Ecco perchè il calcio siamo noi
Il calcio siamo noi: coraggiosi, divertenti, cattivi, umili, tostissimi e a testa alta, sempre e dovunque. Il calcio è la Fiorentina di Vincenzo Montella: quella che non ha paura di nessun avversario e di nessuno stadio, quella che ti insegue in ogni parte del campo, che cerca l’anticipo, che morde l’aria e non molla mai. Il calcio è questa squadra che prende San Siro senza se e senza ma, che offre lezioni di calcio in casa o in tour, che lascia i suoi tifosi senza fiato in gola e senza aggettivi da spendere. E quando scriviamo che “il calcio siamo noi” non lo facciamo solo per surfare facile sull’onda emotiva di una domenica perfetta e orgogliosa, quella in cui una grande Fiorentina ha fatto sembrare il Milan piccolo piccolo facendo impazzire di gioia i suoi tifosi. Il fatto è che gli elementi già affiorati in abbondanza in questi primi mesi di campionato adesso prendono corpo per comporre un disegno che lascia quasi senza parole.
Le immagini che la Fiorentina lascia negli occhi di chi la guarda capovolgono il senso del calcio impoverito del nostro campionato, facendo risplendere un gioco e una dedizione collettiva alla causa che è una lezione globale di sport come somma di valori tecnici e morali. I primi si studiano sul campo, lavorando per trovare una personalità precisa e forte e per ricercare gli schemi più adatti al materiale umano che si ha a disposizione. I secondi, cioè i valori morali, sono fondamentali per lottare per grandi obiettivi, perché se vuoi ottenere risultati non basta avere corsa e piedi buoni, servono spirito di sacrificio e una visione di insieme dove gli egoismi se ne stanno sempre un passo indietro per lasciare in prima fila il bene comune. Il fatto che una Fiorentina priva di Jovetic abbia sbancato a Milano non significa che si può facilmente fare a meno di Jo-Jo sempre e comunque, ma semmai che in un contesto positivo dove tutti sanno cosa fare e dove l’entusiasmo genera altro entusiasmo non esistono dipendenze psicologiche da questo o quel giocatore ma solo la squadra in quanto tale, quella che nella testa pensa solo e sempre a giocare. Basta pensare a Mati Fernandez che entra per Aquilani e a una Fiorentina che, incassato il gol di Pazzini, ha trovato la forza di premere di nuovo sull’acceleratore per chiudere la partita in attacco. Segno, questo, di una incredibile forza interiore e di una intercambiabilità di uomini quasi totale.
Naturalmente, abbiamo tutti ben chiaro in testa il fatto che in realtà siamo solo all’inizio di una avventura e che tutto è perfettibile e ritoccabile. Ma se da una parte è fantastico “umiliare” sportivamente nel suo stadio un avversario più ricco e titolato, così come fa bene al cuore guardare questa classifica che spalanca la porta ai sogni, dall’altra resta addosso una sensazione incredibile per la sua semplicità e la sua dolcezza. Cioè quel senso di sentimento reciproco, di scambio di emozioni costante tra chi lotta sul campo e chi soffre fuori, quella straordinaria empatia che è un abbraccio violento tra la Fiorentina e la sua gente. Non si tratta di un’astrazione o di fantasia. Ma semplicemente di amore per il bello. E anche per la passione di ragazzi che lottano e ci credono. E’ così che ci sentiamo finalmente tutti insieme sulla stessa strada per provare a realizzare qualcosa di importante per davvero. Senza paura e senza limiti, perché il calcio è coraggio, perché il calcio siamo noi.
Benedetto Ferrara – La Repubblica