Author Topic: CHIEVO VERONA - ACF FIORENTINA 1:0  (Read 3956 times)

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Re: CHIEVO VERONA - ACF FIORENTINA 1:0
« Reply #64 on: 11/08/11, 17:22 »
La nostra proposta: via la fascia dal braccio di Gamberini

Dopo quanto abbiamo visto in televisione domenica pomeriggio con il capitano della Fiorentina e l'ex capitano che sorridevano inopinatamente, crediamo che la Fiorentina, intesa come società, dovrebbe prendere subito una decisione forte per tutelare anche la propria immagine.
Dopo aver pubblicato un comunicato di scuse dei due calciatori, crediamo che sia giusto quanto meno togliere la fascia di capitano ad Alessandro Gamberini perché con la figura che ci ha fatto fare in tutta Italia la Fiorentina adesso è additata come una squadra di ragazzini che non sanno rispettare il dolore altrui. Se poi arrivasse anche una multa con conseguente versamento in favore delle persone che hanno perso cari e beni non sarebbe poi così disdicevole.
I fratelli Della Valle che sono sempre attenti, giustamente, all'immagine personale e della proprie aziende non possono e devono tollerare una figuraccia di queste dimensioni.
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Re: CHIEVO VERONA - ACF FIORENTINA 1:0
« Reply #65 on: 11/08/11, 17:22 »
Firenze contenta del cambio, ora i giocatori...

Come riporta il Corriere dello Sport-Stadio non c’è stato alcun saluto polemico da parte di Firenze nei confronti di Sinisa Mihajlovic ma solo apprezzamenti verso Delio Rossi, che oggi firmerà fino a giugno 2013. Ora dovranno arrivare i risultati, ma la sensazione è che tutta la città sia d’accordo con questo cambio, anche se resta da capire come saranno accolti nelle prossime ore i giocatori. Troviamo anche le parole di Valter Tanturli, presidente dell’Atf (Associazione tifosi fiorentini): “Mai che si facciano le cose nel modo più giusto, quello della trasparenza”. E su Rossi Tanturli è chiaro: “Almeno si provi a giocare al calcio, proviamo a riportare la gente allo stadio dopo tante amarezze, dopo spettacoli inqualificabili…”. 
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Re: CHIEVO VERONA - ACF FIORENTINA 1:0
« Reply #66 on: 11/08/11, 17:23 »
Pucci (Accvc): ''Ora la gente tornerà allo stadio''

Filippo Pucci, presidente del Centro di Coordinamento, si fa portavoce dello stato d’animo della tifoseria viola parlando a La Nazione. Queste alcune sue parole:

«L’addio all’allenatore serbo era diventato una scelta inevitabile. Anzi, dico di più: la società, in questi ultimi tempi, è stata anche fin troppo tollerante. No — continua Pucci — non si tratta di essere contrari a priori nei confronti di Mihajlovic, ma nel calcio quando non arrivano i risultati, non giochi bene e non conquisti la gente, alla fine... Ricordo quando l’estate scorsa, con Miha vicino alla panchina dell’Inter, quanto la gente fosse contenta del possibile arrivo di Rossi. Credo che la situazione si verrà a ricreare nei prossimi giorni e non mi sorprenderei se all’allenamento, come alla partita, vedessi tornare tanti che invece si erano allontanati dalla Fiorentina. In troppi — è la battuta con cui Pucci chiude — avevano cominciato a cosiderare l’apputamento con una partita quasi come andare a... lavorare".
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Re: CHIEVO VERONA - ACF FIORENTINA 1:0
« Reply #67 on: 11/08/11, 17:24 »
Come cambia lo staff tecnico: via Marcolin & co.

Il Corriere Fiorentino racconta come cambia anche lo staff tecnico della Fiorentina. Con Mihajlovic se ne vanno anche i collaboratori (il vice Marcolin, l'allenatore dei portieri Nuciari, i preparatori atletici Bovenzi e Manzi). Non sono stati ancora comunicati i nomi dei collaboratori di Delio Rossi ma è probabile che siano i suoi uomini di fiducia con cui lavora da anni: il vice potrebbe essere Defele Limone e il preparatore atletico Walter Vio.
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Re: CHIEVO VERONA - ACF FIORENTINA 1:0
« Reply #68 on: 11/08/11, 17:25 »
Storia di un divorzio: Mihajlovic e un rapporto mai nato

Arrivò a Firenze con la fama del duro. Dell’uomo - in questo caso l’allenatore - che non scende a compromessi. Che s’impone, che ha un carattere inflessibile. Arrivò a Firenze, Sinisa Mihajlovic, consapevole di prendersi sulle spalle un’eredità micidiale. Pesantissima. Quella del dopo-Prandelli, il tecnico che Firenze amava più di ogni altro. E che aveva fatto sognare una città intera.
Mihajlovic si presentò alla guida della Fiorentina con la forza delle parole («puntiamo alla Champions», garantì) e la consapevolezza di chi sapeva bene che pur di sfruttare una grande, grandissima occasione (come quella di sedere sulla panchina gigliata), avrebbe accettato di tutto, anche di gestire una squadra e un gruppo di giocatori da non ricollegarsi direttamente a sue scelte.

