Anni Ottanta: Sacchi e Capello, primi passi
Il calcio italiano passa dall’inferno del calcio scommesse (1980) al paradiso del Mundial di Spagna (1982). Sarà proprio Paolo Rossi, il giocatore simbolo delle due opposte vicende, ad essere comunque protagonista. In tale contesto il torneo va avanti a gonfie vele e presenta il fior fiore dei club mondiali a partire dal Real Madrid, passando per Celtic, Porto, Stella Rossa, Ajax, Dinamo Zagabria, per finire al River Plate e al Palmeiras. Grande è lo sforzo organizzativo del CGC. I giovani sono sempre la parte più pulita del calcio e la gente guarda a loro come veicolo di purificazione. Tocca al Torino vestire i panni del ‹‹pluritrionfatore››.
La scuola del Filadelfia detta legge nel decennio con quattro successi (1984, 1985, 1987, 1989) su cinque finali raggiunte. Sergio Vatta è il tecnico-timoniere che lancia Lentini, Comi, Fuser, Osio, Cravero, Carbone e Dino Baggio. L’altro Baggio (Roby) si rivede nella Fiorentina (1986) dopo l’infortunio al ginocchio patito nel Vicenza. Sta nascendo un grande del calcio italiano, un fantasista dalla classe purissima che farà divertire milioni di appassionati. Il trampolino di lancio è sempre Viareggio anche per il ragazzo di Caldogno. Con lui la Fiorentina esce in semifinale contro l’Inter, che poi va a vincere il torneo ai danni della Sampdoria che ha tra i pali Gianluca Pagliuca e in avanti un certo Maurizio Ganz. Comunque i viola assommano nel periodo due trionfi (1982 e 1988), così come la Roma (1981 e 1983). Un attaccante straniero su tutti: l’argentino Gabriel Omar Batistuta (1989). Spettacolo anche dal croato Prosinecki e dal portiere Bonner del Celtic. Tra i ‹‹nostri›› Gianluca Vialli, Roberto Mancini, Ciro Ferrara, Angelo Peruzzi, Alessandro Costacurta e Angelo Di Livio. Una bella fetta della storia del calcio italiano. La Versilia come sempre è il primo palcoscenico anche per gli allenatori: in quel periodo vi fecero esperienza Fabio Capello alla guida del Milan con il lancio del giovane Paolo Maldini e Arrigo Sacchi al timone della Fiorentina. Due ‹‹panchine speciali›› che negli anni a seguire faranno scuola in Italia e nel mondo.
Anni Novanta: ecco Del Piero e Totti
Il Torneo si rinnova e si dilata a 24 squadre. Formula nuova, più squadre, più partite. Cresce l’interesse a tutti i livelli. Con grande sorpresa è il Cesena a timbrare il primo cartellino del decennio. In finale i romagnoli superano il Napoli ed entrano nell’Albo d’oro del torneo. I partenopei ci riprovano l’anno dopo (1991), anche stavolta cedono sul più bello lasciando il gradino più alto del podio alla Roma. Mettere le mani sul prestigioso Burlamacco (il trofeo che ogni settore giovanile vorrebbe mettere in bacheca) è tutto un passaggio di testimone. Fiorentina (1992), poi l’Atalanta che si affaccia sul panorama giovanile italiano con questo sigillo e vi resterà a lungo grazie ad un formidabile ‹‹talent scout›› come Mino Favini. Nel 1994 da Roma arriva già carico di fama un certo Francesco Totti: due sole partite ed un gol per il ‹‹pupone›› reclamato giovanissimo già in prima squadra. Però torna ad esultare la Juventus che confermerà il trionfo viareggino con il successivo scudetto Primavera contro il Torino di Christian Vieri. Tra i bianconeri Alessandro Del Piero è il campione in pectore nel bel mezzo di una squadra assai competitiva il cui regista è Omar Milanetto. Il doppio match di finale con la Fiorentina di Flachi resta tra i momenti più significativi nella storia del torneo. Il golden gol (nei supplementari) su rigore di Alex Del Piero è l’immagine della gioia bianconera. Il passaggio di consegne è tutto torinese. Stavolta (1995) sono i granata che ritornano a veleggiare, mentre il CGC è alle prese con l’indisponibilità dello Stadio dei Pini (sigillato dalla Procura scesa in campo contro il Comune di Viareggio) e con la rabbia del Perugia che cade nel ‹‹tranello›› di una sostituzione nei supplementari, vietata dal regolamento. Ne approfitta la Fiorentina (sconfitta ai rigori) che presenta il reclamo e accede automaticamente, ma senza fortuna, alla finale contro il Torino.
