Manca il senso di appartenenza. Ora tocca alla proprietà
Il Governo tecnico di Delio non va un granché. L´allenatore normale con l´aria normale la squadra normale ancora non ce l´ha. Perché quella basterebbe, intanto, prima di pensare a chissà cosa. Urge una manovra salva Fiorentina. E non è solo una questione di classifica. Ma di dignità.
A Milano tutti hanno assistito a una sfida tra una squadra brutta e una bruttissima. Ha vinto quella brutta. Grazie a due regali di gente un po´ sbadata e parecchio sbandata e grazie anche al fatto che la squadra bruttissima non solo ha sbagliato ma non ha neanche reagito. Non sul serio, insomma. Diciamo che se l´obiettivo era far risorgere (per una notte) l´Inter più mediocre degli ultimi anni, i ragazzi di Delio hanno portato in fondo la missione con una certa naturalezza. Più che gli occhi di tigre avevano gli occhi di bambi. E così perfino pokemon Nagatomo è sembrato un gran giocatore. E allora, come si dice: urge una manovra. Anzi, come blatererebbe un qualsiasi politico (centrodestra, centrosinistra e centro) in un talk show «Urgono riforme strutturali». Sì, proprio così. Cambiare il tecnico non è bastato. E non poteva bastare. Anche se comunque tutti sapevano che sarebbe servita un po´ di pazienza. O anche più di un po´. Poi è giusto tener conto anche della questione infortuni. Che di sicuro pesa. Ma appigliarsi solo a quella sarebbe da sciocchi. Il problema non è aver perso al Meazza. Il nodo è sempre quello dell´identità smarrita, di connotati incomprensibili, di un codice d´accesso perduto. Da quasi due anni, ormai. Quindi, se da una parte si tratta di dare a Delio Rossi il tempo di lavorare, dall´altro bisognerebbe andare a scovare i problemi uno per uno e quindi agire per risollevare la situazione e salvare la faccia di questa Fiorentina, squadra povera di cuore e vuota di idee. E di voglia. E´ evidente che ci sono giocatori persi chissà dove.
Basta guardare tra i cosiddetti top players. A parte Jovetic (il migliore), che paga il prezzo di un anno di stop, poi ci sono Montolivo e Vargas che hanno voglia di andare altrove e Gilardino che galleggia a mezzo servizio. E se quelli forti non girano è facile immaginare che il prodotto sia un flop. Per non parlare dei giocatori arrivati l´estate scorsa: Munari, Lazzari, Cassani, Silva. Mica è un caso se abbiamo visto Salifu (ottimo), che almeno si impegna, corre, ci prova. Giusto quindi mettere dentro i giovani (anche Romizi e Nastasic). Anche se la parola giovane non basta. Pensiamo a Ljajic, 7 milioni di presunzione. Ma sui giocatori il ragionamento è più semplice di quello che uno pensi.
In questa squadra manca ciò che ti può servire a cambiare marcia. Cioè: il senso di appartenenza. Ciò che rende unito e determinato un gruppo. Quello che un giocatore come Behrami ti fa vedere sul campo. E questo punto mette in risalto i limiti societari nella gestione tecnica e anche umana del patrimonio. Insomma, il lavoro è complesso e articolato. A gennaio si dovrà intervenire sul mercato. Si dovrà vendere bene (e non regalare) e comprare meglio, pensando ai piedi ma anche alla testa dei giocatori che arriveranno e dovranno essere funzionali al gioco di Delio Rossi, che con questa rosa fatica non poco a far quadrare il suo cerchio. Tra l´altro la condizione atletica è quella che è. E la mentalità della Fiorentina è persa nel mare dei boh. Quando si vince si parla d´Europa, quando si perde di salvezza. L´impressione è che manchino gli attributi per qualsiasi obiettivo uno possa nominare. Questo non significa pensare che non sia possibile rinascere. Ma per farlo è necessario lottare seriamente per risolvere i problemi. E non basta il lavoro del tecnico. La proprietà adesso è chiamata a risistemare le cose: dai dirigenti fino all´ultima riserva, tutti sono chiamati a rendere conto di questa squadra smarrita e senza cuore.