La Juve scalza tutti, i viola…
Più che l’inferno promesso, la Fiorentina ha trovato una mediana da paradiso, quella della Juve, e addio sogni di gloria. Il rientrante Marchisio ha acceso le polveri con la prima incursione pericolosa (10′); Pirlo, padrone assoluto, ha innescato il vantaggio di Vucinic con l’ennesima melodia in verticale (20′); lo stop aereo, il dribbling e l’apertura di Vidal per il raddoppio di Matri sono stati la perla tecnica del match. Conte ha dovuto rinunciare spesso a uno o più dei tre. Quando può presentarli tutti in condizione per lo meno discreta, come ieri, la Juve riavvicina di colpo il concetto d’imbattibilità della stagione scorsa. Anche perché il secondo vero top-player della squadra con Pirlo, cioè Gigi Buffon, sta riguadagnando il tetto del suo rendimento e lo ha confermato bloccando due volte Jovetic nei primi minuti.
Favola Matri Ma più del valore della sua mediana, non una novità, e della buona prova della difesa arrangiata (Marrone, Peluso), a Conte avranno fatto piacere i gol decisivi dei suoi attaccanti. In eterna attesa di un soccorso autorevole di mercato, ferito dai paragoni con i Cavani e i Balotelli, il reparto è finito spesso sotto accusa e anche ieri, sull’1-0, quando Vucinic si è divorato il match-point davanti a Viviano, stava per scattare il «ci risiamo». E invece ha chiuso il conto Matri, considerato spesso la Cenerentola del reparto. Lui è entrato così tanto nella parte che, prima ha perso la scarpina, poi ha fatto gol: il quinto nelle ultime 7 presenze. La zucca si è trasformata in carrozza ed è una gran bella notizia per Conte perché la Juve ha bisogno come il pane di un attaccante con le sue caratteristiche: è l’unica vera punta d’area, il miglior riferimento per le fasce. Anche in Europa, contro avversari come gli scozzesi del Celtic, la fisicità di Matri è buona moneta da spendere.
Vera Juve Ecco, la sensazione generale del match è questa: ora che riparte la Champions, nel momento più caldo del campionato, con il duello di Napoli all’orizzonte, la Juve ha ritrovato se stessa. Nella ripresa, in vantaggio di due gol, invece di gestire, ha spinto, ha tenuto in scatola la Fiorentina, con quella ossessiva ricerca della porta ammirata tante volte nella stagione scorsa. Lichtsteiner vale l’asticella dell’olio nel motore: è lui la miglior spia per il livello di forze e di corsa della squadra. Quando vola lui, la squadra sta bene. E ieri lo svizzero ha corso come un matto. Nel campionato scorso la Juve andò a vincere a Firenze e piazzò la sgasata (8 vittorie) che la portò al titolo. Ora che il Napoli, fermato dalla Lazio, è tornato una cosa lontana 5 punti, ci riprova. Gli affanni del post-panettone sono alle spalle. Vucinic, uscito acciaccato, non preoccupa. Conte è pronto per giocarsi tutto.
Viola sfiorita Al contrario, il cruscotto della Fiorentina segnala riserva di carburante e avarie varie: quarta sconfitta nelle sei partite dopo Natale, più l’eliminazione dalla coppa Italia. E se alcune di queste erano arrivate contromano rispetto alla buona prestazione, stavolta è mancato tutto: gioco, idea, corsa, perfino rabbia agonistica che, in una sfida di tale tradizione, dovrebbe essere scontata. Benino solo all’inizio quando la Viola ha provato a guardare negli occhi la Signora cercando di ipnotizzarla con il suo palleggio. Ma al Franchi, oltre al palleggio, la banda Montella ci mise un’intensità mostruosa, un pressing ossessivo che tolse il fiato alla capolista. Mezzo campionato dopo c’è un’altra squadra, la sorella spompata, incapace anche sotto di due gol di avvicinare la porta. Per la prima volta Montella non ha fatto gol in trasferta: non è un caso, un allarme. L’inferno la Fiorentina se lo è costruito con le sue mani perché se, in condizioni di difficoltà atletiche e psicologiche, ti permetti gli strafalcioni difensivi che hanno sfornato Roncaglia (assist a Vucinic) e Rodriguez, è dura uscire a riveder le stelle. Dal lato di Marrone e Peluso, coperto dal non irresistibile De Ceglie, la Juve poteva soffrire, anche perché Cuadrado, uno dei meno peggio, mostrava buona gamba. Montella gli ha spostato in zona Borja Valero per sostenerlo. Su quel lato la Fiorentina ha sbagliato a non insistere. Jovetic ha provato a fare il Virgilio nei primi minuti poi è evaporato nel nulla. Ora tocca a Montella inventarsi qualcosa per guidare la Viola fuori dal momento oscuro e non guastare una stagione di bel gioco e meritati consensi.
La Gazzetta dello Sport