La Viola «batte il cinque»! Festa con vista su Siviglia
E come d’incanto l’incubo svanì. La Viola non conosce le mezze misure, e Montella, questo, lo sa bene. Succede così che, dopo quasi un mese di dolori, sconfitte (quattro di fila, mai successo prima sotto la gestione del tecnico campano) e molti rimpianti, la Fiorentina risorge fra gli applausi contro un Cesena soltanto volenteroso (e ora sempre più vicino alla serie B). Il 3-1 finale certifica una superiorità tecnica e tattica mai in discussione, e va ben oltre il semplice e naturale concetto di vittoria scacciacrisi: in questo modo la Fiorentina riacciuffa innanzitutto il quinto posto (con un sentito grazie al doppio passo falso di Sampdoria e Genoa), obiettivo dichiarato per evitare lo scomodo passaggio del preliminare di Europa League. Non solo: i viola possono guardare con rinnovato entusiasmo (e ottimismo) alla trasferta di giovedì a Siviglia. Il coro finale che il Franchi rivolge al suo Vincenzino («Montella portaci in Europa») è la chiosa perfetta di una domenica nella quale il tecnico ha avuto quasi tutte le risposte che si aspettava.
STRAPOTERE Pur a fronte di un parziale turnover, Montella s’è goduto un Ilicic a dir poco esagerato (doppietta per lo sloveno, con il primo gol dal dischetto utile pure a spezzare l’incubo-rigori, dopo i cinque errori stagionali su sei), ma anche le giocate di Salah, protagonista assoluto della vittoria, anche se talvolta un po’ anarchico tatticamente. Per lui – strameritati – due minuti di applausi quando (un po’ di malavoglia…) Montella l’ha richiamato in panchina, pensando all’Europa League.
DESTINO AMARO Per Di Carlo, ahimè, nulla invece che già non si sapesse. Il gol di Rodriguez è una delle rare note liete (insieme alle parate di Agliardi, il migliore dei romagnoli) di una squadra che ha confermato di avere il suo vero limite nella sterilità dell’attacco. Se oggi è davvero a un passo dal precipizio, lo si deve però anche ai continui errori in fase difensiva, complici una mediana che non ha mai fatto filtro a sufficienza e lo scarso apporto in fase di costruzione di Brienza, a tutto vantaggio delle accelerazioni del micidiale tridente di casa. Cinque pareggini nelle ultime nove partite dicono quasi tutto della crisi dei romagnoli, neppure riusciti a lottare ad armi pari sullo 0-0, contro una Fiorentina intenzionata a tutti i costi a cancellare il suo aprile terribile, che aveva fatto affiorare pericolose insicurezze nello spogliatoio. Ora, a Firenze e dintorni, si può guardare all’eurosfida di giovedì con la consapevolezza che la Viola è tornata. Di fatto, al Franchi s’è assistito a un lungo monologo viola, perché Salah ha trovato in fretta la chiave per aprirsi un’autostrada a destra (dalle parti di Giorgi, un disastro), sulla stessa fascia da cui non a caso Ilicic s’è inventato la fantastica progressione solitaria che ha regalato il raddoppio. Ciao Cesena: avanti di due gol a inizio ripresa, il terzo sigillo di giornata firmato da Gilardino è servito a Montella per far rifiatare i suoi due uomini più pericolosi in un finale nel quale gli ospiti non sono andati oltre il bel destro a giro dello spagnolo. Qui, forse, dovrà lavorare ancora un po’ Montella. Amnesie difensive del genere, in terra spagnola, non saranno ammissibili.
Filippo Grimaldi – La Gazzetta dello Sport