CorFio: poco più che un allenamento. E Ljajic fa tenerezza (come Montolivo)
Venti minuti per tramortirli e lasciarli a terra esanimi. Venti minuti per prendersi i quarti di finale di Europa League da giocare con chi oggi alle 13 sarà estratto dall’urna di Nyon. Venti minuti per mandarli tutti a casa, almeno quelli che potevano. I tifosi romanisti per esempio che hanno srotolato uno striscione preparato per l’evenienza (ma di certo non immaginavano un tracollo così) con la scritta «Roma s’è rotta il c… A presto», poi hanno abbandonato la curva Sud, per rientrare nel finale e contestare a tutta voce la propria squadra. Il vuoto, alla Roma di Garcia, è rimasto solo questo, insieme alla rabbia minacciosa del proprio popolo. Tutto il resto se lo è preso la Fiorentina di Vincenzo Montella che una volta, quando veniva all’Olimpico, tremava un po’ e che adesso, almeno quando si parla di coppe, festeggia quasi all’idea di doverci tornare. Cinque gol in due giovedì, due in coppa Italia, tre ieri (e sarebbero potuti essere anche di più visto che Salah ha colpito palo e traversa), così la Viola si è presa il diritto di venire ad allenarsi in casa della seconda in classifica (ancora per poco se continua così). Perché, alla fine, la serata di ieri questo è stato: un allenamento serale contro un avversario in preda alle proprie schizofrenie (in campo e sugli spalti) e sotto ostaggio dei propri tifosi.
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E i viola? Perfetti nel cavalcare tutto questo, prendersi i regali giallorossi e portarsi a casa una qualificazione che alla vigilia dopo l’1-1 dell’andata era da considerarsi in bilico (unico neo l’infortunio muscolare a Savic). Impossibile però prevedere una serata del genere in cui è quasi impossibile valutare tatticamente la Fiorentina perché quasi in totale assenza di avversario. Poco importa però, perché i viola i quarti di finale di questa coppa se li meritano più di tutti. Per quello che hanno espresso in questi due anni di calcio montelliano, per la costanza e la serietà con cui hanno onorato la seconda competizione europea e perché più di tutte le squadre italiane che hanno partecipato alle competizioni italiane sono state il vero spot di un calcio che può essere bello e vincente anche restando nelle regole dentro e fuori dal campo, dietro la scrivania e sugli spalti. Per questo ha fatto quasi tenerezza vedere Ljajic espulso, lasciare il campo nel finale accarezzato dai suoi ex compagni. Lui, che ha pensato che bastasse lasciare Firenze per andare a vincere e che come Montolivo, Jovetic (e chissà magari anche Cuadrado) adesso si mangia le mani.
Ernesto Poesio – Corriere Fiorentino