Finalmente cattivo, Mario la butta dentro e vola sotto la Fiesole
Avete presente «Sliding doors»? Due vite parallele. La stessa persona, gli stessi movimenti, le stesse (quasi) identiche scene. A far la differenza sono i dettagli. Basta un niente, e la storia si ribalta. Un attimo in ritardo, e tutto crolla. In fondo, anche nel calcio, funziona così. Prendete Mario Gomez. Cosa sarebbe successo se quel tiro contro l’Atalanta non fosse stato (leggermente) deviato? Magari sarebbe finito in curva, e ora saremmo ancora a parlare di un bomber fantasma alla disperata ricerca di se stesso. Invece, quella botta di destro, è finita all’incrocio, e come per magia le vite parallele di Mario si sono ricongiunte.
Come se niente fosse successo. Come se un anno e mezzo di infortuni, gol sbagliati e prestazioni inspiegabili fosse stato solo un brutto sogno. Un bruttissimo sogno. Poi, all’improvviso, il 33 ha ritrovato la via smarrita. Se lo son chiesti tutti dopo la doppietta in Coppa Italia. Si sarà finalmente sbloccato? La risposta è arrivata ieri sera. E’ bastato poco. Anzi. Niente. Bastava guardarlo in faccia. Sguardo presente. Cattivo. Altroché quello sguardo perso nel vuoto al quale (purtroppo) ci eravamo abituati. E poi i movimenti. I palloni sporchi son tutti suoi. Quelli alti pure. Fino al 19’, e a quella palla che gli si avvicinava piano piano. Un tiro sbagliato da Pizarro, una rapida torsione su se stesso, un piattone sinistro che s’infila in porta. Un paio di settimane fa, probabilmente, ci sarebbe inciampato sopra. Adesso, però, quelle maledette strade parallele si sono incontrate. E Mario è tornato Super. E allora via sotto la Fiesole,per inchinarsi ad una curva che non l’ha mai abbandonato. Nemmeno quando era oggettivamente difficile difenderlo. Chissà. Magari lo hanno stimolato i gol di Babacar e l’arrivo di Gilardino. Oppure il fatto di avere davanti la Roma. Non è un mistero, del resto, che qualche settimana fa si fosse creata la possibilità di uno scambio con Destro. Magari erano soltanto chiacchiere. O forse no. Impossibile stabilirlo con certezza.
Di sicuro, il Panzer, non era più incedibile. E nemmeno titolare inamovibile. Anzi. Poco importa, comunque. Quel che conta è che, probabilmente sta iniziando una nuova storia. Basta. Ripensare, appunto, a quella scarica di adrenalina sotto i suoi tifosi. Un gol banale (ne avrà segnati a decine così in carriera) che lo proietta in una specie di trance agonistica. Rincorre, rientra (a volte anche troppo), e manda in porta i compagni (come con Pasqual) con sponde perfette. Un giocatore trasformato. O meglio. Un giocatore. Anche nel secondo tempo, quando la squadra cala un po’ e lascia più spazio alle iniziative della Roma. Lui è sempre lì. Sul filo del fuorigioco, pronto a farsi trovare nel posto giusto, al momento giusto. Si vede ad occhio nudo la differenza rispetto all’altro Mario. Quello che, ad un certo punto di questa strana storia, aveva preso la strada sbagliata. Quello di ieri sera no. Questo è (finalmente) un centravanti vero. E allora, con un po’ di ritardo, willkommen Super Mario Gomez.
la Repubblica