L'amore ritrovato
Sembriamo tutti marinai tornati a casa da un viaggio senza fine. Due anni di tempeste e di bonaccia, tra immensi oceani di parole e assenza di vento e di emozioni. E ora che abbiamo rimesso piede sulla spiaggia della nostra vita, sfiliamo in processione alla ricerca dell’amore perduto troppo tempo fa. Pensionati e ragazzini, signore “sciarpate” di viola e bambini senza scuola il sabato mattina. Delio ama svegliarsi presto e quando si sveglia ama pensare che tutto il suo mondo lo faccia insieme a lui. La prima amichevole è il derby con la Rondinella (finisce 10-0: 5 reti di Gilardino, 1 Silva, 1 Cerci, 2 Marchionni, 1 Acosty) ed è fissata per l’ora del secondo caffè, quando quasi quasi torneresti a letto e invece la vita fila dritta e veloce sulla strada del weekend. Siamo qui in cinquemila. In maratona sembra esserci quasi più gente che in una domenica qualsiasi di campionato. Un sole amico benedice questo rinascimento di mezzo autunno. Delio Rossi indossa la tutona rossa e tiene un blocco per gli appunti bello stretto in mano. Il nuovo allenatore della Fiorentina è un uomo normale. Cioè, ciò che di meno normale circola in questo mondo. Ora che Mourinho ha insegnato alla categoria che se crei un personaggio e poi vinci puoi campare di rendita tutta la vita col tuo copyright, ora che il mondo delle panchine si popola di improbabili comunicatori del nulla, ecco che il sig. Rossi con la sua gomma americana tra i denti sembra un vero rivoluzionario della normalità: prima il campo, il lavoro, gli appunti, le spiegazioni e tutto il resto. Poi, forse, la comunicazione. Ma le provocazioni, i proclami da prima pagina e il potere dell’immagine lasciatelo ad altri. E qui la gente capisce e approva. Evviva il calcio quello vero, con l’allenatore che comanda e insegna, e i giocatori che obbediscono, corrono e magari crescono. E così il normale Delio diventa un super eroe senza volerlo, perché lui vive il derby (30 minuti per tempo) del sabato mattina come una lezione per se stesso e per la squadra. Il tecnico, infatti, deve capire i suoi (anche se mancano tutti i nazionali) mentre i giocatori devono immergersi nel fantastico mondo di un calcio dove poco o niente gira a caso. Passeggiando sotto la maratona col blocchetto in mano e scambiando anche qualche battuta con la gente, l’allenatore lancia disposizioni e scrive chissà cosa sui foglietti. I tifosi lo scrutano con curiosità affettuosa. E lo applaudono, soprattutto quando per ben tre volte ordina un time-out. Rossi ferma il gioco, entra in campo e cerca di spiegare per bene dei movimenti a chi evidentemente non ha ancora capito. Roba che pare fantascienza. E invece si chiama pallone, guarda te. E siamo qui per questo. Per vedere, tanto per cominciare, una Fiorentina messa in campo con il 4-3-1-2, cioè con un trequartista dietro due punte. Sì, due punte, roba che qui non si vedeva dal paleozoico dellavalliano. C’è chi cita la coppia Portillo- Riganò. Oddio, ma forse anche in un brevissimo lampo di prandellozoico le due punte si sono fatte vedere un’ultima volta (Pazzini- Vieri?) prima di estinguersi come i mammut. Prima Gilardino-Cerci, poi Gilardino-Silva, questa coppia col riesumato Marchionni che fa il trequartista (al gol del Tanque, chiaramente, lo stadio è esploso di gioia). Da quel che si vede, nella logica del sig. Rossi il centrocampo deve saper stare molto vicino sia alla difesa che all’attacco. Come fosse un elastico capace di tenere corta la squadra senza lasciare spazi scoperti. Ma il lavoro da fare è tanto. E se nella fase difensiva si è visto poco per ovvie ragioni (la Rondinella, oggi impegnata in campionato, nel secondo tempo ha schierato dei ragazzini), in attacco sono piaciuti sia gli schemi in velocità palla a terra, sia gli inserimenti dei centrocampisti. Tra i giovani chiamati in causa, da segnalare la prova del giovane Romizi, giocatore che la Fiorentina ha rifiutato di cedere la scorsa estate in prestito alla Sampdoria, che gli avrebbe fatto firmare un contratto da professionista, che invece qui ancora non gli è stato proposto. Sarebbe una vera follia perdere un giovane talento come lui. Di sicuro in queste scelte (così come per Camporese) Rossi non si farà condizionare da situazioni e tensioni precedenti al suo arrivo. Il passato adesso non conta più. Per questo a fine partita un boato d’amore saluta il nuovo allenatore. Per questo lui saluta i tifosi con un cenno della mano e un sorriso sincero. Un gesto semplice. Che però, chissà perché, non accadeva da un bel po’.