La solitudine di SuperPippo, ancora sul filo del fuorigioco
Prima Conte, poi Montella, infine Sarri. «Ci rido sopra», si difende Filippo Inzaghi, icona del Milan, soprattutto giovane allenatore nella tempesta. Ogni giorno una sgradita sorpresa, un altro tecnico accostato alla sua traballante panchina, un rivale in più da sconfiggere nel mezzo di una stagione cominciata bene e progressivamente naufragata.
Inzaghi a Firenze si gioca il posto e non è la prima volta che succede in questo disgraziato 2015 dall’andamento lento, dieci punti nelle prime dieci partite dell’anno. Pippo ci ha fatto il callo, aggrappato al destino e ancorato alla passione che lo sostiene. Solo contro tutti, abbandonato da Berlusconi che ormai diserta regolarmente Milanello, commissariato da Galliani che ne studia le mosse, sfiduciato dalla critica. Però non molla e come faceva nella precedente vita, da centravanti consumato e letale, vive sul filo del fuorigioco. «Faremo una partita da Milan», azzarda inseguendo una nuova partenza, l’occasione di dare una svolta, di salvare il salvabile, di agganciare il treno che conduce all’Europa, ora lontana sette punti. Impermeabile alle voci: «Sarri? Ci rido sopra, sento l’affetto del presidente e della società. Mi dispiace per i tifosi che leggono cose non vere…», dice più per provare a convincere se stesso che per reale convinzione. Concentrato sulla Fiorentina e su Montella, uno di quelli accostati al Milan. Inzaghi oggi guarda dentro il campo e non fuori e pensa che l’anno scorso, di questi tempi, un altro illustre debuttante di nome Clarence Seedorf, al Franchi ha salvato il posto con le reti di Balotelli e Mexes.
Trovare la quadra però non è facile. Il Milan è prevedibile e involuto, fragile in difesa, modesto a centrocampo, legato alla fantasia di Menez che spesso gioca da solo ma quando s’accende cambia il destino della squadra. I risultati sono modesti, a dispetto di una partenza a razzo, 14 punti nelle prime sette partite. Ora i rossoneri arrancano, due vittorie appena in trasferta, l’ultima a Verona in casa dell’Hellas il 19 ottobre, cinque mesi fa. Da quel giorno più delusioni che gioie dentro una spirale terribile. E contro il Verona, Pippo ha tremato davvero. Raggiunto al 94’, è stato processato ad Arcore e si è salvato solo per mancanza di alternative. Brocchi, ora alla Primavera, sarebbe un’altra scommessa. E che scossa potrebbe dare Tassotti, che di Pippo è il vice? Così resiste l’idea maturata da Berlusconi e approvata da Galliani di andare avanti così, sino al termine del campionato, inseguendo l’Europa (League) e una parziale riscossa.
Ma il futuro è segnato. La prossima stagione il Milan ripartirà da zero. Ecco perché in queste settimane Pippo, oltre a cercare la scossa, deve convivere con le voci. Sacchi suggerisce Sarri, il maestro dell’Empoli; Berlusconi è intrigato da Montella, che però ha la clausola e ha garantito che continuerà alla Fiorentina. Marcello Lippi, vecchio rivale alla Juve, potrebbe diventare il nuovo direttore tecnico. Inzaghi, che sa bene come funziona il carrozzone, cerca di cambiare il destino senza il centrocampo titolare visto che a Firenze Montolivo e De Jong sono infortunati e Poli è squalificato, soprattutto meditando Honda trequartista dietro Destro e Menez. «Ho ancora un po’ di tempo per studiare la formazione», dice nascondendosi dietro un po’ di sana pretattica.
È l’ora della verità. Inzaghi spera che la Fiorentina sia stanca e distratta dalla sfida con la Roma per l’Europa League. Soprattutto confida che, d’incanto, il Milan si ricordi di essere una squadra. Perché nel suo cuore di fanciullo tutto è ancora possibile, anche il miracolo di riprendersi ciò che gli sta più a cuore: il futuro del Milan.
Corriere Fiorentino