Author Topic: Europa League 1/8 finale (ritorno): AS Roma-ACF Fiorentina 0:3  (Read 2096 times)

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Garcia e un impero in crisi d’identità

È un’occasione da non perdere. Non che si tratti di passeggiare sulle rovine dell’impero, ma quasi. La Roma non c’è più. Si è sgretolata passo passo in meno di tre mesi. Ai primi di gennaio contendeva lo scudetto alla Juventus, distanziata un solo punto. Adesso arranca a 14 lunghezze e sente sul collo il fiato di una muta di inseguitori, pronti non soltanto a soffiarle la seconda posizione, ma pure il posto in Champions. In casa non vince dal 30 novembre. Nel 2015 sembrava sapesse solo pareggiare.
 
Ora ha imparato anche a perdere. Prima la Fiorentina, proprio la Fiorentina, in Coppa Italia, poi la Sampdoria in campionato. E in che modo. L’azione della prima rete blucerchiata all’Olimpico rispecchia esattamente la condizione di una squadra in crisi, tecnica e atletica, ma prima ancora in crisi d’identità: un calcio d’angolo battuto rasoterra che ha sviluppato, prima del tiro vincente di De Silvestri, una manovra, tutta rasoterra, composta da quattro passaggi e ben quattordici tocchi di palla, senza alcun intercetto, in un’area gremita da otto giocatori della Roma, oltre al portiere. Un gol da Subbuteo, più che da Playstation. La chiesa non è più al centro del villaggio. La Lazio gioca molto meglio e sembra ormai pronta al sorpasso, la piazza è sempre più in ebollizione.
 
Garcia è passato in pochissime settimane dalle certezze di facile scudetto alle garanzie di un futuro, suo, a Roma, pluriennale e carico di trofei, alle promesse di essere pronto a farsi da parte a fine stagione. Il ds Sabatini, grande imputato per gli errori di mercato sia estivi che invernali, sta confermando di essere più bravo a generare plusvalenze che squadre vincenti. La voce del padrone arriva da Boston sempre più flebile: ormai poi Pallotta parla soltanto del nuovo stadio, un progetto i cui livelli di magnificenza sono inferiori soltanto ai costi sempre crescenti. In campo, declinanti Totti e De Rossi, la squadra si è scelta come nuovo leader Keita, un trentacinquenne che ha la stabilità psicologica di un quindicenne, come dimostrato dalla scena isterica seguita alla più che ingenua espulsione dì lunedì. Quando poi dal pubblico come dai tecnici o dai giocatori più significativi comincia a diffondersi il tam tam del «adesso dovete-dobbiamo tirare fuori le palle», significa che l’idea di gioco, e cioè quello che davvero conta per vincere le partite, si è smarrita (per altre squadre, come le milanesi, la situazione è ancora peggiore perché l’idea di gioco non è neppure stata abbozzata, ma questo è un altro discorso).

Dal giorno della gara d’andata la situazione della Roma, da difficile che era, si è ulteriormente aggravata. Quello che alla Fiorentina appariva come un risultato pericoloso, ora può essere considerato una discreta base di partenza. La qualificazione è davvero possibile. Sarà importantissimo l’avvio di partita. La famosa «idea di gioco» alla squadra di Montella, grazie a Montella, non è mai venuta meno. Dovrà svilupparla subito per impedire alla Roma di riprendere fiducia in se stessa e per alimentare lo scetticismo del pubblico.

Anche prima che la crisi precipitasse, la squadra di Garcia aveva mostrato di soffrire molto l’aggressione alta degli avversari. Né il portiere né i difensori giallorossi hanno una padronanza tecnica tale da consentirgli di eludere un pressing bene organizzato. La scientifica rotazione di uomini operata da Montella nelle ultime partite consente alla Fiorentina di presentarsi all’Olimpico con giocatori sufficientemente freschi e capaci sia di accelerare sia di addormentare la partita. Condizioni entrambe indispensabili perché, al contrario dell’Araba Fenice, la Roma non risorga dalle proprie ceneri.