L’edizione del 1996 è tra le più importanti in chiave talenti. Emerge il Brescia di Andrea Pirlo che nella sfida finale supera il Parma di Gigi Buffon. Due futuri campioni del mondo nella loro prima vetrina del Viareggio. L’anno dopo nell’edizione a 32 squadre (in anticipo sul mondiale francese) è la volta del Bari che lascia il secondo posto al Torino. Nel cinquantenario di fondazione la stella è un mediano del Perugia: Rino Gattuso. In segreto lo tratta il Rangers di Glasgow dove ‹‹Ringhio›› emigrerà prima di diventate una bandiera del Milan e della Nazionale. La tradizione del Torino è favorevole, per spirito e combattività , ma anche per la qualità del vivaio. Pellissier, Tiribocchi e Comotto sono gli alfieri di un gruppo che firma il sesto successo contro i brasiliani dell’Irineu. Il 1999 vede sugli scudi il Milan di Mauro Tassotti, gli avversari nell’ultima sfida sono i croati del Varteks. Si va verso il Duemila senza dimenticare altri talenti che hanno impreziosito le edizioni degli Anni Novanta come Alessandro Nesta e Marco Di Vaio nella Lazio, Simone Perrotta nella Reggina, Nicola Legrottaglie e Antonio Cassano nel Bari.
Duemila: primo decennio targato Juventus
Il torneo apre il nuovo Millennio con due importanti sorprese: primo il CGC dà spazio a 40 squadre sotto le incalzanti richieste di iscrizione, poi il successo dell’Empoli, che all’esordio nella manifestazione supera in finale la grande rivale Fiorentina. E’ l’edizione targata anche Brasile. Sono ben sette i club dal calcio ‹‹bailado››, tra cui emerge il Campinas (terzo) guidato da Careca. Torneo ricco di talenti: Marchionni, Cribari, Tavano, Maresca, Gasbarroni, Sculli, Moretti, Paolo Cannavaro, D’Agostino, Blasi, Amelia e Jeda. L’anno successivo (2001) tocca al Milan alzare la Coppa Carnevale grazie a Ferri, Sammarco, Donadel e Antonini. Per il tecnico Tassotti è il secondo trionfo al torneo. I rossoneri battono in finale i brasiliani del Vitoria. Nel 2002 è boom di nazioni partecipanti: 17. A Viareggio c’è il mondo e il CGC lancia un messaggio di pace, dopo il tragico ‹‹11 settembre 2001››, con la partecipazione appunto del New York, di una squadra palestinese (l’Arab Jerusalem) e di una israeliana (il Maccabi Haifa). Il torneo vede la finalissima tra Inter e Torino. Prevalgono i nerazzurri di Oba Martins, Pasquale e Goran Pandev (scoperto dai nerazzurri l’anno precedente quando partecipò al torneo col Belasica Strumica). Tra i granata invece figurano Marchetti, Quagliarella, Balzaretti e Mantovani. Un’altra finale spettacolare con numerosi talenti in proiezione azzurro e serie A.La Juventus che non vince il torneo dal 1994 (epoca Del Piero) si presenta al via del 56° Torneo di Viareggio, con una squadra competitiva e con alla guida un tecnico emergente come Gian Piero Gasperini. Un binomio che non delude, anche nella prima fase, quando sfugge alle insidie dell’ambizioso Santos. Poi una cavalcata trionfale fino alla sofferta finale contro lo Slavia Praga, piegato solo da un gol allo scadere dell’italo-svizzero Chiumiento. Bianconeri in volo costante con Olivera, Gastaldello, Mirante, Cassani, Paro, Konko e Palladino. Un settebello di giovani talenti che dà ulteriore slancio alla società in proiezione vivaio.
