Author Topic: La presentazione di “My way” di G. Rossi  (Read 354 times)

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Tutta la voglia di Rossi: “Tornerò più forte di prima, ne sono certo”

Queste le parole di Giuseppe Rossi nel corso della conferenza stampa indetta per la presentazione di “My way”, il libro firmato dallo stesso Pepito: “Ringrazio quelli della Syracuse, la Mondadori e Alessandra (Bocci, ndr). Abbiamo deciso di far uscire questo libro perché ci sembrava il momento giusto per raccontare l’uomo oltre che il calciatore. I sacrifici che ha fatto, questo viaggio unico che non a caso ho voluto titolare “My way”. Fiorentina-Juventus dello scorso anno? E’ stato un momento bellissimo sia per me, che per i miei compagni. Ma anche per tutta Firenze. Quella parte lì è molto bella perché racconta delle piccole storie che sono accadute attorno al campo. Spero di vedere delle belle cose anche venerdì prossimo… Nel libro parlo anche del mio rapporto con il cinema, una cosa che seguo e che considero un buon passatempo.

La Fiorentina? Abbiamo gli stessi obiettivi. Cerchiamo sempre di migliorare per arrivare più in alto possibile. Ricordo che i direttori hanno avuto molta fiducia in me quando mi hanno contattato. La squadra sta lavorando molto bene e stiamo migliorando piano piano. Fisicamente sto bene, sto migliorando ogni giorno. Ci vuole pazienza. Faccio le solite cose che si fanno in palestra e a casa, siamo sulla strada giusta. Se mi sento più americano o italiano? E’ una bella domanda perché la mia storia è divisa tra Italia e Usa. In campo mi sento italiano. Fin da piccolo mi svegliavo presto per vedere la Serie A e anche a livello giovanile sono cresciuto nel Parma. In America sono nato e ho vissuto i primi 12 anni della mia vita. Mi porto dietro la mentalità di quel paese, la capacità di affrontare certe situazioni. E’ stato bello rivivere il passato attraverso questo libro: dalla decisione di venire a giocare a Parma da piccolo, quella di andare a Manchester, fino alle decisioni relativi ai miei infortuni.

Nel libro potrete leggere come ho fatto a superare assieme alla mia famiglia e ai miei compagni i momenti più duri. Parlo anche degli obiettivi personali in maglia azzurra e come la penso nei momenti in cui indosso quella maglia che pesa tanto. In America qualche tifoso viola lo trovo, è bello veder crescere questa passione. Qualcuno ha parlato di carriera finita ma certe cose cerco di lasciarle fuori dalla mia testa, penso solo a tornare più forte di prima, cose di cui sono certo. Sotto l’aspetto del gioco tornerà più forte anche se ancora non so quando. Voglio prendere tutto con tranquillità e rispettare le tempistiche. Ci tenevo tanto a pubblicare questo libro. Tanto merito va ad Alessandra Bocci.

STEFANO ROSSI
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Re: La presentazione di “My way” di G. Rossi
« Reply #1 on: 12/02/14, 22:48 »
VIDEO VN: Rossi sul recupero, la Fiorentina, la Juventus e la doppia nazionalità





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Re: La presentazione di “My way” di G. Rossi
« Reply #2 on: 12/02/14, 22:53 »
VIDEO VN: la determinazione di Pepito e il suo pensiero sulla Nazionale




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Re: La presentazione di “My way” di G. Rossi
« Reply #3 on: 12/02/14, 22:55 »
E spunta anche una mini-riunione tra Pradè, Macia e i fratelli Pastorello…

Piccola nota di calciomercato a margine della presentazione di “My way”, il libro firmato da Giuseppe Rossi. Dopo la conferenza stampa, piccolo colloquio in separata sede tra gli uomini mercato viola Daniele Pradè, Eduardo Macia e i fratelli Pastorello, Andrea e Federico. Trattative in corso alle porte del mercato di gennaio? Anche qualche giorno e lo sapremo.

STE.RO.
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Re: La presentazione di “My way” di G. Rossi
« Reply #4 on: 12/02/14, 23:30 »
La via di Giuseppe

Presentato il libro di Giuseppe Rossi 'A modo mio - My Way' scritto in collaborazione con la giornalista Alessandra Bocci.

http://it.violachannel.tv/dettaglio-pagina-video/items/data_02-12-2014_la-via-di-giuseppe.html
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Re: La presentazione di “My way” di G. Rossi
« Reply #5 on: 12/03/14, 12:50 »
“Io, Pepito tra sogni, sfortuna e Moby Dick”. L’articolo di Repubblica

Vi ho raccontato una storia che non sapevo di voler raccontare. Mi pareva troppo presto, perché sono ancora troppo giovane per raccontare la vita e perché pensavo che qualcosa dovesse sedimentare. I momenti belli sono leggeri e sanno volare, quelli negativi sono come un tifone, o se va bene una mareggiata che smuove tutto, che lascia detriti sulla spiaggia: ci vuole tempo per rimettere in ordine».
Inizia così l’ultimo capitolo di “ A modo mio ( My way)” (Mondadori, 16 euro), il libro che Giuseppe Rossi ha scritto insieme alla giornalistadella Gazzetta dello Sport Alessandra Bocci.

