Verso Tottenham-Fiorentina: un tifoso ci scrive
Sarà per l’innegabile fascino del calcio inglese e di tutto ciò che lo circonda, sarà anche un po’ per un avversario difficile arrivato troppo presto sul nostro cammino un po’ come la Juve l’anno scorso, fatto sta che questa vigilia è tutt’altro che normale. E’ almeno da sabato che il pensiero è fisso su questa data, su come incastrarlo al meglio con la lezione d’inglese e, soprattutto, su come vederla. Mediaset dà in chiaro l’Inter, la priorità in casa allora è per Davide, ma proprio oggi, in extremis, arriva salvifico l’intervento degli elettricisti a sistemare le antenne in ogni stanza. Inter in una Tv, Fiorentina con Premium sull’altra. Ma non basta, il conto alla rovescia sembra scorrere tanto piano quanto in realtà questa partita si sta inesorabilmente avvicinando, quasi come se quelle 21.05 di oggi non volessero arrivare mai.
E’ “solo” un sedicesimo di finale, ma gli aerei sono prenotati fin dal momento del sorteggio e i pochi biglietti a disposizione sono andati esauriti in sei minuti tanto da mandare altrettanto velocemente in fumo i piani miei e di mio fratello di una gita dalle parti di White Hart Lane. E’ “solo” un sedicesimo di finale, ma l’aria che si respira è quella delle grandi serate europee, quelle che l’anno scorso abbiamo appena assaporato e di cui, invece, abbiamo tutti gran voglia di inebriarci un po’ più spesso. Come ad Eindhoven, con le perle del Fenomeno (a proposito, Pepito torna presto), o come in quella Liverpool che ci ha sempre portato bene, prima con i rigori all’Everton e poi sbancando Anfield, in quella notte apparentemente inutile per la classifica, quanto necessaria per consegnarci definitivamente all’Europa che conta. O, perché no, come a Firenze, in quella gelida notte del 2010 dove, senza neanche ancora saperlo, di fatto costringemmo alla resa una delle squadre più forti d’Europa, inchinandoci solo alla (s)vista di un O(v)r(eb)o danese.
E poco importa che lì, anziché proseguire, la storia si sia fermata. Perché poi si riparte sempre e forse ci siamo arrestati un attimo solo per prendere la rincorsa. E’ “solo” un sedicesimo di finale, ma la magia che circonda Firenze e la sua squadra è quella che ti fa sentire a casa anche quando sei nato a 700 km di distanza e in mezzo a tanti amici anche quando solo in curva al Bentegodi in realtà non conosci nessuno. “Perché Firenze è Firenze, se non sei dentro sei fuori” scrive Pepito Rossi nel suo libro e, a pensarci bene, io non la cambierei per niente e nessun’altra squadra al mondo.
Perché poi, che l’avversario si chiami Tottenham o Cesena poco importa, il cuore batte sempre forte e, tolto rigorosamente il commento dei telecronisti, da casa l’inno lo canti comunque a squarciagola, che rimbombi nelle casse del Franchi o parta spontaneo dal settore ospiti in trasferta. E’ “solo” un sedicesimo di finale, ma noi che veniamo da appena una finale in tredici anni sappiamo che dobbiamo fare molto più degli altri, perchè nei tg come sui giornali verremo sempre dopo le altre, quelle “forti”, anche se negli ultimi 7-8 anni tranne uno ci sono quasi tutte finite sistematicamente dietro. Ma mentre le altre fanno gli stadi e “mangiano” sempre la torta più grande dei diritti tv, noi ci siamo sempre, anche quest’anno, a metà del guado tra una tifoseria e una città che trasmettono sempre una carica speciale nelle situazioni importanti e forse proprio la paura e la pressione che la festa ci venga rovinata troppo presto.
Ma mister Berruto, cuore granata, insegna che bisogna essere felici ed orgogliosi di affrontare avversari difficili e temibili e allora noi siamo pronti, mentre saluto il Niccolò giornalista da poco sbarcato a Londra e prendo accordi col Niccolò noto blogger, nomi fiorentini per amici viola fino al midollo come me che invece vengo da Potenza, per vederla fianco a fianco e magari preparare una nuova video-storia. Perché si sa che in una storia più si va avanti e più c’è da scrivere sempre la pagina più bella.
D.V.