Infatti nel 2004 cambia la panchina bianconera e tocca all’allenatore Vincenzo Chiarenza difendere il titolo. Ci riesce così bene che bisserà anche nell’edizione seguente. La prima volta è una doppia sofferta finale contro l’Empoli (3-3; 3-0). La seconda sfidante è il Genoa, che cede dopo un match non privo di polemiche. Il biennio bianconero è foriero di prodotto interno di alta qualità : Andrea Masiello (viareggino doc), Criscito, Marchisio, De Ceglie, Bentivoglio, Paolucci, Luci, Sebastian Giovinco, Bianco e Volpato.
Ma pure altri club hanno frecce nel loro arco. La Roma con Cerci, Curci, Corvia, Rosi e Galoppa. Il Cittadella con Rubin. L’Inter presenta Andreolli e Meggiorini.
Il 2006 apre a 48 squadre (record sotto l’incalzare delle richieste di iscrizione) e vede ancora la Juventus protagonista, almeno fino alla finalissima dove l’aspetta una ‹‹multinazionale sudamericana›› creata in Uruguay da Julio César Ribas, ex allenatore del Venezia. La Juventud (!) de Las Piedras infatti è formata da giovani provenienti anche da altri Paesi del Sud America. Programmata per vincere, già sei mesi prima dell’evento, in effetti dimostra potenza, capacità organizzativa e buona caratura tecnica. Il gioiello è quel Sebastian Ribas figlio del tecnico uruguaiano. Suo il gol che vale la Coppa. Il Burlamacco per la prima volta attraversa l’oceano ed è accolto in Uruguay con grande entusiasmo. Anche in questo il torneo è proprio mondiale.
L’edizione dopo Calciopoli (2007) è simbolo di rinascita. Il CGC ne ha ben donde di essere orgoglioso dell’Italia campione del mondo: ben 16 dei 23 azzurri di Berlino, sono passati proprio dal Torneo di Viareggio e poi il tecnico è il viareggino Marcello Lippi. Un segno tangibile della qualità -spettacolo che viene offerta di anno in anno.
Scocca l’ora del Genoa trascinato da Forestieri e da Raggio Garibaldi. Per i grifoni liguri è un ritorno alle origini, 42 anni dopo la monetina che beffò la Juventus (1965). La finale contro la Roma di Okaka è un inno all’orgoglio rossoblù. Emergono altri ragazzi d’avvenire come Lanzafame (Juventus), Poli (Treviso), Bonucci e Biabiany (Inter), Koman (Samp).
Tocca alla fantasia e alla potenza di Mario Balotelli far tornare grande l’Inter. L’edizione 2008 è tutta nel segno del talentuoso attaccante interista (passato poi al Manchester City di Mancini) che trascina i compagni sino alla doppia finale contro l’Empoli. Una maratona di otto partite in 17 giorni che non si ripeterà più, perché il nuovo regolamento, che andrà in atto nel 2009, stabilisce la finale unica. Con ‹‹SuperMario››, sugli scudi pure Khrin, Destro, Bolzoni e Obi fra i nerazzurri oltre a quel Ribas jr. che è il primo giocatore straniero ad aver vinto il Torneo con due squadre diverse. Anche il Milan ha il suo bomber in Paloschi e la Juventus mette sul piatto il difensore centrale Ariaudo.
Due anni ‹‹sabbatici›› per metabolizzare la pesante sentenza di Calciopoli e poi la Juventus riprende il suo status di ‹‹grande›› e torna in sella anche tra i giovani. Il torneo è rimodernato in più parti. Finale unica, abolizione della finalina, calendario più cadenzato, panchina da 7 a 9 giocatori, lista allargata a 24 elementi. Nuova anche la denominazione che diventa quella di ‹‹Viareggio Cup World Football Tournament››. Cambia anche il logo della manifestazione. Un restyling adeguato ai tempi per un torneo che deve sostenere la sua etichetta mondiale. Per il CGC è motivo di vanto e orgoglio la Stella al merito sportivo che gli è stata conferita dal Coni. Riconoscimento dopo 60 anni di lavoro in favore dei giovani, un credo che continua nel tempo.