E’ stato questo — probabilmente — il vero problema della prima stagione di Mihajlovic sulla panchina della Fiorentina. Un problema che ha avuto riflessi importanti e decisivi sui risultati messi in fila nell’arco del campionato. Fra gennaio e febbraio la squadra viola anziché abbandonarsi al sogno-Champions si ritrovò nelle brutte acque della zona retrocessione e Miha in bilico. Ed è stato qui, probabilmente, che il feeling — già precario — fra l’erede di Prandelli e il duro Sinisa si è incrinato. Inesorabilmente.
Firenze ha cominciato a staccarsi dal suo allenatore e lo ha fatto in modo consapevole. Impossibile ritrovare il feeling, nonostante il riscatto viola nella seconda parte della stagione e le continue prese di posizione della famiglia Della Valle che non ha mai perso occasione di ribadire che «Mihajlovic è e sarà l’allenatore della Fiorentina».

Siamo all’estate scorsa. E l’occasione di Sinisa. Lo vuole l’Inter. Sì, la sua Inter e il club nerazzurro sembra disposto a tutto pur di assegnare la panchina all’allenatore serbo. La trattativa parte e con essa parte il tam tam dei tifosi viola che considerano la proposta dell’Inter l’occasione giusta per mettere fine a un rapporto mai decollato. Niente. Della Valle e Corvino si oppongono, lasciano a Mihajlovic la possibilità di scegliere, e lui, dopo giorni di voci, indiscrezioni e mezze certezze sul suo passaggio all’Inter, decide di non abbondare Firenze. Si riparte, ma le cose scricchiolano subito perché il popolo viola sembra non... fidarsi. I Della Valle danno a Miha una seconda chance, ma Firenze si aspettava altro.

E quell'altro, guarda caso, porta proprio il nome di Delio Rossi. Mihajlovic lancia segnali di pace alla curva viola, fa di tutto per riconquistarla. Ma la squadra... non gira, non piace e piano piano riaccende una stagione troppo simile a quella precedente. Il mancato feeling si trasforma in contestazione. E la contestazione va avanti per settimane. Firenze spinge Sinisa lontano, quasi lo isola. Il club prova a spingere ancora nella direzione opposta, ma forse anche all’interno della società qualcuno comincia a rivedere le proprie idee. Il gol di Rigoni del Chievo, domenica pomeriggio, è l’ultimo atto di un matrimonio mai felice, quello fra la Fiorentina e quel tecnico che doveva far dimenticare Prandelli.
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Re: CHIEVO VERONA - ACF FIORENTINA 1:0
« Reply #69 on: 11/08/11, 17:26 »
Behrami, una piccola speranza di rivederlo col Milan

Sul Corriere dello Sport-Stadio si parla anche degli infortunati in casa viola visto che Mattia Cassani e Valon Behrami, due giocatori che Rossi conosce bene, dovranno fermarsi. Per il primo c’è la possibilità di un rientro tra il 18 dicembre (in casa con l’Atalanta) o 3 giorni dopo contro il Siena nel recupero della prima giornata. In caso di rischi rivedremo Cassani soltanto nel 2012. E Behrami? La prognosi per la ripresa è di 2-3 settimane, ovviamente non andrà in Nazionale ma Firenze spera – la speranza è piccolissima – di rivedere il centrocampista nella sfida contro il Milan, alla ripresa del campionato. Contro i rossoneri infatti i problemi saranno tanti: anche Natali sarà squalificato e se aggiungiamo che Cassani e Kroldrup sono out, capiamo come sarà difficile ridisegnare la difesa contro Ibra e compagni. 
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Re: CHIEVO VERONA - ACF FIORENTINA 1:0
« Reply #70 on: 11/08/11, 17:30 »
GP VIOLANEWS: Jovetic il migliore, diventa anche leader

Stevan Jovetic è il migliore, o meno peggiore, per la gara contro il Chievo. Alle sue spalle molto vicini Pasqual e Romulo. Più lontani tutti gli altri. Ecco il quadro completo:

CHIEVO-FIORENTINA
Quali giocatori segnalate come migliori? [434 voti]
Boruc (10) 2%
Cassani (4) 1%
Gamberini (20) 5%
Natali (30) 7%
Pasqual (103) 24%
Behrami (23) 5%
Montolivo (7) 2%
Lazzari (6) 1%
Romulo (91) 21%
Gilardino (5) 1%
Jovetic (107) 25%
De Silvestri (6) 1%
Munari (5) 1%
Nastasic (17) 4%

E questa è la nuova classifica generale:
Jovetic 1199
Behrami 1168
Pasqual 882
Cerci  866
Natali  764
Boruc 429
Lazzari 291
Romulo 278
Gamberini 260
Gilardino 221
Montolivo 206
Cassani 180
Vargas 118
Silva 111
Nastasic 91
Munari 73
Kharja 61
Ljajic  28
De Silvestri 26
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Re: CHIEVO VERONA - ACF FIORENTINA 1:0
« Reply #71 on: 11/08/11, 17:32 »
Delio Rossi: sa insegnare il buon senso e il calcio

