Author Topic: Coppa Italia (finale): ACF FIORENTINA-SSC NAPOLI 1:3  (Read 5598 times)

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Re: Coppa Italia (finale): ACF FIORENTINA-SSC NAPOLI 1:3
« Reply #88 on: 05/04/14, 17:49 »
Fiorentina, primi 15′ di black out

La Coppa è del Napoli, la quinta nella storia della società, e verrebbe voglia di aggiungere che invece il calcio è di nessuno. Lo hanno abbandonato a Roma dalle nove di sera fin quasi alle dieci, quando poi qualcuno ha deciso che non era il caso di restare ancora una volta ostaggi di una curva. La Coppa è del Napoli che l’ha vinta in un quarto d’ora, annientando la Fiorentina con la straordinaria doppietta del suo unico napoletano, Lorenzino Inisgne, indiscusso protagonista dei primi venti minuti della gara. Ai viola ha lasciato poi un’ora di gioco, ma il risultato era già suo, era già di Rafa Benitez che ha completato il suo primo trionfo italiano col 3-1 oltre il 90′ di Mertens che era subentrato ad Hamsik, confermando, il tecnico spagnolo, di vincere sempre qualcosa nel suo primo anno in una nuova squadra.

15′ choc. La Fiorentina ha cominciato a giocare quando ha smesso il Napoli. E il Napoli ha smesso presto perché, dopo poco più di un quarto d’ora, s’era convinto di avere già la Coppa in tasca. Doppietta di Insigne, salvataggio sulla linea di Borja Valero, quasi autogol di Gonzalo Rodriguez. La Fiorentina era stata spazzata via. Aveva preso il solito gol in contropiede, un classico delle ultime due stagioni. Palla persa da Aquilani per un contrasto di Hamsik, scatto dello slovacco, Aquilani non ha avuto il coraggio di fermarlo con un fallo (sarebbe stato da giallo), palla a Insigne, splendido destro al volo a rientrare sul secondo palo, con Savic che ha cercato di chiudere senza riuscirci. Anche il 2-0 ha ricordato il primo gol: attacco a destra di Callejon, cross, palla alle spalle di Higuain e della difesa viola, ma davanti all’altro piede di Lorenzino e raddoppio con deviazione di Tomovic. Tutto a una velocità che per la difesa della Fiorentina era insostenibile.

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Re: Coppa Italia (finale): ACF FIORENTINA-SSC NAPOLI 1:3
« Reply #89 on: 05/04/14, 17:52 »
Tifosi viola perfetti… o quasi

Fra tutti i problemi sterni e interni generati dalla tifoseria del Napoli, da parte dei viola perfetti per quasi tutta la manifestazione, dobbiamo segnalare un coro di discriminazione territoriale («Vesuvio lavali con il fuoco») avvenuto al 27’ del primo tempo. I tifosi partenopei hanno risposto in maniera ironica intonando loro stessi il coro incriminato. Fischi anche all’inno di Mameli, ma questo da parte dei due schieramenti.
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Re: Coppa Italia (finale): ACF FIORENTINA-SSC NAPOLI 1:3
« Reply #90 on: 05/04/14, 18:05 »
La tribuna Vip parla fiorentino

PARATA di vip in tribuna. Riflettori puntati su Matteo Renzi, che come esordio da premier ha una bella gatta da pelare, e da Firenze è partito il vicesindaco Dario Nardella, l’ex campionessa di atletica Fiona May (candidata con il Pd a Firenze). Rosy Bindi ha una sciarpa viola al collo, e poco distante da lei siede il presidente del Senato Grasso. C’è il socialista Riccardo Nencini, che prima della lunga parentesi ante gara parla a lungo con gli imprenditori Sandro Fratini e Alessandro Bastagli. Ci sono anche i Bassilichi, vicini a lady Montella, che gioca in casa. Presenti il ct Prandelli, Ferrara e Zeman. I vertici del calcio erano rappresentati da Abete e Beretta, presidenti di Federazione e Lega. (La Nazione)
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Re: Coppa Italia (finale): ACF FIORENTINA-SSC NAPOLI 1:3
« Reply #91 on: 05/04/14, 18:10 »
Ciro, tifoso napoletano che lotta contro una pallottola

