CorFio: Per Gomez un pugno nello stomaco
Nel segno di Baba. Mentre Mario guarda con sguardo spento e pensieroso dalla panchina dopo l’ennesima prova incomprensibile, sempre lontano dal pallone e dai meccanismi di una squadra che, nonostante le tante parole, con i fatti dimostra ancora una volta di non saperlo supportare. E sopportare. Così, quel gol all’ultimo secondo del giovane talento diventato giocatore vero, se da una parte spedisce la Fiorentina in alto a soli tre punti dal terzo posto occupato da Napoli e Sampdoria, dall’altra non può che arrivare forte, come un pungo allo stomaco, a colpire l’orgoglio e le residue convinzioni di un attaccante che ormai di Super ha solo il ricordo e qualche titolo sbiadito sui giornali. Corse a vuoto, i soliti stop sbagliati, qualche colpo di testa finito troppo alto, la solita generosità e gli immancabili goffi tentativi, la partita di Mario Gomez anche al Bentegodi è stata la fotocopia di quanto visto già troppe volte in questa stagione.
Luccica invece, con rinnovata forza, la stella africana di Babacar rientrato in campo al 20’ della ripresa dopo un mese e mezzo passato a guarire da un infortunio muscolare che aveva privato Montella del cannoniere viola (cinque gol, compreso quello di ieri, in campionato che diventano 6 se si considera anche l’Europa). Solo venticinque minuti, una condizione fisica apparsa ancora lontana dalla sufficienza come ha confermato Montella («non era entrato in partita, gli ho anche fatto cenno che l’avrei tolto e forse ho pure esagerato»), eppure la capacità di farsi trovare nel posto giusto al momento giusto su quel cross anche un po’ sbilenco di Joaquin trasformato in gol della vittoria con un colpo di testa traditore, a pallonetto, tanto infido quanto vincente.
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Ernesto Poesio – Corriere Fiorentino