ma la vergogna si compì all’ultima giornata, quando la netta vittoria per 6-2 sul Foggia non bastò ad evitare la retrocessione.
Le dirette concorrenti per la salvezza erano Brescia e Udinese. La prima vinse 3-1 con la Sampdoria, la seconda pareggiò 1-1 in casa della Roma con il gol sbagliato a porta vuota dal giallorosso Carnevale che fece gridare allo scandalo. Con tutte e tre le squadre appaiate a quota 30, la Fiorentina ebbe la peggio per la classifica avulsa e Firenze fu così vittima di una congiura che ancora adesso grida vendetta.
Pier F. Montalbano
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