Author Topic: Hall of fame del calcio: premiazione a Palazzo Vecchio  (Read 238 times)

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Le immagini della cerimnia a Palazzo Vecchio e le dichiarazioni del Club manager Fiorentina Vincenzo Guerini

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Baggio, quante storie con Firenze. Ma con Borgo è tornato viola

Il primo ritorno da ex di Roberto Baggio fu almeno equivoco, perché il 17 maggio 1990, dopo il ritorno della finale Uefa ad Avellino, lui era ancora ufficialmente un giocatore della Fiorentina. Peccato però che lo avessero venduto da qualche mese proprio alla Juve che aveva appena vinto la Coppa. Furono in tanti a non accettare la dura legge del denaro e del potere bianconero e mai più avvenne a Firenze una simile sollevazione popolare per qualcuno che tirasse (in modo sublime, è il caso di sottolinearlo) dei calci ad un pallone.

Nonostante il lacerante addio, quel nome ha continuato per sempre ad evocare emozioni e suggestioni: Robertobaggio. Detto e soffiato tutto intero, il simbolo di una stagione che si scioglieva mentre la sua macchina prendeva l'autostrada per Torino. Per molti tifosi era ed è ancora come se non se ne fosse mai andato via, ecco perché non parve poi così strano che al suo primo ritorno con la maglia bianconera si rifiutasse di battere un rigore, per poi raccogliere con la massima naturalezza la sciarpa viola che qualcuno gli aveva gettato dal parterre di tribuna. D'altra parte, poche settimane prima aveva confessato in diretta radiofonica (naturalmente solo con Firenze...) di aver lanciato la maglia bianconera ai suoi nuovi sostenitori solo perché costretto dall'ambiente. Quasi a voler ripagare un debito con la propria coscienza, e violentando il proprio immenso talento, Robertobaggio (unica variante possibile a Firenze: Baggino) ha puntualmente perso le sue prime tre partite al Franchi, giocando gare talmente anonime da non sembrare lui.
Il primo gol ai viola lo segnò non a caso a Torino e su rigore, nell'ultimo giorno di panchina di Agroppi, prima suo burbero maestro e poi perduto ammiratore. Quando il rincorrersi dei campionati e i primi capelli bianchi sul (divino) codino hanno reso la trasferta di Firenze qualcosa che assomigliava vagamente ad una partita normale, sono cominciati i dolori. Assist col Milan, rigore procurati e non battuti con l'Inter, soprattutto una doppietta micidiale col Brescia che fece da detonatore all'addio/licenziamento di Terim nel febbraio 2001.

Baggino aveva già 34 anni, eppure anche quella volta, come sempre, il suo arrivo in città fu un evento. I soliti amici da salutare, gli immutabili ricordi che nessuno si stancava di raccontare e ascoltare, le sue barzellette interpretate sempre con grande impegno. Poi, finalmente, il 9 ottobre 2008 Robertobaggio è tornato ad essere un giocatore della Fiorentina, oltre diciotto anni dopo quella fuga a Torino. Un'accoppiata da sogno: lui e Borgonovo insieme, a correre sotto la Fiesole. E chi se ne frega se non c'era più un angolo da battere con precisione chirurgica e un pallone da mettere dentro al novantesimo contro la Juve. Una corsa così, col cuore in gola e altri trentamila cuori che si scioglievano allo stadio, le altre squadre se la sognano.
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