I pezzi che mancano E quelli sistemati dopo
Sarà anche brutto chiamarli pezzi, anzi è brutto, ma ieri sera alla Fiorentina ne mancavano tre, Cassani infortunato, Natali squalificato, Jovetic acciaccato, e forse qualche altro si sentiva così e così.
Tra quelli sani e in pari con la giustizia sportiva è stata la volta di Matija Nastasic (ci vorrebbe l’accento finale sulla lettera ‘c’, come del resto per Jovetic, ma ne siamo dolorosamente sprovvisti). E’ nato in Serbia, viene dal Partizan di Belgrado, è mancino, due milioni e mezzo per ingaggiarlo. Ha esordito in settembre in Fiorentina-Bologna. Bei ricordi, ma anche, e qui cambiamo argomento, bel pubblico. Trentatremila.
Il primo tempo è stato in gran parte «di studio», hanno detto gli esperti, e hanno aggiunto: più tattica che altro. In termini meno ricercati possiamo dire che a parte quel tiro di Seedorf con palla in rete, ma non considerato dall’arbitro per un presunto fuorigioco, a parte dunque quello ci sono stati due tentativi di Aquilani, uno di Antonini e un colpo, parato, di Seedorf stesso. Da parte della Fiorentina, poche notizie di quel tipo, nessun pericolo per il portiere rossonero.
Nella ripresa è entrato subito Santiago Silva (il Silva del Milan si chiama Thiago, per dire) e poco dopo ecco anche Kharja. Delio Rossi masticava gomma. Questa non è ancora la sua Fiorentina, troppo presto, ma il cosiddetto cuore non è mancato, non fosse altro che per rispondere al ritrovato slancio dei tifosi (chiamarlo entusiasmo ci sembra prematuro). Di buono, ossia da applausi, c’è stato un tiro di Pasqual. E poi per Boruc, che ha salvato la baracca su tiro di Pato, e nel finale per Nastasic, altro salvataggio.
Un’ultima cosa, che per i giornalisti era intimamente la prima. La sala stampa dello stadio è stata intitolata ieri a Manuela Righini.
Ciao, Manu, fai il tifo per noi.