Gazzetta: Tevez, due bacioni a Firenze. Montella confonde i suoi giocatori
Togliete tutto ad Allegri, anche Pirlo, ma non Tevez. Mai. L’alieno Tevez. L’uomo che non conosce il turnover. Il miglior giocatore del campionato, 20 gol totali con la doppietta alla Fiorentina che vale il successo. Lo scudetto ancora no – visto che la Lazio s’è divertita a prendere a pallonate il Parma –, ma sono soltanto questioni aritmetiche. Manca un punto: può arrivare sabato con la Samp. La domanda è se, in cambio di questo punto maledetto, Allegri sarà costretto a ricorrere ancora all’argentino, magari sottraendogli energie in vista del Real Madrid. Domanda non retorica. Senza Tevez è un’altra Juve. Senza Tevez c’è poca anima. Quell’anima che per una sera, e non è la prima volta, viene a mancare alla Fiorentina: un po’ sfortunata (la punizione dell’1-1 bianconero non c’era), un po’ imprecisa (il rigore fallito da Rodriguez), comunque immagine sbiadita del bel meccanismo di un mese fa. Detto in tutta sincerità: il 3-2 non è soltanto merito della Juve.
LA SVOLTA Quasi un paradosso: la Juve si sveglia soltanto al primo schiaffone, dopo l’1-0 della Fiorentina, trascorsi 33 minuti dimenticabili. Va bene accogliere la filosofia di Allegri, niente frenesia e tanta attesa, chiusi per poi ripartire: ma quando questa predisposizione si trasforma in arrendevolezza i rischi aumentano in proporzione. Comprensibile una Juve al risparmio, un po’ meno tutto quel pallino concesso agli ospiti. Qualcuno in tribuna si chiede: e se tutto questo spazio di manovra fosse concesso al Real? Poi Pirlo allunga la gamba e butta giù Joaquin in area. Rodriguez non perdona (la prima volta). Le brutta addormentata, una volta colpita, improvvisamente si risveglia e la partita cambia.
PIRLO E IL MODULO Quello che non gira, in questa Juve, è Pirlo. Ancora in cerca della miglior condizione, il play soffre le distanze del 4-3-1-2, inutile girarci attorno. Basta la pressione di Salah, o uno schermo di Gomez, perché i compagni, preoccupati che perda palla, lo taglino dalle linee di passaggio affidandosi a ripartenze meno ragionate. Da qui a rinunciare a Pirlo, però, la strada è lunga. Se la Juve in 13’ capovolge il risultato è merito anche dei suoi piedi. Da fermo però. Sua la punizione per la testa di Llorente che di testa, in area, fa quello che sa: 1-1. Del calcio piazzato si discuterà a lungo, visto che Neto non tocca Sturaro, ma il discorso tattico non cambia. Allegri ha una settimana, e la Samp, per valutare se è il caso di aiutare Pirlo recuperando il 3-5-2, oppure se insistere con la difesa a quattro. Non sono dettagli. La sostituzione dopo 56’, con Marchisio play, spiega come Pirlo fosse poco sostenibile.
BARZAGLI PER CR7 Le buone notizie per la Juve non mancano, naturalmente. Il titolone va a Tevez e non soltanto per il 2-1 di testa e il 3-1 con diagonale dopo gran fuga: l’argentino non molla un pallone, un pressing, un’occasione, e così trascina l’aggressione. La sua «fame» è la vera arma anti-Real. Di buono c’è anche Barzagli totalmente ritrovato – ricordiamoci che CR7 occupa mediamente la sua zona –, il bel lavoro di Pereyra, e il fatto che dai calci piazzati scaturiscano spesso pericoli. Meno bene la gestione della difesa in area, proprio dove il Real crea la maggior parte dei gol: nella ripresa è Chiellini a stangare un’altra volta Joaquin. Solo che Rodriguez perdona e poi Tevez castiga i viola. Oddio, non benissimo un’altra cosa: la punizione del 3-2 di Ilicic che sorprende Buffon.
OH, FIORENTINA… Alla quarta sconfitta di fila, la Fiorentina perde (al momento) il treno dell’Europa League, superata dal Genoa. Un po’ ci mette del suo Montella, di solito un mago, qui poco convincente nel modulo camaleonte che confonde i suoi: una sorta di 4-4-2 nel quale Alonso (dietro a sinistra) e Joaquin (avanti a destra) spostano il baricentro per fissare una sorta di 3-4-3 offensivo al quale però mancano misure e sincronismi. Non è un caso che nei gol bianconeri ci siano responsabilità difensive non indifferenti. Non parliamo del ritmo. E di Gomez. Salah non basta: Montella, cosa succede?
Fabio Licari – La Gazzetta dello Sport