Author Topic: DDV: ''Serve una Consob del calcio per riscrivere le regole''  (Read 894 times)

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Importante conferenza stampa, dagli uffici milanesi della Tod's in Corso Venezia, di Diego Della Valle. L'azionista di riferimento (ed ex patron) della Fiorentina torna a parlare di calcio e soprattutto di questioni extra campo. Grazie a Radio Blu siamo in grado di farvi seguire in tempo reale le dichiarazioni di DDV.

Eccolo Diego Della Valle che comincia così: "Sono entrato nel calcio pensando di poter fare grandi cose e poi ho dovuto fare qualche passo indietro vedendo che in questo settore non era possibile. Mio fratello è ancora alla guida della Fiorentina ma è amareggiato da questo mondo. Quando ho chiesto di sederci attorno ad un tavolo, mi auspicavo si potesse andare oltre le polemiche per chiarire la questione Calciopoli e fare un gradino in avanti, ma tutto ha preso la piega da polemica strumentale. La reazione di Moratti si commenta da solo e non ne voglio parlare più. Ma non mi fermerò qui e continuerò chiedendo conto a chi ha istruito un processo senza senso alla Fiorentina.

Sono entrato nel calcio con lo scopo di arrivare ad alti livelli attraverso certi valori, ma ho visto che questo non era gradito da questo mondo, tranne una minoranza di presidenti. Ho fatto un passo indietro ma oggi mi sentirei di dare qualche consiglio, in un momento in cui il nostro Paese non vive un momento facile e vedere che il calcio non aiuta e non dà l'esempio non mi sembra positivo.

Qualunque aspetto riguarda il calcio viene buttato in polemica, secondo me bisognerebbe fermarsi un attimo e andare oltre l'opinione dei singoli presidenti che spesso poi trovano un'intesa accordandosi su un giocatore da acquistare. Se non iniziamo ad andare oltre, valutando il sistema del calcio italiano a livello di organizzazione, di strutture per poter competere con le altre realtà.

Ci sono varie categorie di presidente: quelli per bene, che magari non hanno grande esperienza e poi ci sono quelli per cui il calcio è il loro pane quotidiano con i quali si fa fatica a parlare. E siccome questi soggetti votano, va a finire che le cose non accadono. Prendiamo la questione del contratto collettivo: in questo momento di crisi del Paese, si va verso lo sciopero dei calciatori perchè le cose sono state gestite con un empasse che ha fatto arrivare a questo punto. Conosco i protagonisti con i quali mi sono relazionato quando si discuteva di diritti televisivi: con alcuni si ragiona in modo serio, con altri non è possibile eppure sono sempre a parlare di calcio. Quando li vedo mi viene la pelle d'oca.

Bisogna chiedersi perchè nel calcio ci sono certi soggetti, mentre imprenditori amici miei di livello mondiale, a cui piace il calcio, non ci pensano neanche ad avvicinarsi a questo mondo perchè vedono un'inaffidabilità di base di questo mondo. Bisogna riscrivere le regole del calcio, altrimenti ci ritroveremo ogni anno a seguire il Barcellona come fosse il Circo Orfei, cioè uno spettacolo vero come eravamo noi qualche decennio fa. E si può ritornare a farlo, ma servono progetti veri.

A Firenze ci siamo trovati bene, siamo stati trattati bene anche se poi l'enfatizzazione di alcuni giornalisti ha fatto sembrare le cose diverse da quelle che erano. Siamo in un mondo in cui un calciatore non fa in tempo a dichiarare amore alla nuova squadra, poi magari dopo 4 mesi è spinto dal procuratore ad andarsene. E' un mondo franco in cui si può dire e fare tutto, non c'è una reputazione ma nella vita la reputazione importante.

