Mihajlovic, anche la rabbia è sparita
Voleva essere il primo a vincere nel nuovo stadio della Juve, invece è stata l’ennesima prova sconcertante. Soprattutto nel primo tempo. Per la Fiorentina e per Mihajlovic, ancora contestato dai tifosi che anche stavolta hanno mandato il solito messaggio ai Della Valle: «Salta la panchina». Ma per il momento mister “io-non-mi-dimetteròmai” rimane saldamente al suo posto. Scelta di vita. E di bilancio. La partita di Sinisa è iniziata presto. Il tecnico è entrato in campo mezz’ora prima dell’inizio. I tifosi della Fiorentina sono isolati in uno spicchio di curva. Mihajlovic guarda, scruta, riflette. Ha scelto una Fiorentina senza Gilardino. Ha scelto Kharja e Vargas. Ha voglia di prendersi tutto il tecnico. Tre punti, una vittoria importante, la rivincita sulle voci di esonero (sempre pressanti) e quegli stupidi cori razzisti di sabato. È la notte di Mihajlovic questa, una di quelle che ti può cambiare la vita, che finora ha sbandato sulle curve a gomito del campionato. La sua Fiorentina non piace a nessuno, ma lui va avanti. Senza incertezze, senza dubbi, senza cambiare mai niente. Quando l’arbitro fischia Mihajlovic è in tribuna. In questo stadio non ci sono panchine, riserve e tecnico stanno seduti nelle file più basse della tribuna centrale. Accanto a Mihajlovic c’è Marcolin, il Tattico, ma visti i risultati non è stato di grande aiuto. Sinisa entra in campo pochi minuti dopo il fischio. Le mani in tasca, lo sguardo fisso sulla sua squadra. Non urla, non si sbraccia, sembra quasi rassegnato. E la partita è appena iniziata. Parata di Boruc su Pepe, Sinisa si gira e sale i pochi gradini che portano alla sua panchina. È un via-vai, fuori e dentro il campo, in continuazione. Ma sempre con le mani in tasca e lo sguardo basso. Il gol di Bonucci è uno schiaffo che fa male. Sinisa è perso, non sa che fare. La Fiorentina non c’è, lui va avanti e indietro, parla di nuovo con Marcolin, ma non trova una via d’uscita. La Juve sembra imprendibile. E lui sempre più solo con se stesso e i suoi pensieri. Squadra senza gioco e senza idee. E stasera anche senza allenatore. Mihajlovic non riesce a dare una scossa ai suoi giocatori. Nessun cambiamento, nessuna via di fuga da questo calcio banale. Fermo. Immobile. Mihajlovic gira su se stesso dentro l’area tecnica. La testa è sempre bassa, le idee sempre più confuse. Poi, il secondo tempo: l’inizio con Gila in campo e un modulo diverso. Sinisa ridisegna la squadra e non è più la stessa partita. Ma quando Jovetic pareggia, Mihajlovic resta immobile. Come se si immaginasse il resto. Pochi minuti e la Juventus passa ancora. Mihajlovic abbassa gli occhi: un’altra occasione di riscatto se n’è andata.