Prandelli-DDV, prove di paceL’ha detto con un mezzo sorriso, probabilmente se l’era preparata. Si aspettava la domanda, questo è chiaro. Ed è arrivata, com’era giusto che fosse: «Scusi, Prandelli, ha letto le ultime dichiarazioni di Diego Della Valle sul suo conto, ha detto che se ha lasciato il calcio è stato a causa di una persona che l’ha deluso molto, e si riferiva a lei». Una storia, come sanno bene i fiorentini e ormai non solo, che va avanti da quasi due anni. Una volta si chiamavano le «novelle dello stento», quelle che «durano tanto, troppo tempo», ma non è detto che il senso piaccia a tutti. Nel frattempo, Prandelli è diventato ct azzurro e sta portando la nazionale agli Europei, e la Fiorentina, dopo i cinque anni con Prandelli, ha da tempo il suo nuovo allenatore, ora un nuovo progetto secondo Corvino e questo dovrebbe bastare ed avanzare per guardare molto al presente, ogni tanto al futuro e un po’ meno al passato, dedicando tutte le attenzioni che richiede a Mihajlovic, convinti che le meriti tutte, ma si vede che certe questioni richiedono tempo per sedimentarsi. Come succede, ma non è certamente questo il caso, per le vicende personali più sentite, quelle che toccano corde intime.
Della Valle non gliel’ha perdonata, a Prandelli, dal giorno dell’intervista alla ’Gazzetta’ in cui riferiva di aver saputo dei contatti del tecnico con la Juventus, e l’ex patron viola non perde occasione per ricordarglielo. Non passa quasi raduno azzurro senza che salti fuori, per un motivo o per un altro, la ruggine del rapporto fra la Fiorentina e Prandelli. Nell’occasione precedente, la vicenda della consegna, all’interno del centro federale, del ’tapiro’ da golfista da parte del gruppetto di ultras viola, in contrasto con la società, all’ex tecnico viola. Con durissime proteste da parte della Fiorentina e richiesta di spiegazioni ufficiali alla federazione. «Sarei pronto anche a chiedere scusa, se non si fosse esagerato con la polemica», era stata la risposta di Prandelli. L’ultima puntata, su un filo più sottile, fra venerdì, con la conferenza stampa milanese di Della Valle, e ieri, nell’aula magna di Coverciano.
Ha detto, il ct: «Io una delle delusioni che ha allontanato Diego Della Valle dal calcio? Conosco bene il dottor Diego Della Valle, so che usa spesso l’ironia, e visto che sta facendo tante proposte molto interessanti per il calcio, a cominciare da un tavolo della pace, allora inviti anche me così la finiamo una volta per tutte con questa storia e torniamo ad abbracciarci come un tempo». Parole che possono suonare come un messaggio di pace, ma saremmo ancor meno fiorentini dei due protagonisti se negassimo di aver colto un filo di ironia, nella replica di Prandelli.
Una nuova sfida, allora? Propenderemmo per il no, diciamo un tono leggero necessario al tecnico per stemperare la questione, oltretutto finita di nuovo in un contesto leggermente più ampio, la nazionale, dei confini viola. La morale, allora? Bella domanda. Prandelli a quel tavolo si metterebbe a sedere per davvero. Il problema è se Diego Della Valle ha voglia di invitarcelo. O no? Potremmo chiamarle pure prove di pace, sapendo di concederci una piccola professione di ottimismo, le risposte date ieri di Prandelli, ma il nervo resta scoperto, per entrambi. E la ’novella dello stento’ va avanti. Se poi questo tavolo salta fuori, fatecelo sapere, e magari invitate anche Firenze.
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