Corriere Fiorentino
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Stadio: Roma in crisi? Montella conosce l’ambiente e non si fida

Vincenzo Montella conosce Roma e la Roma – scrive Stadio -. E non si fida. Di più: discorsi sulla crisi, sull’Olimpico che fischia i giocatori giallorossi, non vuole proprio sentirne. Eppure è quello il terreno in cui inevitabilmente viene naturale portarlo. Perché il vissuto di un professionista conta sempre. E la Roma è stata un pezzo di storia di Montella: in campo e in panchina, quando il 21 febbraio 2011, con le dimissioni di Claudio Ranieri, venne chiamato dai Giovanissimi a guidare gli ex compagni, chiudendo al sesto posto. Aria d’Europa League, scommessa che la Fiorentina vuole vincere. Nella testa gli ottavi con la Juve un anno fa e l’eliminazione. Nel cuore la voglia di stupire e di stupirsi. Con la certezza di avere dentro quel portato di maturità in più. E quindi di volerci provare. Montella non vuole trovare soluzioni al di fuori della testa e delle gambe dei suoi giocatori. E i fischi dell’Olimpico sulla Roma battuta dalla Samp lunedì scorso non sono un argomento che lo appassiona o lo convince. Almeno così lascia credere.

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Repubblica: Baba solo se con la testa giusta. Gomez (forse) a gara in corso

Muscoli della faccia immobili – scrive La Repubblica -. Montella guarda dritto nella sala stampa quasi deserta. Strana vigilia. Non sembra nemmeno Europa League. Il tecnico è teso, concentrato. Il pareggio dell’andata tiene tutto in bilico. C’è anche Gomez tra i convocati. Si era fatto male contro la Juve, in Coppa Italia, all’inizio di marzo. Ieri è tornato ad annusare l’aria intorno alla Fiorentina. Rifinitura e viaggio a Roma. Giusto per rientrare nel giro. La gara di stasera non fa per lui. Non all’inizio, almeno. Serve gente con le idee chiare e le gambe che girano. Il meglio che c’è. Niente rischi, Montella non se lo può permettere. Per questo si è preso ancora qualche ora prima di decidere chi giocherà accanto a Salah. Il tecnico sta pensando a Babacar – l’egiziano rende di più quando ha davanti un centravanti– però Montella vuole essere sicuro di non correre rischi. Solo se lo vede convinto e con la testa giusta lo manderà in campo.

Se, invece, capisce che a partita in corso rischia di buttare via un cambio (sono merce preziosa, bisogna pensare anche agli eventuali supplementari), allora è possibile che scelga Ilicic. Un ballottaggio motivazionale più che tecnico, ma certe partite si vincono anche così. Forse Montella ha già scelto. O forse no. Chissà. Di sicuro ha poca voglia di parlare. La Fiorentina è arrivata a Roma intorno alle sette di sera, e lui si è precipitato qui a raccontare una vigilia adrenalinica e complicata. La squadra ce l’ha più o meno in testa, anche se fino all’ultimo può sempre cambiare qualcosa. Stasera non può fare errori. Ci sarà un clima elettrico stasera all’Olimpico. La Roma è sotto assedio, i tifosi sono in subbuglio, però Vincenzo, che sa bene come funziona da queste parti, non si fida.

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Stadio: Borja Valero, il grande sogno e quell’Europa League sfumata nel 2011

Borja Valero vuole coronare il sogno – scrive Stadio -. Perché è la Coppa che ha sentito più vicina senza riuscire a braccarla con le mani e alzarla al cielo. E allora i tabù sono due: andare oltre gli ottavi con la Fiorentina dopo aver subito l’eliminazione cocente dalla Juve, e riuscire ad andare oltre la semifinale che a livello personale centrò nel 2011 con la maglia del Villarreal contro il Porto. Che Porto era quello di Villas Boas: Guarin, Moutinho, Falcao, Hulk, l’andata il 28 aprile finì 5-1 e non potè bastare il 3-2 del 5 maggio al Madrigal. Anche quel Villarreal non scherzava: con Borja Valero c’erano Diego Lopez, Nilmar, Santi Cazorla, Capdevila e Giuseppe Rossi, già Pepito, il sogno viola senza fine, in attesa di riabbracciarlo ancora.

