Il lavoro fatto e quello ancora da fare
I punti deboli sono venuti a galla. Prima o poi doveva accadere. Ed era sciocco immaginare una Fiorentina senza limiti. La squadra è totalmente nuova. E incompleta, se pensiamo all’attacco. L’intensità di gioco non può durare novanta minuti. Pizarro è un maestro, ma non un ragazzino. Servirebbe più concretezza e ci può stare che Jovetic non faccia sempre il fenomeno. Niente drammi, però. Montella è un allenatore serio e preparato. Di sicuro avrà molte cose da dire ai suoi a proposito di un secondo tempo discontinuo e bruttino. Ma questa non è una squadra di fenomeni. E’ un gruppo che si aiuta a vicenda, che raddoppia le marcature, che prova sempre a fare gioco e a tenere in pugno il ritmo della sfida.
Insomma, la Fiorentina prova a vivere da grande squadra senza esserlo ancora. Serve tempo, come è giusto che sia. Di sicuro brucia sempre perdere due punti all’ultimo respiro. Soprattutto quando poco prima hai avuto l’occasione di chiudere la storia con un calcio di rigore. Jovetic forse è andato sul dischetto con troppa sufficienza. Lui stavolta è stato poco in partita, ha ecceduto in egoismo, calciando in porta anche da posizioni impossibili. Tutto vero. Ma allora? Vogliamo forse mettere sotto accusa l’unico fuoriclasse di questa Fiorentina? Oppure è meglio pensare a come aiutare l’attacco a essere più concreto, visto che lo stesso Jovetic si mette sulle spalle quasi tutta la responsabilità, davanti alle porte avversarie? Montella, che il ruolo di attaccante lo conosce bene, ha scelto Seferovic sicuramente per dare a Jovetic più libertà di azione. Lo svizzero ha due qualità: il fisico e la botta da fuori. La seconda non si è potuta vedere, la prima è servita per un tempo ad aprire gli spazi necessari.
Ma è chiaro che Seferovic (5 presenze a Lecce e 0 gol l’anno scorso) non basta e Toni è una splendida opportunità per l’ultima mezz’ora o quello che sarà. Montella le sta provando tutte. Il problema c’è. Ed è quasi matematico il fatto che ciò che raccogli è troppo poco rispetto a ciò che costruisci. Insomma, là davanti bisogna arrangiarsi un po’, almeno fino a gennaio, quando dal mercato potrebbero arrivare belle notizie per l’attacco. Comunque, detto tutto questo, è sempre bene anche ricordare a noi stessi cosa era la Fiorentina precedente. Godersi un pareggio figlio di una trama del genere non è facile. Mettiamola così: il primo tempo dice che il lavoro procede alla grande, il secondo spiega che ci sarà ancora da faticare per crescere. Infine. Bellissimo il gol di Roncaglia, ma i complimenti vanno soprattutto a Viviano, che para un rigore e salva su Amauri. E ora la Juventus. Cioè la partitona. Se ne parla tanto, forse pure troppo. Ma la grande notizia è una sola: il Franchi esaurito, come ai vecchi tempi. E questa è già una vittoria.
Benedetto Ferrara – la Repubblica