Io viaggio molto per lavoro e ovunque viene trasmesso il calcio inglese, spesso il calcio spagnolo mentre quello italiano devi cercarlo col lanternino. Eppure c'eravamo noi prima in vetrina. Ho tanti amici che sarebbero pronti a buttarsi in questo mondo che fa parte della vita degli italiani ma bisogna mettere le cose a posto. E non credo che questo compito possano farlo gli attuali attori, bisogna delegare qualcuno che sa cosa deve fare e stabilisce delle regole guardando il calcio mondiale. E tra le regole dev'esserci un ragionamento, non è possibile che qualcuno compri una società e poi non ha i soldi per far benzina, il calcio ha dei costi. E' vero che le società sono di chi le compra, ma la proprietà morale è di chi le tifa e troppo spesso va a finire che la squadra finisca maciullata e sparisca, come è successo alla Fiorentina qualche anno fa. Non tutti possono fare i presidenti.

Questi presidenti tutti i giorni si siedono al tavolo e non si arriva mai a nulla, quei pochi che vorrebbero far qualcosa si rassegnano oppure come la Fiorentina sta ai margini di quell'ambiente perchè non condivide quasi nulla. Vi sembra normale che domani non si giochi? Ognuno deve fare a casa sua un piccolo mea culpa e chiedersi cosa è stato fatto negli ultimi 10 anni. La pratica ci dice che il nostro calcio non è più ai vertici e con gli investimenti che stanno arrivando in giro per il mondo ci allontaneremo ancora di più. E poi vedo che qualcuno è disposto a pagare cifre vergognose per un calciatore quando si potrebbero usare per aiutare chi ha bisogno. Ognuno spende i suoi soldi come vuole, ma chi governa il calcio dovrebbe mettere dei paletti per abbassare i prezzi di tutti, per rispettare una moralità.

Il calcio è un'azienda, ma non come le altre. Serve pragmatismo ma serve anche sognare. E per come stanno andando le cose il calcio italiano non può più permettersi di sognare. I tifosi, quelli seri, ci mettono il cuore e hanno bisogno di vedere per la loro squadra un futuro radioso.

Beretta è stato scelto dalla Lega e deve accontentare le persone che lo hanno scelto. Ci vuole invece un organo esterno, come la Consob, che non si preoccupa di accontentare questo o quel presidente ma pensa al bene del calcio. Io ho la frustrazione di uno che pensava che anche in questo ambiente, con determinazione ed energie, si potessero fare cose come ero riuscito ad ottenere in altri settori. Invece nel calcio queste cose non accadono e stamattina ho voluto dire il mio pensiero: il problema parte dal di dentro. E' una vergogna che in un momento come questo non si trovi neanche l'accordo sul contratto collettivo e si tengano in bilico gli italiani che hanno ben altri problemi. Considero tutto questo contendere una piccola banalità, senza entrare nel merito della ragione.

Oggi il calcio permette a chiunque di comprare una squadra e poter dire quello che vuole con una visibilità incredibile. C'è un 30% dei presidenti che sono d'accordo con me, perchè li conosco, e un buon 50% che la pensa in modo opposto. Ci sono presidenti che non hanno altre capacità imprenditoriali di prendere i soldi dei diritti tv e tirare a campare. C'è chi ha bisogno del calcio per avere visibilità, ma per chi non è abituato la visibilità ubriaca.

Il modello di società non sono quelle inglesi, perchè sono indebitate e quando arriverà il fair play finanziario saranno in difficoltà. Sono esempi come squadra di calcio, ma il resto va rivisto. Gli stadi di proprietà sono importanti, ma solo lo stadio non basta e noi a Firenze abbiamo portato avanti una battaglia su questo.

Esporre questo progetto in Lega calcio? Se me lo chiedono. Prima però dobbiamo farci dire cosa intendono i presidenti per il calcio, se l'unica cosa che conta è prendere un giocatore svincolato in più o meno. La cultura imprenditoriale seria ce l'hanno pochi presidenti.
Un organismo che deve agire senza aver timore di un gruppo di sciamannati o di delinquenti che non sono tifosi. In un mese, con la volontà, si potrebbe formare una governance del calcio. Dovremmo chiedere ai presidenti se vogliamo tutti un calcio italiano che torni competitivo in Italia, che torni ad essere uno spettacolo, che non si faccia condizionare da tre tifosi e che abbia dei tifosi.
Io oramai faccio il tifoso, spero che gli appassionati come mio fratello non perdano questa occasione.