Fece gol in quel 3-2 che però non servì a niente, Pepito. Senza Pizarro che ieri ha dovuto mestamente arrendersi ai segnali negativi giunti forzando un po’ il muscolo che la settimana scorsa aveva fatto le bizze, lo spagnolo sarà uno dei due interni a supporto di Badelj (l’altro lo farà Mati). Borja, al terzo anno di Fiorentina, comincia ad essere uno dei veterani di questo progetto. Ha visto la squadra cambiare stagione dopo stagione. Borja Valero lancia il suo messaggio alla squadra. La sua è voglia matta di Europa League. E dentro ci sono ambizione personale e ambizione viola.

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Bucchioni: “Roma aggrappata a Totti e alla forza della disperazione”

Di seguito vi proponiamo un estratto dall’editoriale di Enzo Bucchioni su La Nazione: “Cinque squadre italiane negli ottavi di Europa League non c’erano mai arrivate, vedremo stasera quante ne resteranno. Di sicuro la sfida più affascinante è il derby fratricida tra Roma e Fiorentina. Ora che Garcia ha smesso di suonare il violino, sta passando i guai suoi: se stasera va fuori, chiude con l’Italia. La Roma sta deludendo, lui di più. Un mese fa la Fiorentina ha eliminato i giallorossi dalla Coppa Italia e la storia potrebbe ripetersi, i viola sono più squadra e recuperano Gomez, la Roma si aggrappa alla forza della disperazione e al suo capitano. Ma se il migliore è sempre Totti, uno di 39 anni, qualcosa non torna”.

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Notte viola, a Roma per l’impresa. E il sogno più grande

Ci siamo, stasera a Roma la Fiorentina gioca per l’Europa. Una partita difficile, una di quelle sfide che ti inchiodano il cuore, di asciugano la gola, ti imprigionano lo stomaco. Questa è la partita più importante. E arriva lungo un percorso sofferto e meraviglioso. Una cosa va detta subito: la Fiorentina merita tanto, tantissimo, per ciò che ha dimostrato fino ad oggi. E non parliamo solo della grande prova al White Hart Lane, della vittoria in casa della Juve, dei sei punti presi a Inter e Milan. Il grande merito di questo gruppo sta nell’aver stravolto quei sentimenti negativi che soffiavano come un vento fastidioso sui primi mesi di questa stagione. Il gioco ammosciato, i tentativi di normalizzare Montella, le ruggini di un gruppo di lavoro che fino a quel momento aveva brillato per compattezza e efficienza. Ok, il terzo anno è complicato. Non hai la spinta della novità e l’entusiasmo della ripartenza. Gli avversari ti conoscono. E poi gli infortuni. E la squadra che trotterella un calcio prevedibile. Brutta storia. Sì. E oggi? Beh, oggi l’unica costante restano gli infortuni, quelli che a turno tagliano fuori uomini preziosi. Eppure la Fiorentina resiste. Lo fa anche grazie a una rosa cresciuta di qualità e quantità. Ma la testa è un’altra, e questo tutti l’hanno capito.
Attraversare queste settimane senza soste avrebbe messo in crisi chiunque. Ma, a parte la clamorosa sbandata in casa Lazio, la Fiorentina ha sempre mantenuto la testa lucida e il cuore vivo. Anche la vittoria col Milan ha raccontato qualcosa di importante. E cioè la capacità di ritrovarsi al momento del bisogno. La forza dei top team è quella di prendere tutto anche quando niente sembra funzionare. La Fiorentina lo ha fatto. Certo, magari non è ancora una grande squadra, però spesso ci lascia capire che ha una voglia matta di diventarlo. Per ora è ottima, ambiziosa e, naturalmente, perfettibile. Ma l’anima c’è, e in campo si fa sentire. Anche se cambiano gli uomini, anche se giocare bene non è sempre possibile. L’ambiente è sano. E affamato.

