La rivincita di Mounir, un anno dopo
Gli sono bastati due minuti per lasciare il segno. Centoventi secondi per ribadire che lui, Mounir El Hamdaoui, il gol ce l’ha nel sangue. E come a Milano, anche quello di Torino è una rete di grande qualità, da uomo d’area di razza che unisce tecnica e rapidità. Già, la rapidità. E’ proprio quella che mancava all’ex Ajax, alla ricerca della condizione migliore, spesso frenato, come durante la settimana scorsa, da piccoli contrattempi di carattere fisico. Infatti, solo la necessità di recuperare il risultato ha spinto Montella a gettarlo nella mischia, forse un po’ a sorpresa. Una mossa che ha premiato il coraggio del tecnico e ribadito quanto Pradè va ripetendo da un po’ di tempo a questa parte: «Noi gli attaccanti bravi ce l’abbiamo, anche in panchina». Come dargli torto. Ma torniamo all’olandese naturalizzato marocchino.
Il suo limite, secondo i media olandesi e anche qualche addetto ai lavori, sarebbe il carattere. Contenti loro. Qui a Firenze, però, nessuno se n’è accorto. Anzi. Basta guardare come viene sommerso dai compagni dopo ogni rete. Contro il Milan il primo ad abbracciarlo era stato l’egiziano Hegay. Ieri all’Olimpico è stato Cassani. Come dire, il gruppo è unito e rema tutto dalla stessa parte. Aspetto non secondario: proprio l’unità è il segreto che sta alla base di questa Fiorentina che diverte anche se non vince. Merito di giocatori come El Hamdaoui, apprezzato e sostenuto dai tifosi viola che ora aspettano un suo gol anche al ‘Franchi’.
Mounir è entrato in punta di piedi nello spogliatoio della Fiorentina che lui ha fortemente voluto. Tutti sanno che nel gennaio scorso solo un fax (quello della famosa fidejussione chiesta dalla società olandese) mai arrivato ha fermato il suo arrivo a Firenze, slittato poi di qualche mese. Una determinazione formidabile, quella nel volere la Fiorentina, ribadita nel non volersi piegare ai pregiudizi di Franck de Boer, l’allenatore-bandiera dei lancieri che lo aveva messo ai margini, nonostante le valanghe di reti segnate anche con la maglia dell’Az Alkmaar. E la scelta di trasferirsi in Italia si sta rivelando vincente, perchè chi ha il gol nel dna è capace di segnare ovunque.
La Nazione