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DDV e Calciopoli: ''Non mi fermerò. Moratti? S'è impaurito''

Queste le parole di Diego Della Valle a proposito di Calciopoli: "Io ritengo che chi ha istruito il processo relativo alla Fiorentina, o aveva poca professionalità oppure aveva un chiaro obiettivo di fare un processo a metà. Ho sempre detto 'male non fare, paura non avere' rimango di quella idea. Non ho capito, rileggendo le carte, di cosa siamo coinvolti e i responsabili di questo non pensino che tutto finisca sotto silenzio, non mi fermerò qui".

Sulla risposta di Moratti: "Da un tavolino di un bar ha fatto una battuta offensiva, forse è andato nel panico che potesse tornare a galla un certo tipo di questione".

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DDV: ''La Cittadella un modello, ma solo per pochi...''

Nel corso della conferenza stampa Diego Della Valle torna sul tema Cittadella Viola indicandola come un modello per il calcio italiano: "L'idea della Cittadella Viola che ci era nato alla Fiorentina era un modo per rendere sostenibile un bilancio di una società di alti livelli. Il tutto a nostro rischio di investimento, che poteva anche essere sbagliato, con il ricavato che sarebbe andato in dote alla società evitando i nervosismi legati agli introiti del mondo del calcio. Questa cosa non è accaduta per problemi tecnici, ma resta secondo me un modello. Dobbiamo costruire qualcosa che permette di sostenere una società, per non lasciarlo tutto a carico di un imprenditore. Ma questa cosa qua saprebbero farla 4-5 presidenti, gli altri non saprebbero neanche da dove partire".

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DDV: ''Fiorentina buona squadra. 85 anni? Grazie a noi''

In chiusura della lunghissima conferenza stampa, Diego Della Valle ha concesso una battuta anche sulla Fiorentina intesa come squadra e sul suo valore tecnico: "Dovete chiederlo ad Andrea. Da tifoso mi sembra una buona squadra, magari con qualche piccolo accorgimento... Ma di questo chiedete a Corvino. Gli 85 anni della Fiorentina? Ce l'hanno data che si era fermata a 75 e siamo contenti di aver permesso ai nostri tifosi di arrivare a questo traguardo".

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DDV, l'allontanamento dal calcio e la frecciata a Prandelli...

A margine della conferenza stampa di questa mattina Diego Della Valle ha risposto alla possibilità di un suo rientro attivo nel mondo del calcio tirando in ballo indirettamente Cesare Prandelli: "Tra i motivi che mi hanno spinto ad allontanarmi c'è stata una persona che mi ha deluso. E allora ho detto: se anche lui si comporta così il calcio non fa per me".

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Il segnale di Diego e quel grande 'però'

Condividere le parole e i concetti espressi oggi da Diego Della Valle è pressochè automatico. Basta guardare il declino verticale in cui si è infilato il calcio italiano degli ultimi anni per capire quanto sia indispensabile un netto cambio di rotta. L'Italia del pallone, che solo fino a pochi anni fa primeggiava a livello europeo, oggi arranca su tutto: il piano tecnico, quello economico, quello delle strutture, quello dell'organizzazione.

Ma spostandosi sul microcosmo fiorentino, l'uscita di oggi dell'ex patron della Fiorentina può rappresentare un segnale importante. Del fatto che nei Della Valle c'è ancora la voglia di fare calcio e che al di là del distaccamento formale degli ultimi mesi (e anche delle tante voci che vorrebbero il club viola in vendita) è ancora viva la speranza di costruire qualcosa di importante in questo mondo. Ma c'è un però ed è grande così. Se proviamo a chiederci quante possibilità ci sono che la proposta di oggi non cada nel vuoto, tutti risponderanno "pochissime". Quasi zero. E se le cose non cambieranno, oltre a veder peggiorare ulteriormente la salute del calcio italiano, resta assai difficile immaginare un rilancio di ambizioni per la Fiorentina.

