Lunga intervista su La Nazione a firma Alessandro Fiesoli al Ct azzurro Cesare Prandelli a poco più di 24 ore dal ritorno al Franchi. Queste le parole più interessanti.
Com’è cambiare vita a 53 anni, Prandelli?
«Bello e difficile. All’inizio ho fatto fatica a modificare le mie abitudini. Prima avevo la quotidianità, giorni sempre pieni. E ora che faccio, come mi organizzo, mi chiedevo».
E come si è risposto?
«Che da commissario tecnico devo lavorare soprattutto sulla qualità, anche dei rapporti, in modo più concentrato, in tempi estremamente rapidi».
E con i giocatori?
«Chi arriva in nazionale indossa la maglia di tutti. Niente personalismi, non bisogna pensare a se stessi. Ci stiamo giocando l’Europa e il messaggio deve essere solo questo, ed è stato recepito nel modo giusto. Buffon in questo senso ha già parlato da vero capitano».
Buffon, Pirlo, per dire due campioni del mondo della vecchia guardia, l’hanno accolta molto bene. In partenza ha riscosso molti consensi.
«Mi ha sorpreso e imbarazzato, oltre a farmi molto piacere, s’intende».
Si è dato una spiegazione?
«Ce ne può essere una legata alla storia del nostro calcio: arrivo da una società importante come la Fiorentina ma non da uno di quei club di altissimo vertice che, per il grande seguito di tifosi che hanno, spaccano in partenza l’Italia. Una provenienza neutra, in questo senso, che mi ha aiutato subito a unire, più che a dividere, almeno credo. Poi vedremo, nel tempo».
C’è anche da riunire l’Italia ai suoi tifosi.
«Dobbiamo essere bravi nel ricreare uno spirito, insieme a una squadra, per fare in modo che tutti si riconoscano in questa nazionale. Volontà, generosità, simpatia, massima disponibilità. Come mai alla nazionale campione del mondo succedeva di essere fischiata? E’ una riflessione da fare, questa.»
Da ct, l’esposizione mediatica è molto più forte. Prandelli un po’ timido, un po’ orso, anche se in questi giorni non è sembrato. Ma dica lei.
«Forse sì, un po’ lo sono, fra il timido e l’orso, ma come forma di difesa. Nel momento in cui capisco che ho a che fare con persone serie sono pronto ad aprirmi».
Un’esposizione che ha riguardato anche la sua vita privata, paparazzato al mare con la sua nuova compagna, Novella Benini, fiorentina.
«E quello mi ha molto disturbato, è stato come veder entrare i ladri in casa».
Non le è sembrata un’attenzione anche affettuosa, non solo voglia di pettegolezzo o di gossip?
«Questo è vero, l’ho percepita anch’io così, messa così mi ha fatto piacere, e comunque anch’io devo sentirmi libero di poter fare un bagno in mare in pace».
La prima è andata, a Tallinn. La seconda domani sera, a Firenze.
«Quando mi è stata chiesta un’indicazione sulla sede della partita con le Far Oer, ho detto subito Firenze, perché so quello che possono dare questa città e questo pubblico, mi aspetto uno stadio pieno di famiglie, di bambini».
Una serata molto sua.
«Un rapporto bellissimo e che resterà per sempre con questa città, all’inizio difficile da capire, poi straordinaria e impegnativa. Trattato come un parente, per cinque anni. Due momenti su tutti: quando decisi di restare dopo Calciopoli, con i tifosi in lacrime nel nostro ritiro, e la partecipazione della città al mio lutto. C’è un grande cuore, qui. Non a caso ci sono moltissime associazioni di volontariato. E un grande spirito. Ho a casa i filmati sull’alluvione, quando da finestra a finestra i fiorentini si dicevano “hai mangiato?”, “no”, “allora puoi fare il bagno”, o quando, inviperiti con il governo, videro un camion con i politici a bordo in visita impantanarsi nel fango e allora si misero a spingerlo, sono cose eccezionali, in Lombardia non sarebbe mai successo».
O la trattoria di San Frediano che espose il cartello “oggi solo piatti in umido”.
«La sapevo. Firenze per me è questo. Lo spiritaccio dei fiorentini: nei momenti migliori, mi fermavano per strada: ‘mister, siamo preoccupati’, ‘e perché?’ chiedevo io, ‘perché le cose vanno troppo bene’ siamo fatti così. Potevo diventare il Ferguson viola, poi le cose sono andate in un altro modo».
Ci sarà anche la sua compagna, domani sera in tribuna?
«Ci saranno i miei figli, Nicolò e Carolina. E ci sarà Firenze».