Author Topic: Ferruccio Mazzola, il “ribelle”  (Read 286 times)

Offline Chiesa

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Ferruccio Mazzola, il “ribelle”
« on: 05/08/13, 13:44 »
PROPONIAMO DI SEGUITO L’ESTREMO SALUTO RISERVATO DAL MUSEO DELLA FIORENTINA AL COMPIANTO FERRUCCIO MAZZOLA

È mancato Ferruccio Mazzola. Chiunque parli di lui lo appella come il giovane dei due Mazzola, il fratello del grande Sandro, il figlio dell’immenso Valentino. Per noi era Ferruccio Mazzola, aveva 68 anni e da diverso tempo tutte le sue energie di combattente le impegnava contro la malattia che, il 7 maggio, ha avuto la meglio. Arrivò alla Fiorentina dalla Lazio nel 1971 all’età di 26 anni, quindi nel pieno della maturità calcistica ed umana. I viola avevano appena terminato una stagione che definire da dimenticare è eufemistico: salvezza arrivata all’ultima giornata di campionato dopo un cambio di allenatore e una serie incredibile di pareggi a firma di Oronzo Pugliese, il mago di Turi. In quella estate però cambia tutto: sulla panchina viola siede Nils Liedholm, che plasma una Fiorentina divertente e dal gioco innovativo.

Era la Fiorentina dei reduci del secondo tricolore – Superchi, Brizi, Ferrante, De Sisti, Esposito, Merlo e Chiarugi – e dei nuovi arrivati Clerici,Scala e Lui, Ferruccio Mazzola, piedi buoni, grande tecnica e visione di gioco. Giocava da interno di centrocampo, ma trovare uno spazio in tanta qualità e così ben assortita non fu impresa facile: come fai a portare via il posto a De Sisti o a Merlo? Mazzola comunque riuscì a mettere insieme sedici presenze in campionato con una rete, decisiva, a Vicenza contro il Lanerossi; cinque gettoni in Coppa Italia con una rete a Livorno e due presenze nella Coppa dell’Europa Centrale. A fine stagione venne ceduto nuovamente alla futura Lazio del primo tricolore, dove però non ebbe fortuna se non quella di vivere da vicino un impensabile scudetto. Terminata l’attività agonistica, si cimentò in quella di allenatore con alterne fortune.

Le sue vicende successive, tra coraggiose denuncie, e maldestri tentativi di arrivare facilmente a del denaro registrando titoli sportivi, fanno parte di una vicenda umana certamente non da approfondire in questa sede. Qui ci piace ricordare di Lui il Suo impegno a favore dei ragazzi socialmente disadattati e quello per associazioni vicine ai familiari di vittime del doping sportivo.



16 aprile 1972: Internazionale-Fiorentina con i due fratelli Mazzola

La stoffa dell’Atleta e, soprattutto, quella dell’Uomo c’era. La Sua voglia di urlare a tutti che lui era Ferruccio e non il fratello di Sandro o il figlio di Valentino, lo ha portato in qualche occasione verso una strada di ribellione non sempre accompagnata da una linearità di comportamenti. L’immagine riprodotta qui sopra è emblematica: il fotografo ha pienamente centrato in un unico fotogramma i fratelli durante Internazionale-Fiorentina del 16 aprile 1972, ma, nel dubbio, ha deciso di mettere a fuoco pieno Sandro e non Ferruccio.
Ciao Ferruccio, noi avremo sempre a fuoco coloro che hanno avuto l’onore e il privilegio di indossare la nostra maglia.

MASSIMO CECCHI

www.museofiorentina.it
- AMORE MIO - LA LUCE DEL MATTINO

 

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