Mario, Antonio e le liti di un’Italia spaccata
Interessante articolo di Francesco Saverio Intorcia su La Repubblica che ricostruisce alcuni episodi avvenuti nello spogliatoio e nel ritiro dell’Italia in Brasile. Ecco alcuni passaggi:
L’Italia di Cesare al Mondiale è diventata una Babele, con tre momenti di tensione prima, durante e dopo la partita decisiva contro l’Uruguay, a chiudere un mese di frizioni latenti. Alla fine, il gruppo è scoppiato: ricomporlo sarà missione delicata del nuovo ct. Alla vigilia, Antonio Cassano non aveva digerito per niente l’esclusione. Raccontano di un diverbio acceso, prima di Italia-Uruguay, quando il numero 10 ha saputo di non giocare. Si è lamentato molto, guarda lì, due punte e io sto fuori, dopo tutto quello che ho fatto in Italia. A redarguire Cassano è stato Buffon, intervento necessario nel ruolo di capitano.
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Poi la partita, e le solite bizze di Mario Balotelli che il gruppo non ha mai sopportato. Era stato redarguito anche il giorno prima del preparatore, si allenava poco convinto. E Prandelli lo aveva catechizzato per tutto il primo tempo, arrivando anche ad abbracciarlo e a sussurrargli consigli tattici all’orecchio. Ma l’atteggiamento del centravanti non è cambiato: sempre a terra, sempre a lamentarsi con l’arbitro, capace poi di prendersi un giallo che gli farà saltare la prossima partita ufficiale. “Mario, cerca di cambiare o sono costretto a cambiarti dopo 10 minuti”. Balotelli non ha gradito la ramanzina del ct, ha cominciato a borbottare nello spogliatoio, a gironzolare, a imprecare. Qui, c’è stata la rivolta dei veterani: nel momento in cui la qualificazione era in bilico, bisognava avere un atteggiamento diverso. La lite è continuata, Mario ha perso le staffe, Prandelli ha deciso che non poteva farlo tornare in campo. Fuori lui, dentro Parolo.
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La tensione è continuata dopo l’eliminazione. Pirlo aveva chiesto ai suoi di aspettarlo dopo l’antidoping, per fare un discorso di commiato. Cassano sbuffava, Bonucci l’ha ripreso a muso duro. Zitto tu, che non hai vinto niente, o qualcosa del genere. Balotelli è uscito dalla doccia, si è rivestito in fretta senza parlare con nessuno, quindi ha indossato le cuffie ed è scappato via, guadagnando il pullman. De Rossi, qui, è stato quello dei senatori che ha preso peggio l’atteggiamento strafottente del centravanti. Raccontano di alta tensione fra i due, certificata poi dalle parole del romanista. Ha usato un’espressione precisa, il centrocampista giallorosso: non abbiamo bisogno di figurine. Si riferiva, più o meno inconsciamente, anche a quel tweet di Mario che aveva riempito l’album dell’Italia con 11 Balotelli.
Ma c’erano state altre frizioni, in un ritiro isolato, con orari non proprio ferrei, in cui chi aveva la famiglia tendeva a isolarsi, e chi era in Brasile da solo mugugnava. Da un lato i veterani, gli ex campioni del mondo. Dall’altro i giovani. E in mezzo una generazione cuscinetto incapace di assumere la leadership, in partita e nello spogliatoio. (…)