Delio aspetta solo una chiamata
Il nome più atteso dai tifosi _ un nome quasi acclamato _ è quello di Delio Rossi. In attesa della verità su Mihajlovic, i sondaggi lasciano gli altri candidati a chilometri di distanza. Ecco perché la scelta di Rossi, dovendola interpretare in modo «politico», sarebbe un segnale di apertura da parte della società, una mano tesa per ristabilire un feeling che negli ultimi mesi è progressivamente diminuito. La popolarità fiorentina di Rossi va probabilmente ricercata in tre aspetti: il buon gioco delle sue squadre (le ultime sono state Atalanta, Lazio e Palermo), le qualificazioni in Europa più la vittoria in coppa Italia con la Lazio e l’uscita di scena in lacrime dopo la sconfitta in coppa Italia nella finale persa dal suo Palermo contro l’Inter. Un’intera curva dell’Olimpico era stata riempita dai tifosi siciliani, Rossi aveva già deciso di divorziare da Zamparini riufiutando il prolungamento di un anno e considerò una mancanza personale la sconfitta a un passo dal trofeo. «Sarebbe stato il mio regalo», disse prima di entrare nel club degli allenatori in attesa di una nuova destinazione. Ma senza fretta, aspettando l’offerta buona e un progetto in cui credere.
Fra le panchine non accettate anche quella del Bologna, passata nel frattempo a Pioli. In un’intervista rilasciata in quei giorni alla «Nazione», Rossi spiegò di considerarsi fortunato per avere la possibilità di valutare tutte le proposte senza l’ansia di doverle accettare. «Non vado a vedere le partite negli stadi _ disse fra l’altro _ proprio per non mettere in difficoltà i miei colleghi, perché so come funziona». Accenni a Firenze, zero. Magari con la speranza, nascosta bene, di poter tornare a fare calcio in una città calda, passionale e in questo momento appassita dal punto di vista delle emozioni. Corvino lo volle a Lecce nel 2002 e nel tempo è rimasta la stima fra due protagonisti. Gioco e risultati, più cuore: Rossi piace per questo, vedremo come andrà a finire.