La parola Ciro, a notte fonda, è un urlo di dolore e una tenue speranza. Sono le 23.30 quando il ragazzo viene trasferito da un ospedale all’altro, con una pallottola ancora infilata nella schiena, mentre il papà fuma nervosamente sbirciando al di là della tendina che lo separa dalla lettiga e dagli sportelli dell’ambulanza. Si respira una calma che squarcia il cuore. Arrivano più di cento tifosi del Napoli, tenuti a distanza da un robusto cordone di polizia, con due camionette e diverse volanti. Vogliono manifestare sostegno, anche se la finale di Coppa Italia non è finita, e restano buoni buoni. Chissenefrega della partita, chissenefrega della Coppa Italia, dentro a quell’ospedale c’è uno di loro. «La situazione non è buona» racconta lo zio, un uomo minuto e stempiato, mentre guarda in basso e scuote la testa. Ciro Esposito, 30 anni, ha resistito all’operazione che ha contenuto l’emorragia a un polmone, grazie all’intervento dei medici del pronto soccorso del San Pietro, sarebbe tornato sotto i ferri una seconda volta in serata, ma dev’essere spostato al Gemelli, dove esistono strutture all’avanguardia nel settore neurochirurgico, circondato dall’affetto di familiari e amici che lo hanno raggiunto in fretta e furia quando hanno saputo dell’incidente.

La situazione. Ciro sta male, malissimo. «Le sue condizioni sono stabili, ma critiche» spiegano i medici. Un bollettino poco incoraggiante. E’ in coma farmacologico dopo il colpo di arma da fuoco che lo ha colpito «da breve distanza» secondo quanto raccontano fonti investigative. Codice rosso, cioè imminente pericolo di vita. La pallottola ha perforato il polmone destro e si è conficcata nell’area di una vertebra dorsale. Non è stato possibile estrarla, almeno per il momento. Si sarebbe rischiato di danneggiare ulteriormente la colonna. In ogni caso i chirurghi temono che la lesione possa essere permanente. E questo è di per sé terribile. Se riuscirà a cavarsela, Ciro dovrà andare incontro a una lunga rieducazione e potrebbe non camminare più.

Disperazione. Era arrivato per la partita in macchina partendo da Secondigliano, il suo quartiere, in compagnia del cugino, che in ospedale non si dà pace. E’ stato lui ad accompagnarlo in ambulanza al pronto soccorso, sulla Cassia, non lontano dal luogo dell’incidente. E’ sotto choc, cammina avanti e indietro, tiene in mano il suo cellulare e anche quello di Ciro per comunicare con parenti e amici a Napoli. «Io non c’ero, non ho visto niente perché ero una decina di metri più avanti» grida, nascosto da un cappellino del Barcellona. Ma poi al padre, lo zio di Ciro, racconterà una storia diversa: «Ci hanno aspettati, è stato un agguato. Poi ci sono stati i colpi di pistola e Ciro è caduto. Lo hanno operato d’urgenza» . Evitando così di perderlo perché al momento dell’ingresso in sala operatoria il cuore del ferito si era fermato (…).

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Re: Coppa Italia (finale): ACF FIORENTINA-SSC NAPOLI 1:3
« Reply #92 on: 05/04/14, 18:11 »
Renzi canta l’inno tra i fischi e poi niente Coppa

