Il piccolo Diavolo
Per il Milan doveva essere la stagione del rilancio dopo un 2013-14 assolutamente da dimenticare. E fino a dicembre, grazie alla vittoria contro il Napoli, il pareggio dell’Olimpico contro la Roma e la zona Champions a vista d’occhio, sembrava potesse essere così. Poi, però, con il 2015 – inaugurato con la sconfitta interna con il Sassuolo – è cominciata la discesa verticale dei rossoneri. Potremmo parlare di piccolo diavolo, prendendo spunto dal film del 1988 con Roberto Benigni e Walter Matthau.
Sono davvero poche le luci di questo Milan: Diego Lopez, Bonaventura, Menez e De Jong su tutte, anche se l’olandese non ci sarà al Franchi perché infortunato. Tanti, in compenso, i problemi.
Partendo dalla difesa, Inzaghi non è mai riuscito a trovare la coppia di centrali titolare. In generale, nessuno ha mai dato garanzie sufficienti. Alex doveva essere l’elemento in grado di far fare il salto di qualità al reparto arretrato anche con i suoi gol di testa e su punizione. Il brasiliano, però, si è rivelato troppo timido e, soprattutto, non affidabile sul piano fisico, visto che è stato quasi sempre alle prese con problemi muscolari. In più, non ha mai segnato fino adesso. La concentrazione, poi, è uno dei punti deboli dei difensori rossoneri. Non è insolito che spesso lascino gli avversari completamente smarcati nel cuore dell’area di rigore. Vedere, ad esempio, la rete di Maccarone a San Siro. Capitolo calci piazzati. Nonostante gli insegnamenti del mago Gianni Vio (di casa a Firenze fino alla scorsa estate), il Milan ha siglato solo tre gol da fermo, subendone ben nove.
Non manca la confusione tattica. Dal 4-3-3 al 4-3-1-2, ma non solo. Nelle prime sedici partite Inzaghi ha cambiato solo due moduli. Nelle ultime dieci, ben quattro. Il tecnico piacentino non sembra avere le idee chiare.
A differenza della Fiorentina e delle altre squadre di alta classifica, il Milan ha pochissima qualità a centrocampo tra De Jong, Poli (squalificato lunedì), Muntari ed Essien. Dovrebbe essere Montolivo a dettare i tempi, ma l’ex viola, lento e con scarsa iniziativa, è out e quando impiegato ha sempre deluso quest’anno. Il migliore fin qui è stato De Jong, ma impostare la manovra non è il mestiere dell’olandese.
Menez è croce e delizia dei rossoneri. Se in giornata, è il giocatore capace di accendere la luce del Milan. In caso contrario, è irritante ed egoista. Il francese ha timbrato il cartellino tredici volte. Gli altri fanno una fatica tremenda ad andare in gol. Honda non segna dal 19 ottobre, doppietta al Verona, e gli attaccanti “veri” (Fernando Torres prima di tornare all’Atletico Madrid, Pazzini e Destro) difficilmente si rendono pericolosi nell’arco di una partita. Ed ecco un altro problema: la solitudine dei numeri nove. Il “puntero” è sempre isolato, gli arrivano solo palloni sporchi e ingiocabili. Non bastano i movimenti dei compagni anche perché il più delle volte sono movimenti senza logica, dettati da improvvisazione a testa bassa. Insomma, il centravanti non entra mai nel vivo della manovra.
Infine, Cerci. Accolto a gloria dai tifosi rossoneri, l’esterno è il lontano parente di quello visto con la maglia del Torino. Imballato e poco convinto, raramente riesce a saltare l’uomo, garantendo così la superiorità numerica. Il giocatore classe 1987 non sembra funzionale agli schemi del Milan. In più, alcuni rumors parlano di una lite con Inzaghi avvenuta in occasione della gara con il Cesena. A Milanello tira aria di tempesta. E intanto Sarri è entrato nel mirino del club di via Aldo Rossi.
STEFANO NICCOLI