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Diego c'è: ''Il calcio è da rifondare''

Diego Della Valle. Sì, lui. Ha parlato di calcio. Lo aveva annunciato da un pezzo. Lo ha fatto ieri mattina, a Milano, negli uffici della Tod’s. D’altra parte gli ultimi scambi di battute con Moratti avevano rimesso in circolo il tema calciopoli. Tema sepolto da un pezzo dalla frettolosa giustizia del pallone, argomento che il padrone della Fiorentina non ha mai mollato, anche perché per la giustizia penale è sempre vivo. Lui che voleva moralizzare il calcio e toglierlo dalle solite mani dei soliti noti è stato dato in pasto ai media come protagonista di trame oscure. Lui, che aveva provato a guidare la rivolta delle società contro il conflitto di interessi dominante, si è trovato a dover difendersi da accuse non certo simpatiche. No, uno come Della Valle non può dimenticare. Osannato come imprenditore vincente ovunque, nel calcio si è trovato solo, sia nelle antiche battaglie in Lega, sia nei durissimi giorni di calciopoli. Macchie insopportabili. Tanto più se poi scopri che altri protagonisti di quei giorni di calcio torbido ne sono usciti inspiegabilmente fuori col sorriso degli onesti e vincenti. Roba all’italiana. Un classico. Beh, questa probabilmente è stata la spinta al lungo ragionamento fatto del numero uno di Tod’s. Che aveva provato a lanciare messaggi ai suoi colleghi: il calcio così non funziona. Sediamoci intorno a un tavolo, parliamone, stemperiamo le tensioni, ricominciamo da zero. Macchè. Qualche “sì” soffiato a forza, quale alzata di spalle e tanti saluti. Certo, al di là di quello che uno può pensare su calciopoli (roba che mediaticamente pare di mezzo secolo fa), resta il fatto che le parole di Ddv occupano buona parte di quel deserto di idee su cui vive il calcio italiano, una grandissima azienda gestita con metodi medievali e senza alcuna lungimiranza. Tra le strutture paleolitiche che sono i nostri stadi, la gestione fantasiosa dei bilanci, la scarsa cura dei vivai e la cessione dell’anima e di tutto il resto alle tv, ciò che resta è poco o nulla, se non una specie di mercato degli accattoni milionari che vivono di cartellini in prestito per colpa di stipendi folli e procuratori padroni. I ragionamenti di Ddv non fanno una piega, anche se lui stesso ammette che le sue idee sono condivise sì e no dal trenta per cento dei presidenti. E questo è il problema. Il resto ha la testa altrove. Il resto forse pensa che vada bene così. D’altra parte immaginare che all’improvviso i nostri presidenti inizino a pensare al pallone con criteri fatti di severità e regole certe è un utopia, anche se il livello tecnico del campionato è un mezzo disastro. Giusto quindi riprovare ad alimentare una discussione, anche se nel frattempo (e calciopoli ha pesato molto in questa scelta) hai fatto un passo indietro. Perché Della Valle è un imprenditore finito su tutti i giornali del mondo come colui che salverà il Colosseo dalla rovina. Costo: 50 milioni di euro. Con gli stessi soldi paghi lo stipendio per due anni a Ibrahimovic. C’è bisogno di dire altro? Che poi magari Ibrahimovic neanche ti ringrazia e se ne va quando decide lui. Ecco, il pallone è anche questo. Se sei un imprenditore e ci entri dentro diventi pop. Ma poi la vita diventa isterica e se non vinci sei fregato. Per non dire dei compromessi che devi fare coi potenti, a cui importa il giusto se sei un vincente altrove. Beh, Diego ha parlato. Ha chiesto una Consob che faccia da garante, elementi esterni che rendano possibile dialogo civile e concorrenza leale. Tutto bello. Tutto però terribilmente rivoluzionario, pensando a una realtà che non interessa più ad alcun investitore o quasi. Poche le parole sulla Fiorentina, perché quella la gestisce il fratello anche se poi lui le cose le conosce eccome. Ma al tifoso di solito fa piacere sentire Ddv che parla di calcio. Lui è un uomo vincente. E siccome il calcio è fatto anche di spettacolo e non solo di profitto viene da pensare che servano anche idee giuste e manager capaci per mettere insieme saggezza di bilancio, divertimento e passione della gente. Anche questo deve essere un obiettivo. Per tutti. E per la Fiorentina, soprattutto.

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