Avevano sognato tutto un altro film. Non novanta minuti preceduti dalla vergogna e conclusi con una sconfitta. Il premier Matteo Renzi e Dario Nardella, in corsa da favorito per raccoglierne il testimone a Palazzo Vecchio, avevano pensato tutto nei minimi particolari, con un solo pensiero in testa: vedere i viola alzare la Coppa Italia all’Olimpico e riportarla a casa dopo 13 anni.
Addirittura, come sovente capita, il vulcanico Renzi era andato oltre: sconvolgere il cerimoniale pur di consegnare in prima persona la Coppa a capitan Pasqual. «Le regole vanno sempre rispettate, ma qualche volta si può fare uno strappo a fin di gioia», aveva detto il premier nei giorni scorsi. Il cerimoniale prevede infatti che, a consegnare il trofeo, sia il presidente della Repubblica e che, in assenza di quest’ultimo, tocchi alla seconda carica dello Stato, il presidente del Senato. «Con Pietro (Grasso, ndr) ci parlo io. Se vince la “Fiore” la Coppa gliela voglio dare io e convincerlo dicendogli che sarei disposto a ridiscutere pure l’abolizione del Senato», aveva detto ancora Renzi scherzando con la scorta. Scherzando sì, ma non troppo. Perché se la «Fiore» avesse vinto, nel frattempo Renzi era riuscito a cambiare verso pure al cerimoniale, trovando un gentlemen’s agreement con Grasso. I fatti avvenuti fuori e dentro lo stadio hanno creato però grande imbarazzo e forte preoccupazione in tribuna autorità per l’ordine pubblico. E mentre Hamsik è andato sotto la curva a parlare con i suoi tifosi, sia il presidente del Napoli De Laurentis che Andrea Della Valle si sono avvicinati al premier, anche loro allibiti per quanto stava accadendo dentro all’Olimpico.
Quando, con oltre quaranta minuti di ritardo è stato deciso che le squadre sarebbero scese in campo è andata in scena la vergogna finale. Quei fischi all’Inno di Mameli sono stati un cazzotto nello stomaco per Renzi, che d’istinto si è alzato in piedi per cantarlo. Al suo fianco il presidente del Coni, Giovanni Malagò, con cui si è scambiato sguardi sconcertati. Dietro ci sono i tre figli e la moglie Agnese. E poco più giù c’è pure Rosy Bindi, acerrima nemica (politica) di Renzi, ma con sciarpa viola al collo. Leonardo Domenici, europarlamentare ed ex sindaco di Firenze, arrivato allo stadio con il figlioletto se n’è tornato a Firenze prima del fischio d’inizio.
Più in là c’è Nardella, corso in treno verso Roma. Con il vicesindaco anche Fiona May, candidata nella lista Nardella per Palazzo Vecchio. Uno spettacolo da dimenticare anche per il candidato sindaco. Proprio lui, nato a Torre del Greco, che dopo tantissimi anni a Firenze si è cucito il viola addosso. Mentre la Fiorentina sarebbe dovuta tornare in treno, Nardella aveva programmato di farlo con un pullman di tifosi. Per arrivare nella città trionfante, una spinta incredibile in vista del 25 maggio. Si dovrà però accontentare di quella di Renzi, che tornerà a Firenze due giorni prima del voto: «Se il Pd vincerà al primo turno a Palazzo Vecchio? Sì, Dario e bravo — spiega il premier in un’intervista pubblicata oggi sul Corriere della Sera — Ma il simbolo di queste elezioni per me è Prato con Matteo Biffoni. Cinque anni fa il Pd subì una sconfitta storica. Oggi riprenderla significa non solo recuperare l’onore perduto, ma dare una prospettiva di sviluppo a una città manifatturiera degna di stima e di rispetto». Alla fine però è Grasso a consegnare la Coppa. Al Napoli.
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Re: Coppa Italia (finale): ACF FIORENTINA-SSC NAPOLI 1:3
« Reply #93 on: 05/04/14, 18:14 »
Dalla Spagna: ieri ha deciso il figlio di un camorrista

Così il sito internet del Mundo Deportivo ieri sera poco dopo la mezzanotte: “Il figlio di un camorrista ha deciso che si sarebbe giocata la finale di Coppa Italia”.



STE. RO.
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Re: Coppa Italia (finale): ACF FIORENTINA-SSC NAPOLI 1:3
« Reply #94 on: 05/04/14, 18:17 »
Le copertine dei quotidiani di Napoli

Per questa settimana vi mostriamo come affrontano l’argomento calcio due quotidiani di Napoli.

CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

 
LA REPUBBLICA (ED.NAPOLI)

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Re: Coppa Italia (finale): ACF FIORENTINA-SSC NAPOLI 1:3
« Reply #95 on: 05/04/14, 18:31 »
Bandiere e lacrime, l’esorcismo di Vargas non basta

I tifosi sono elettrizzati all’arrivo alla Leopolda, dove si gioca l’altra partita, quella dei tre maxischermi. Pochi sembrano informati sugli incidenti di Roma. L’ex stazione è già strapiena un’ora prima della partita: prevalgono i sorrisi e l’entusiasmo per la finale che sta per cominciare. «Dentro ci sono ottocento persone, fuori altrettante», dicono dallo staff. Ma a colpo d’occhio paiono decisamente di più.
Ci sono i ragazzini, gli adulti e le famiglie: magliette di Mario Gomez e di Pepito Rossi, e non importa se nessuno dei due scenderà in campo dal primo minuto; non manca l’indimenticabile Batistuta e qualcuno azzarda la parrucca viola. Fuori, dove si può fumare, ci sono i tifosi più tesi. L’attesa viene vissuta con il fiato sospeso. I tifosi, a Firenze come a Roma, vogliono che si giochi: i viola non c’entrano nulla con gli scontri e i tifosi feriti, dicono in tv. Così, quando dalla curva napoletana arriva una pioggia di fumogeni e petardi sui vigili del fuoco dell’Olimpico, in molti accolgono le immagini con sdegno. Ma è l’allegria a prevalere e il primo «chi non salta…» non è dedicato ai rivali di Coppa Italia, ma ai nemici storici della Juventus. Del resto, la partita comincia con una curiosa versione di «O’ Fiorentina»: abbandonato Narciso Parigi, si passa a una colorata mazurka.
Quando la squadra entra in campo è un tripudio, ma il boato è tutto per lui, Pepito Rossi, l’idolo della folla viola. E quando all’undicesimo Insigne dà la prima mazzata, piomba il silenzio. Matteo, 9 anni, scoppia in lacrime. La mamma lo consola: «Le partite durano 90 minuti». Ma cinque minuti dopo, al raddoppio, è lei a cambiare idea: «Andiamo via». Dentro la Leopolda il gelo. Partono le contestazioni al gioco lento della Fiorentina. Ma quando la ragnatela di Montella porta Vargas a insaccare è come un esorcismo: le facce pallide scompaiono, i volti riprendono colore viola e l’entusiasmo è di nuovo padrone della Leopolda. Mentre risuona la telecronaca di Lady Radio che esorta una squadra all’arma bianca, qualcuno intona un coro censurabile contro i napoletani, ma la maggior parte si concentra sulla partita e sulla direzione di gara di Orsato, contestatissimo in ogni scelta; soprattutto sul gol annullato ad Aquilani, quando tutti saltano e festeggiano per mezzo minuto buono prima di accorgersi della bandierina del guardalinee. La tensione sale, la lucidità non altrettanto: «Levalo!», «Chi?», «Boh, qualcuno».
L’importante, e su questo sono tutti d’accordo, è che entri Pepito a suonare la carica ai suoi. Così, a inizio ripresa, quando Rossi viene inquadrato ad allacciarsi le scarpe, tutti cominciano a crederci. Il secondo tempo è vissuto in apnea, fino alla liberazione, l’ingresso dell’idolo della Fiesole. La Fiorentina attacca, ma non sfonda, così la Leopolda si leva di continuo in un «Forza Viola alé», come a voler prendere per mano i suoi ragazzi in campo. L’illusione tuttavia finisce con l’occasione mancata da Ilicic, a pochi minuti dello scadere. Qualcuno suona la tromba, ma la mazzata del 3-1 convince tutti a prendere la strada di casa prima ancora del triplice fischio. Così, uno dei più pessimisti chiosa: «Speriamo non si debba aspettare altri 13 anni».

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