Un anno e mezzo di mediocrità. L'articolo di B. Ferrara
Non è che è che ci siano spazi per chissà quali discussioni. La Fiorentina di Mihajlovic, da quando lui è arrivato a Firenze, è sempre stata questa. A volte un po´ meglio, a volte perfino un po´ peggio. Mediocrità diffusa, comunque. A raccontarlo c´è lo stadio semi deserto, la disaffezione di tanti, il viola che si è trasformato in un profondo grigio. Tra l´altro, da un anno e mezzo a questa parte, i sinisiani convinti hanno sempre giocato sul fatto che chi osava criticare il gioco di Mihajlovic lo faceva perché malato di prandellismo, cioè di nostalgia del passato. Siamo andati avanti così per un anno, difendendo l´indifendibile (la pochezza del gioco) e riducendo il problema a personalismi senza senso e a polemiche utili solo a nascondere ciò che era sotto gli occhi di tutti: cioè la clamorosa involuzione della Fiorentina.
E poi, diciamolo, la realtà è più semplice di quello che uno pensi: un allenatore non deve essere per forza amato da tutta la piazza per dimostrare cosa sa fare. E, se vince (e vincere significa giocare bene e raggiungere gli obiettivi), un tecnico sarà stimato comunque da tutti, perché nel calcio, perdonate la banalità, contano i fatti, non i proclami. E siccome c´è già chi salta via dal carro del tecnico ora che lui è in difficoltà, noi che su quel carro non ci siamo mai saliti solo perché non convinti dal suo gioco, possiamo anche dire che ci meraviglia un po´ il fatto che ci sia voluto tutto questo tempo per capire che il famoso nuovo ciclo non è mai, di fatto, ricominciato. Quello vecchio, investimenti forti nel nome di grandi ambizioni, andava sostituito sì con investimenti minori, ma anche con grande capacità organizzativa, sia nel gioco, sia nella ricerca di giocatori di qualità in giro per il mondo. Non follie ma molta creatività, insomma. E decisione.
Perché a difesa di Mihajlovic, va detto, tra il Montolivo vagante, il Vargas notturno e il Kharja sul Frecciarossa, non è che la società gli abbia dato una grande mano. Insomma, se è vero che presto, come ci auguriamo, la società annuncerà Delio Rossi (non è così chiara la cosa, però) vogliamo credere che insieme a lui rinasca a Firenze anche una mentalità nuova ed entusiasta, quel dinamismo capace di contagiare tutti. La Fiorentina deve essere un progetto fatto di gioco e di orgoglio: chi non ci sta arrivederci e grazie, no? E se Mihajlovic se ne dovesse andare, è bene dirlo, non sarà soltanto la sconfitta di un allenatore (cosa che può capitare), ma anche quella di chi pensava che per cancellare anni importanti bastasse cambiare un nome in panchina e prendere Munari al posto di Donadel.