Le sue metafore sono a volte surreali come quelle del segretario del Pd, Pierluigi Bersani: «Mi state chiedendo se è più lungo il treno o più buona la cioccolata». Delio Rossi è tornato, come era prevedibile perché un tecnico come lui, bravo, preparato e pignolo, non può restare a guardare. Indipendentemente da quello che un giorno disse Maurizio Zamparini sentendosi offeso: «Lui è l’unico che capisce di calcio tanto è vero che sta a casa». Poi, però, lo chiamò quando decise che Pioli non era l’uomo adatto alle necessità del Palermo. Ampiamente pronosticabile la risposta di Delio: No, grazie. L’uomo, d’altro canto, non è di quelli che le cose le manda a dire. Parla piano, centellina le parole, le medita e in un ambiente che di parole spesso si ubriaca, la sua tendenza a riflettere non può che essere considerata una qualità.
Sarà anche per questo che quando va via, la gente lo rimpiange. Lasciò la Lazio con la morte nel cuore, dopo aver conquistato una qualificazione in Uefa (poi cancellata dai tribunali sportivi per via di Calciopoli), un terzo posto con conseguente approdo in Champions League e la conquista di una Coppa Italia. Il tuffo nel Fontanone con cui celebrò la vittoria di un derby ha fatto prevalere l’aspetto folklorico su una seria valutazione professionale. Fece cose straordinarie, in quelle quattro stagioni, ricostruendo un patrimonio tecnico, valorizzando giovani dal grande talento. Una costante, nella sua parabola.

MAESTRO - Cassani, che lo ha avuto a Palermo, ha detto di lui: «Più che un allenatore è un maestro di calcio, ho visto poche volte un tecnico dedicare tanto tempo ai ragazzi della Primavera». Per i club è una sorta di cercatore d’oro: trova sempre la pepita giusta. Quando il Lecce lo chiamò ormai rassegnato alla retrocessione in B, gli chiese una cosa semplice: rimettere insieme i cocci di una stagione malaugurata.
Anche lui veniva da esperienze non felicissime dopo aver toccato il cielo della serie A con la Salernitana. Fu felice l’intuizione di Corvino, fu proficuo il lavoro di Rossi. Trionfale risalita in A (segno del destino: la promozione ottenuta battendo in casa, all’ultima di campionato, proprio il Palermo) e salvezza con una straordinaria rimonta nel girone di ritorno. Da cercatore d’oro anche lì trovò il filone giusto: Vucinic, Bojinov spedito in campo appena sedicenne, Ledesma.
Questo, d’altro canto, è sempre stato il suo marchio di fabbrica. Nella Salernitana di quel lontano campionato di serie A (era il 98-99), si conquistarono un posto al sole gente come Giacomo Tedesco (che passò al Napoli), Salvatore Fresi (che finì all’Inter), David Di Michele (che approdò all’Udinese) e Marco Di Vaio (che si guadagnò un ingaggio al Parma, all’epoca una delle «Sette Sorelle»). Il suo calcio ha un tratto “artigianale” perché a Delio piace costruire, mettere insieme una squadra come un puzzle; lui non cerca un posto, cerca un lavoro, una “missione”. Lo ha ripetuto anche nelle settimane scorse quando gli chiedevano come mai non avesse trovato sistemazione: «Non ho avuto la proposta intrigante» . A un certo punto ha pensato anche di cercarla all’estero ma lui è esattamente come appare: non forza i tempi, ne attende la maturazione. E, forse, al contrario di altri colleghi, non ama troppo l’avventurapreferendo la solidità delle vecchie certezze.

FUTURO - Il nuovo allenatore della Fiorentina finirà per ritrovare diversi pezzi del suo passato. Corvino, tanto per cominciare, quasi a parte invertite rispetto alla prima chiamata leccese perché ora non è il tecnico che va a caccia del rilancio, ma il ds che cerca con l’allenatore la riqualificazione del «Progetto». E poi Cassani che Delio ha valorizzato pienamente a Palermo (sfortunatamente, lo troverà in infermeria). Valon Behrami che volle alla Lazio e la cui cessione contribuì a incrinare i rapporti con Lotito. E Lorenzo De Silvestri che lui aveva tirato fuori dal pentolone della Primavera per trasformarlo in un titolare di complemento. Non lo attende un lavoro semplice. Dovrà riavvicinare la gente alla squadra, dovrà soprattutto convincere un pubblico competente ed esigente che ama il bello in tutte le sue forme, comprese quelle calcistiche. E da questo punto di vista, la sintonia con l’ambiente dovrebbe essere automatica perché le squadre di Rossi hanno sempre giocato un bel calcio, dalla Salernitana al Palermo, dalla Lazio al Lecce passando per il Pescara. Ma non chiamatelo più l’allievo di Zeman perché da tempo, da molto tempo, ha abbandonato le visioni integraliste del boemo per un realismo che lo porta a costruire «moduli» partendo dai giocatori che ha a disposizione senza la presunzione di piegare il talento alle sue idee, semmai mettendo le sue idee al servizio del talento.
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