La Nazione: Fiorentina, il piatto piange
Pareggio da interpretare, mezzo buono ma anche cattivo, un punto che non sposta il giudizio ancora sospeso sulla Fiorentina. Una squadra che dà l’impressione di poter essere qualcosa di diverso, ma poi si ferma, non cresce, resta incompiuta, ispira diffidenza per un salto di qualità che non arriva, gira intorno alla concretezza senza sfiorarla. «In attacco siamo poco cattivi», dice alla fine Mihajlovic. Anche questa è una spiegazione.
Alla fine il numero degli attaccanti viola nel modulo ridisegnato per l’assalto decisivo, che comunque non ci sarà, è da esibizione delle forze armate: da destra Cerci, Jovetic, Ljajic, più Silva avanzato.
Si avvicina invece al gol Pasqual, con un sinistro che l’anziano Antonioli devia con pugni adolescenti quando la partita sta vivendo la sua fase più nervosa, piena di falli, confusione, marcature saltate. Sfuma al 90’ la possibilità di vincere contro il Cesena ultimo in classifica e in dieci dal 74’ per l’espulsione di Mutu (voto: 4) dopo una gomitata a Cassani e i quasi mille tifosi viola non perdonano a Mihajlovic quella che _ agli occhi di quasi tutti _ sembra un’occasione persa. Anche se vanno ricordati alcuni particolari: il Cesena sarà scarso ma colpisce due traverse con Guana e Candreva (deviazione di Behrami) e la Fiorentina dopo un buon inizio gioca un primo tempo sotto tono, con Silva isolato per assenza di aiuto da parte di Jovetic e Cerci. Sempre nel primo tempo la Fiorentina soffre la spinta di Ceccarelli e sulle fasce combina davvero poco.
E’ una fiera di effetti potenziali sotto ritmo e anche Mutu partecipa all’allenamento senza aggiungere molto al piattume. Mutu migliorerà un po’ nel secondo tempo, ma resta ingiustificabile la gomitata a Cassani proprio sotto la curva viola. Giudizio a parte su Silva, generoso ma senza aiuti nel primo tempo, più concreto negli scambi con Jo Jo nel secondo: il suo soprannome _ il carrarmato _ resta per ora collegato a una fama sudamericana che non trova corrispettivo,almeno nella fisicità degli scontri, nel nostro campionato.
Mihajlovic alla fine si prende qualche fischio e non sa dare un giudizio completo sulla partita, anche per lui resta l’indefinibilità di una prestazione sfuggente: troppa fretta di verticalizzare nel primo tempo, troppi passaggi senza tiri in porta nel secondo. La Fiorentina continua a non segnare fuori casa (niente gol in tre partite) e volendo usare le parole di Mihajlovic la Fiorentina resta «poco cattiva». E sabato a Firenze arriverà il Catania, una delle squadre meno buone del campionato.