E Mati allontana la paura, un calvario durato troppi mesi
Qualcuno, forse, se lo era anche dimenticato. Da una vita, infatti, non giocava una partita ufficiale. Da tanto, troppo tempo: era il 13 marzo scorso e Mati Fernandez chiedeva il cambio a Torino, durante l’andata di Europa League contro la Juventus. Troppo forte il dolore a quella maledetta caviglia destra per continuare. Da quel momento iniziava il calvario del centrocampista cileno, costretto poi a saltare anche i Mondiali.
Impossibile non operarsi perché la lesione parziale del legamento deltoideo — questo recitava il report della società proprio dopo la sfida europea — non poteva che essere curato con un intervento chirurgico. Operazione e addio mondiale. I primi a fare coraggio a Mati furono i compagni della Roja, seguiti da quelli viola. Intervento riuscito e inizio di una lunga fase di riabilitazione, continuata anche in ritiro a Moena, sempre con il sorriso sulle labbra, convinto alla fine di ritrovare il campo.
Montella non ha mai fatto mistero di considerare il cileno un jolly prezioso, pronto a entrare a partita in corsa o da titolare – come ieri – e riuscire a dare il suo contributo sempre. A sorpresa contro l’Atalanta l’allenatore viola ha rispolverato il centrocampo a cinque, il brodo primordiale per Mati che non ha perso un colpo, contrastando e rilanciando con puntualità soprendente per uno che non vedeva il campo da mesi. Il numero 14 viola, però, ha dato l’impressione di non aver mai interrotto il suo cammino con la Fiorentina, ritrovandosi a dialogare in mezzo al campo con compagni nuovi, ma sempre con facilità di tocco e buona visione di gioco. E alla fine sono arrivati anche i complimenti dell’ambiente viola. Ottimo segnale.
La Nazione