Si alza il sipario. Ecco la nuova casa della Fiorentina
Non ha ancora un nome, la nuova «casa della Fiorentina», inaugurata ieri, in pompa magna ma senza tifosi, ai Campini dell’Affrico. Ma Andrea Della Valle annuncia che gliene metterà due: uno dedicato a un personaggio caro a Firenze; l’altro allo sponsor. Difficile immaginare chi sarà il prescelto: Artemio Franchi ha già lo stadio, il marchese Luigi Ridolfi (presidente viola degli anni Trenta, ma anche dirigente di federazione e tra i fondatori del Maggio) ha
il centro di Coverciano. Della Valle resta nel vago e non perde il buon umore quando lo provocano: «Antognoni va bene?».
C’è tempo. Eppoi, spiega il patron, serviranno più nomi perché vuol fare come gli americani, che battezzano ogni salone, ciascuna zona di importanti strutture.
Intanto, dietro al bancone delle reception, troneggiano una foto e una scritta: «20 giugno 2004, ritorno in Paradiso». Con i giocatori della Fiorentina (si riconosce Riganò) che festeggiano il ritorno in serie A su un pullman scoperto. Sullo sfondo s’indovinano il Cupolone, il campanile di Giotto, la Torre d’Arnolfo di Palazzo Vecchio.
«Cambieremo quella foto ogni sei mesi, perché la voglio diversa a ogni stagione», chiosa Andrea Della Valle. Ma Vincenzo Guerini, team manager, sommessamente consiglia: «Io una fotina della C2 la terrei sempre, per non dimenticare...».
Il taglio del nastro avviene davanti a pochi testimoni, intorno alle 11,30. Momento solenne. Eugenio Giani, presidente del consiglio comunale e anche consigliere della Fiorentina, Dario Nardella, vicesindaco, Massimo Pieri, consigliere comunale, circondano Della Valle con le forbici in mano e sinceramente compiaciuto. Il sindaco, Matteo Renzi, dice: «E’ un giorno di festa, che chiude una vicenda che si trascinava da 29 anni, 3 gestioni viola e 6 sindaci. Dopo problemi, polemiche e veti, si dà un segnale di concretezza che fa capire che a Firenze le cose le stiamo facendo. E’ il primo pezzo della realizzazione del centro sportivo che si concluderà entro fine anno. Eppoi, un giorno, tornerà alla città».
E la Cittadella viola? E lo stadio da Champions? Andrea Della Valle dice di aver ascoltato con interesse le ultime ipotesi: Cittadella alla Mercafir (mercato ortofrutticolo di Novoli), stadio a Castello. Invidia un po’ la Juve, che ha già il suo «monumento sportivo», ma è contento di fare da cicerone nel centro sportivo viola (ultimato dalla storica ditta Vangi di Calenzano) insieme al medico sociale, dottor Paolo Manetti: che mostra l’attrezzatissima palestra (mille metri quadrati) con le macchine capaci di valutare le condizioni di ginocchia e spalle. Facile: i giocatori si siedono e gli strumenti indicano le loro condizioni. Poi la piscina, con percorso riabilitativo caldo-freddo e sontuosa fontana idromassaggio. Tante sale, tanti test per i ragazzi di Mihajlovic. Quindi il nucleo principale, i rettangoli verdi, da sempre chiamati «campini», che han no visto sudare tante generazioni di giocatori viola. E che ora aspettano un nome. Anche su tutti continueranno a chiamarli «campini». Come l’aeroporto, che è familiarmente «Peretola»: con buona pace di Amerigo Vespucci.