L'esperto: ''Trenta milioni in più col nuovo stadio''Andrea Valentini, ex presidente del Credito Sportivo e oggi presidente della Sts, società che si occupa dell´impiantistica e dello stadio del Parma, è uno dei maggiori esperti italiani in fatto di impianti sportivi. Con lui, marchigiano, la Fiorentina aveva fatto una chiacchierata già nel 2003 per capire quale potesse essere la redditività di uno stadio di proprietà. E sempre a lui, quasi dieci anni dopo, abbiamo chiesto di aiutarci a fare chiarezza.
Valentini, ci spiega quali sono i parametri che determinano la redditività economica di uno stadio?
«Non c´è un modello, ogni città ha le sue caratteristiche e le sue peculiarità».
Però con uno stadio di proprietà ci si guadagna, giusto?
«Le faccio un esempio. Due anni fa i ricavi da stadio dell´Arsenal erano di 130 milioni di euro. Quelli complessivi di Milan, Inter, Juve e Roma 90 milioni. Capito?».
Tutto chiaro. E allora secondo lei quanto potrebbe guadagnare la Fiorentina con uno stadio tutto suo?
«Non è facile fare una previsione del genere senza conoscere il progetto, però diciamo che a regime uno stadio può portare un venti per cento in più sul fatturato. In certi casi si può arrivare addirittura al 35-40%».
Facciamo due conti. Il fatturato della Fiorentina è di circa 80 milioni, quindi il venti per cento fa 16 milioni, il quaranta 32. Una bella cifra.
«Vede, che le ho detto? E poi bisogna considerare che l´indebitamento per la realizzazione di un nuovo stadio non rientra nel fair play finanziario, e che oggi gli investitori italiani e internazionali apprezzano molto il format del nuovo stadio. Uno stadio di proprietà è un vero affare per le società di calcio. E anche per i Comuni».
Perché per i Comuni?
«Perché eliminano i costi di manutenzione degli impianti comunali e al tempo stesso incassano gli oneri di urbanizzazione e tutte le altre tasse collegate, dall´Ici in poi. C´è uno studio della Figc che dimostra quanto siano alti i costi del calcio per i Comuni».
Servono scelte condivise, dunque.
«Assolutamente sì, non solo con l´amministrazione pubblica ma anche con la città. Quando decisero di abbattere Wembley il primo incontro che fecero i responsabili del comitato fu con i cittadini della circoscrizione. E oggi nessuno tornerebbe indietro. Insieme a questo, però, ci vogliono iter burocratici più snelli. Quando ero presidente del Credito sportivo incontrai i dirigenti della Juve e il sindaco Chiamparino e parlammo del nuovo stadio. Era il primo contatto. Sono passati quasi tredici anni. Non si può aspettare tanto».
Però oggi la Juve ha uno stadio modello.
«Nonostante l´ultima stagione non sia stata esaltante, con il nuovo stadio la società ha fatto il 60% di abbonamenti in più. Significa che la gente vuole quello. Le faccio un altro esempio. Negli stadi inglesi di proprietà sono aumentati del 50% i prezzi dei biglietti e della stessa percentuale sono aumentate anche le presenze. Oggi in Inghilterra c´è il 94% di riempimento, all´Allianz Arena la percentuale è del 100%, in Italia siamo intorno al 44-45%. Già raddoppiare le presenze sarebbe un bel passo avanti».
Ma cosa serve in uno stadio moderno?
«Tutto quello che può attirare la gente. Una zona commerciale, skyboxes, musei, l´elenco è lungo e prima di decidere come deve essere un nuovo impianto è necessario fare un´analisi attenta e avere la capacità di intuire come sarà la situazione fra due o tre anni, il tempo necessario alla realizzazione della struttura. Lo stadio deve diventare un´attrazione, un luogo aperto sette giorni su sette. A Coventry, una cittadina mineraria dell´Inghilterra senza nessun interesse, il nuovo stadio porta un milione di visitatori l´anno».
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