(…)

L’articolo integrale di Benedetto Ferrara in edicola con La Repubblica
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Salah, stasera aspetta l’incoronazione nello stadio del colpo di fulmine viola

Della Fiorentina si è innamorato proprio vedendola muoversi sul campo dell’Olimpico – scrive Stadio -. Mohamed Salah sarebbe sbarcato a Firenze qualche ora dopo il quarto di finale di Coppa Italia: quella notte, all’indomani dei saluti col Chelsea, guardò la partita in televisione. Ammirò Mario Gomez e la sua doppietta, ma soprattutto rimase colpito dal gioco di squadra, dal dinamismo e dall’effervescenza del gruppo. Capì subito che si sarebbe calato alla perfezione nella nuova realtà e schiacciò subito il piede sul gas. Basti pensare che in cinque degli ultimi otto gol realizzati dalla corazzata viola, lui, l’egiziano dalla linguaccia irriverente, ci ha messo lo zampino. L’ultima volta che con la sua velocità ha bruciato tutti, a farne le spese è stata la stessa Roma.

In rete è andato Ilicic, uno dei redenti di Montella, ma il guizzo vincente fu proprio il suo. Adesso vuole prendersi i quarti di finale di Europa League. Vuole spezzare la maledizione di una Fiorentina sempre bastonata negli euro-derby – il sortilegio dura dal 1990, quando l’allora Coppa Uefa finì nella bacheca della Juventus – e provare a rovesciare la prospettiva, magari bucando lui una volta di più la difesa della Roma che nelle gare internazionali di questa stagione, tra Champions e Europa League, ha sempre subìto gol. Adesso vuole essere Salah a fare la storia. Poco importa la storia del mancato passaggio alla Roma dell’egiziano. La Fiorentina aveva il vantaggio di poter gestire la trattativa forte della trattativa aperta con Cuadrado, è evidente, ma alla fine a decidere è stato Momo.

In pochi giorni ha conquistato tutti e pure il rito del bacio della mattonella di campo per festeggiare ogni gol è diventato un must. A Il Cairo, a casa sua, adesso tifano tutti Fiorentina. Si ferma tutto, ogni volta che questo ragazzo veloce come il vento si mette a sfrecciare da una parte all’altra del rettangolo verde. Sa di avere addosso gli occhi di tutti, da quelli del Ct Hector Cuper, che ritroverà subito dopo la gara del Friuli, a quelli di José Mourinho, criticato in Inghilterra per aver avallato l’addio di questo campione che era solo, dicono oltre Manica, da far crescere. Mentre i dirigenti viola sono già al lavoro per provare ad anticipare i tempi del riscatto, Andrea Della Valle si gode il suo nuovo gioiello. E Firenze aspetta solo di incoronarlo definitivamente. All’Olimpico. Stasera.

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La partita speciale di Babacar, lui che poteva essere della Roma

Su La Gazzetta dello Sport si parla della partita speciale di Babacar che all’Olimpico ha esordito in serie A in un Lazio-Fiorentina del 27 febbraio 2010. Sono passati 5 anni ed ora Baba è chiamato a fare l’impresa, a segnare un gol decisivo che possa qualificare la Fiorentina. Ha compiuto martedì 22 anni, adesso il senegalese è pronto per fare la differenza. A Firenze aspettano il rinnovo, c’è ottimismo nell’aria anche perché Babacar ha abbassato le pretese dopo la richiesta iniziale di 1,5 milioni. Cresciuto a pane e pallone, l’Europa League ora passa dai suoi piedi. Una storia strana, anche perché Babacar stasera avrebbe potuto trovarsi dall’altra parte: il progetto di Trigoria prevedeva la cessione di Destro e l’arrivo in giallorosso di Jovetic e Babacar.

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