Un racconto intimo, vero, in alcuni passaggi pudico e riservato. Proprio come Giuseppe, che di questo libro ha controllato tutto. Ogni riga, ogni frase, ogni virgola. Perché dentro c’è la sua vita. Il mondo. C’è la sua semplicità, il legame con la famiglia, la presenza costante di suo padre, la sua grande forza interiore. La “sfiga” e la rinascita. Sempre. «Quando ti fai male senti un rumore sordo dentro di te, e questa è la cosa che spaventa più di tutto. È un rumore incomprensibile. Poi vedi tanta gente intorno al tuo lettino in clinica e pensi: “Non sono morto, è soltanto un ginocchio”. La gente viene lì e ti guarda come se tu fossi veramente sfortunato, e poi leggi qualche titolo sul giornale e tutto il resto. Forse hanno ragione loro, forse è una tragedia. Ma non ci voglio credere: mia madre, mio nonno mi direbbero che è tutto totalmente assurdo. Una sconfitta non è una guerra persa, il mio ginocchio è ferito ma io non mi arrendo. Nemmeno da pensare. Un infortunio, tante storie, e allora? Capita a tutti. Sono in piedi».

 
C’è la storia di oggi. Il rapporto con le tre donne della sua vita. La mamma Nilde, la sorella Tina, la fidanzata Jenna. «Sono circondato da donne meravigliose: Nilde, Tina, la mia fidanzata Jenna. Poi c’è nonna Elia, con la sua saggezza e i suoi piatti squisiti, nonna Concettina, la nonna paterna, che quando ero in Italia con papà, si preoccupava sempre di sapere se mangiavo abbastanza ». Il ricordo di suo padre: «Non so dire cosa fosse Fernando. Era mio padre e tanto mi basta. Era un uomo che viveva con ostinazione un sogno americano che in realtà era un sogno italiano: io, lui e il calcio, che qui chiamano soccer. Nilde e Tina mi consigliano, o cercano di farlo, ma Fernando era un’altra cosa. Se n’è andato nel febbraio 2010 e noi cerchiamo di riempire il vuoto pensando sempre che c’è ancora e che bisogna fare come consiglierebbe lui: è il mio modo per sentirlo ancora accanto a me. “ My Way” era la sua canzone. È un pezzo un po’ triste, però rispecchia il carattere di mio padre, che veramente ha fatto le cose a modo suo. Era un uomo sospeso in mezzo a due continenti, sapeva dove voleva arrivare e dove voleva che arrivassi».

 
Ma “ A modo mio” è anche un viaggio nel pallone. Dai primi calci in New Jersey al calcio vero. Il Parma, dove è iniziato tutto, poi il Manchester, il Villarreal fino alla Fiorentina. Storie che si intrecciano nella sua testa, passaggi di una vita. Un presente che è anche futuro. «Chi non è di Firenze o non ci ha mai vissuto non può capire cosa sia la Viola. Si dirà: è come la Roma, o la Juve, o il Napoli, il Milan, l’Inter, insomma tutti quei club che suscitano un amore viscerale. Ma non è vero. Non è così. Firenze è Firenze, se non sei dentro sei fuori: è come essere ancora all’epoca dei Medici, con un principe che governa e vuole imporre la sua legge al mondo e pensa di poter sconfiggere chiunque. Firenze è visionaria».
Ci sono i sogni, anche. Quello di Moby Dick. La maglia azzurra è una botta di orgoglio per quel taciturno emigrante al contrario. «(…) Ognuno di noi ha la sua Moby Dick, e correre per raggiungerla, viaggiare per inseguirla, è forse più importante del ritrovarsi faccia a faccia e sapere che il lavoro è compiuto. (…) Adoro il calcio e voglio vincere. La mia Moby Dick si chiama Mondiale, ho avuto tanti problemi per raggiungere la balena, e la sto ancora cercando, ma la ricerca è essenziale per la maturazione di un essere umano e sono convinto che, prima o poi, arriverò ».

la Repubblica
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