Il CGC oltre al calcio giovanile, infatti gestisce una sezione di atletica leggera, di pallavolo e di basket. Inoltre c’è l’hockey su pista con la squadra che milita brillantemente in A1 e dà spettacolo anche in Europa. Sport a tutto tondo con una realtà ben radicata sul tessuto sportivo e sociale viareggino. Svolta epocale voluta dal presidente Alessandro Palagi, un manager lungimirante che guarda alla comunicazione come ‹‹arma vincente››. Infatti irrompe la Rai con il suo canale satellitare (ora in chiaro con il digitale terrestre) Raisportpiù: 16 partite in diretta, più 3 in differita e i notiziari quotidiani nazionali. Nessun torneo al mondo ha una copertura televisiva di tale portata. Il calcio giovanile nelle case di tutti. Nasce anche il premio speciale del CGC al miglior talento: il ‹‹Golden Boy-Viareggio Cup››. Una creatura-immagine che il CGC covava da tempo.
La 61a edizione è quella che vive la crisi economica mondiale. Si torna alle 40 squadre. Ma c’è il lancio della web-tv, il torneo è alla portata di tutti. Organizzazione, area stampa e logistica tutta nuova. E sul piano agonistico è la Juventus a prevalere. La finalissima con la Sampdoria è di alto livello tecnico, visto che il vivaio blucerchiato è tornato grande sotto la spinta del direttore generale Beppe Marotta. Il match sorride ai bianconeri che vincono con largo punteggio: 4-1. Il capocannoniere è Daud, ma il primo ‹‹Golden Boy›› va al doriano Guido Marilungo, premiato poi alla ‹‹Domenica Sportiva››. Altri lo hanno seguito sulla strada del successo: Casarini (Bologna), Ekdal e Immobile (Juventus), D’Alessandro (Roma) ed El Shaarawy (Genoa).
Il 2010 vede il via anche della ‹‹Viareggio Junior Cup›› per gli Under 15. Un torneo nel torneo. La Viareggio Cup si allarga ai Giovanissimi, anticipando quelli che saranno poi i futuri protagonisti della manifestazione principale. Il successo è notevole, parimenti all’idea. E a vincere la prima edizione della ‹‹Viareggio Junior Cup›› è la Roma, guidata in panchina da Vincenzo Montella. Nasce anche il nuovo sito internet, un punto di riferimento costante e giornaliero per chi ama seguire il torneo in ogni suo dettaglio. E’ il vero e proprio giornale del Torneo che, con tempestività , va sul web ogni sera entro le 20.30.
Nell'ultima edizione la finalissima giocata a Livorno all'Armando Picchi" vedeva il successo dell'Inter sulla Fiorentina riapprodata ad una finale dopo " tempo immemore" per 2-0
Si torna alle 48 iscrizioni, ma soprattutto per la prima volta si possono vedere (pay tv) in differita, sul sito ufficiale, tutte le partite. Innovazione di grande interesse. Sul campo è di nuovo la Juventus che comanda con il supercannoniere Ciro Immobile (record assoluto con 10 reti). La finale con l’Empoli è combattuta specie nel primo tempo, ma le tre reti di Immobile (2° Golden Boy all’unanimità ) fanno la differenza nel 4-2 finale. Juventus ‹‹pigliatutto›› anche con Pinsoglio miglior portiere. C’è anche l’emozionante bis del tecnico bianconero Luciano Bruni: nel 1978 aveva vinto da giocatore con la maglia della Fiorentina, 32 anni dopo ugual trionfo, ma sulla panchina bianconera. Per la Juventus cinque successi negli ultimi otto anni, un secondo posto, un dominio quasi totale in questo inizio di Terzo Millennio.